Utopia Slalomese, arriva la Grande Bellezza La panchina è di Imeldo Mondragon 

DI BENNY CAPANNA

 

    L’annuncio arriverà nelle prossime ore, ma nessuno può più togliere la panchina della Slalomese a Imeldo Mondragon, atteso domani dalla sua Erto in Friuli a Isola Felice, per la firma del contratto. Non ci sarà nessuna presentazione e molti non resisteranno alla tentazione di ricordare la sua frase più celebre, l’ultima che l’allenatore friulano abbia consegnato al calcio. Il presidente Faraone si è mosso di persona e con molta riservatezza, per convincerlo al ritorno. Un grande maestro che scelse volontariamente l’esilio sei anni fa. Lasciò il calcio senza dare spiegazioni, nell’intervallo dell’amichevole Nizza-Cagliari. Disse alla sua squadra: «Cominciate pure a salire in campo». Non la raggiunse mai. Quando uno dei dirigenti tornò indietro a cercarlo, aveva lasciato lo spogliatoio e un bigliettino su una panca. Con quella frase famosa: «Posso perdere una partita, ma nemmeno un minuto di vita». 

Di partite aveva cominciato a perderne parecchie, ma sempre senza rinunciare alle sue idee, lo stile che aveva portato L’Équipe a definire il suo Nizza “una squadra così seducente che verrebbe voglia di avere un letto a 12 piazze”. Il calcio-sexy, lo chiamavano. Lo stesso che aveva portato Mondragon in Francia dopo le due stagioni abbaglianti al Giarre, guidato dalla D alla B, e alla finale di Coppa Italia contro la Juventus.

Erano gli anni meravigliosi dell’innovazione e della teorizzazione, gli anni del suo rivoluzionario 2-3-4: la prima squadra nella storia del calcio a scegliere di giocare spezzoni di partita con l’uomo in meno. «Perché c’è uno in meno che sbaglia», spiegava Mondragon – sempre disponibile a parlare di meccanismi, mai di sé stesso e della sua vita privata, di cui poco si sa, se non della totale dedizione al lavoro anche dentro le pareti di casa. Ha un campo di Subbuteo ai piedi del letto e dorme con un registratore sul comodino, così da fissare subito le idee che gli vengono in sogno. L’apoteosi delle sue teorie fu toccata nei quarti di finale di Coppa Italia, quando rimasto in dieci per l’espulsione del portiere, rinunciò a far entrare quello di riserva, mandò in porta l’ala e sfilò dal campo pure il centravanti. A quel modo rimontò due gol di svantaggio al Torino. «Anche io posso sbagliarmi – disse quella sera – due in meno sono meglio di uno». Lo disse come sempre solo alla radio, niente tv, niente giornali, «perché la radio non ha immagini, non ha foto, non inghiotte le parole, e cercando le parole si trovano i pensieri».

È la Grande Bellezza dell’Uomo in Meno, dicevano i titoli dei giornali. Un gioco che si imponeva  con ingredienti semplici, un impasto di stili, una mescolanza, un gioco di interpreti scelti con cura per arrivare alla manovra preferita di Mondragon. Diplomato in Agraria, senza una carriera da calciatore e senza patentino a Coverciano, ha dato un’impronta alle sue squadre su strutture precise, «di forma tonda, a trecce, a perline, a ciliegine, a nodini, a ovoline. una manovra liscia, dello spessore di un millimetro, bianca come la porcellana». Da queste caratteristiche è nata la formula mediatica che celebra le ormai famose Mozzarelle di Mondragon. Ora, il grande colpo del Faraone. La Slalomese vuole stupire. 

 

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