Un mondo in due lettere, bentornata SW

I 40 anni sono quell’età in cui ci si sente finalmente giovani

Ma è troppo tardi

Pablo Picasso

 

Un anno dopo aver giocato la sua ultima partita, Serena Williams tornerà in campo fra due settimane al torneo di Wimbledon. Il suo rientro sarà preceduto da un’uscita a Eastbourne, in doppio, con la tunisina Ons Jabeur come compagna. L’annuncio è arrivato con un post su Instagram: i suoi piedi sull’erba e la sigla con le sue iniziali. 

 

SW sta in America per Street Workout, l’allenamento di strada. La fatica, ma pure il piacere, il divertimento, la scelta di una compagnia. Oppure sta per Short Wave, le onde corte di frequenza. Le usano sia i radioamatori – uno dei pochi partiti dalla passione pari a quella dei runner – sia le grandi catene di comunicazione. Per far arrivare un messaggio dall’altra parte del mondo. SW è un punto cardinale, il South-West, che è come pensare insieme al sud della Nigeria e all’ovest della California. SW sta per Star Wars, le guerre stellari che sono fumettone e fantascienza. SW sta per Station Wagon, la macchina che prendi quando la famiglia si allarga e nella tua vecchia vita non ci stai più dentro. SW sta per Smart Working, la nuova filosofia e la nuova estetica del lavoro in pandemia. SW sono le prime due lettere della numero uno del tennis mondiale, Iga ŚWiątek, polacca, la ventenne che non perde dal 16 febbraio, adesso fanno trentacinque partite vinte una in fila all’altra.

Ma SW – non scherziamo – significa Serena e significa Williams, che è tutto insieme un allenamento in strada, un messaggio globale su onde corte di frequenza, il sud della Nigeria da dove venivano gli antenati di papà Richard e l’ovest della California che le ha dato un’opportunità. Serena è le guerre stellari di questo sport che sfinisce e logora, le finali che ha combattuto contro tredici avversarie differenti per i suoi 23 Slam vinti in singolare tra il 1999 e il 2017, tredici donne di undici paesi diversi, dal Nord Europa di Wozniacki all’Est di Azarenka, una sorella come Venus e una insopportabile iena come Sharapova. Serena è la mamma che accompagna in macchina Olimpia a danza oppure al tennis. Serena è la lavoratrice del tennis più in remoto che si sia vista in pandemia, così remota che pareva andata, evaporata come uno sbuffo di borotalco dietro un impegno da produttrice ai premi Oscar o da proprietaria di una squadra di calcio. Ma soprattutto Serena è rimasta Serena. Anche se forse non basterà più per essere regina, per prendere l’altra SW a cui adesso spetta la corona. 

 

 

Torna, ma cosa torna a fare, si domanda Christopher Clarey sul New York Times. Nel senso: come sta? L’ultima volta che era in giro su un campo da tennis si ritirò al primo turno di Wimbledon contro Aliaksandra Sasnovich per un fastidio al ginocchio. È scesa al numero 1208 della classifica mondiale, Venus è più su, al 571. Ancora qualche settimana di inattività e Serena sarebbe uscita di classifica. Una senza volto, una clandestina del tennis. 

Non è chiaro, scrive il New York Times se torna per dirci addio o se per ricominciare, magari le due cose insieme, ricominciare per un tour d’addio. La sensazione ormai è che sia più vicino Nadal con i 22 Slam ai suoi 23, e non lei ai 24 di Margaret Smith-Court. 

 

Wimbledon le ha dato una wild card per celebrare il migliore dei matrimoni d’interesse. A Londra hanno bisogno di più glamour e più poster, nell’anno in cui hanno messo al bando (bielo)russi e (bielo)russe, nell’anno in cui non disporranno di punti da distribuire. Serena aveva voglia di rientrare. Anche senza punti per il ranking. Deve averci a che fare con quella faccenda che chiamiamo orgoglio, proprio adesso che il suo coach storico Patrick Mouratoglou le aveva detto basta, per andare all’angolo di Simona Halep. 

Forse per capirci qualcosa, bisogna guardare chi ha taggato nel suo post, dice il New York Times. I membri del suo team: Jarmere Jenkins, lo sparring partner; Derick Pierson, l’istruttore di fitness e Kristy Stahr, fisioterapista. Il nome nuovo è Eric Hechtman, che un tempo allenava Venus. Fa il direttore al Royal Palm Tennis Club di Miami. È lui il capo cantiere dell’operazione, sta a capire se l’architetto di una rinascita o il pittore dei tramonti. Patrick Mouratoglou – ma guarda – non ha voluto commentare. Da quando è mamma, Serena non ha più vinto uno Slam. Ha perso quattro finali da allora, comprese due a Wimbledon nel 2018 e nel 2019. 

Il panorama del tennis femminile è cambiato radicalmente senza di lei, dal pomeriggio del luglio scorso in cui se ne andò zoppicando, erano passati 34 minuti dall’inizio del primo set. 

Ashleigh Barty ha continuato a vincere, per poi ritirarsi inaspettatamente a marzo. A soli 25 anni. Iga Świątek si è insediata alla guida di un movimento del quale tutti dicevano: mmm, troppi cambi al vertice, troppo equilibrio, troppa alternanza, il pubblico ha bisogno di un volto riconoscibile. È arrivata in cima lei e l’equilibrio non c’è più. Ma nemmeno un volto riconoscibile. L’erba rimane la superficie su cui è più debole e rimane la sola su cui Serena possa immaginare di essere un minimo competitiva senza rodaggio. Sull’erba, dice Clarey, servono due cose: il servizio e l’esperienza. Viene in mente qualcuno che ne abbia più di Serena?

 

Un assaggio in doppio a Eastbourne con Jabeur

Ma Jabeur non sa perché Serena ha scelto lei

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A Ben Rothenberg, una delle firme americane di tennis più note, è venuta una curiosità. Perché Serena Williams ha scelto proprio Ons Jabeur come compagna di doppio, per ricominciare?  Perché fare proprio con lei un test nel torneo di doppio a Eastbourne, prima di bussare al citofono dell’All England Club. Ora, noi enfatizziamo i ventitré Slam in singolare e la caccia al 24esimo di Smith-Court, ma Serena Williams è pure un tipino da 14 Slam in doppio, vinti con sua sorella Venus, senza mettere nel conto le tre medaglie d’oro alle Olimpiadi. Jabeur non è nota né per la sua frequentazione della disciplina, né per essere particolarmente amica di Serena. 

Ben Rothenberg proprio non se ne capacitava. Poiché deve avere il numero di Jabeur in memoria sul telefono, allora l’ha chiamata. Senti un po’, Ons, fammi capire. L’intervista è su Racquet

 

  ➣  Possiamo parlare dei tuoi piani per il doppio per la prossima settimana? 

«Oof, sono ancora al settimo cielo. Ho scoperto tutto prima degli Open di Francia ed è un onore e un privilegio giocare con lei. In realtà sono nervosa, ma cercherò di essere all’altezza la prossima settimana e spero di non commettere errori. [Ride] Ma è un grande onore giocare con una leggenda del genere, poter condividere il campo con lei è incredibile, non ci siamo mai affrontate e ora giochiamo una accanto all’altra: siamo una squadra. Sono più entusiasta che mai. Speriamo che sia un grande torneo per entrambe»

  ➣  Come è successo? 

«Il mio allenatore è in contatto con il suo. Mi ha detto: – Giocheresti in doppio con Serena. Insomma, voglio dire, ovviamente la risposta era sì. Ma non sapevo dove. Non ero sicura che fosse Eastbourne. Ma ora è certo al 100% che andrò». 

  ➣  Conosci bene Serena? 

«Ci siamo parlate un paio di volte. È molto simpatica, soprattutto quando sta con sua figlia. Parla un buon francese. Ci siamo incrociate una volta cui era incinta. Le ho detto: Congratulazioni. Lei ha risposto: Grazie, Ons. E io ho pensato una cosa tipo: Sai il mio nome? Davvero? Sai che esisto? Ho frequentato più Venus che lei. Speriamo di fare il nostro primo allenamento la prossima settimana».

  ➣  Sono curioso, sai perché ha scelto te? 

«Non ne ho idea».

  ➣  Forse stava guardando il torneo di Madrid e ha pensato: Dannazione, è brava

«Spero che  sia così. [Ride] Voglio dire, sono abbastanza fortunata che abbia scelto me, cercherò di essere al 100 percento, di servire come Andy Roddick e di fare volée come i gemelli Bryan».

  ➣  È possibile che tu possa giocare a Eastbourne solo in doppio? 

«Sono iscritta anche al torneo di singolare, ma ora il focus è sul doppio».

 

  21 Gli ace di Matteo Berrettini in nove turni di servizio, nella partita vinta in 86 minuti per 6-3 6-3 contro il britannico Evans, all’esordio nel torneo del Queen’s. L’ultima mezz’ora – per Ubitennis – è stata sicuramente la più spettacolare: i due giocatori hanno dato vita a scambi spettacolari sia da fondo che sotto rete.  

 

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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.

A cura di Angelo Carotenuto.

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