Un complicato intrigo di piloti, circuiti e sorpassi, travolti da un insolito destino in una notte d’autunno con profilo arabo, occhi a mandorla e odore di basilico
▻ Li hanno messi uno accanto all’altro, come due pugili al peso. Nell’angolo alla vostra destra lo sfidante: Maaax Veeerstappeeen. Nell’angolo alla vostra sinistra il campione: Lewiiis Hamiltooon. In mezzo stava il trofeo, il trofeo e tutta l’elettricità rimasta accesa dopo 21 gran premi tra due uomini con gli stessi punti in classifica, sono 369 e mezzo a testa. Non si sono stretti la mano, non si sono guardati in faccia, niente. Distanti e feroci.
Ci vorrebbe una Joyce Carol Oates che scrivesse parole ispirate per questo automobilismo da pugni a mani nude, qualcosa come “la vita è una metafora della boxe − uno di quegli incontri che si protraggono all’infinito, ripresa dopo ripresa, jab, colpi a vuoto, corpi avvinghiati, un niente di fatto, di nuovo il gong, e poi di nuovo, e tu e il tuo avversario così simili che è impossibile non accorgersi che il tuo avversario sei tu: e perché questa lotta su un palco rialzato, delimitato da corde come un recinto, sotto luci infuocate, crude, spietate, davanti a una folla scalpitante? −, il genere di metafora letteraria dell’inferno. La vita è come la boxe per molti e sconcertanti aspetti. La boxe però è soltanto come la boxe”.
Oppure ci vorrebbe un Ernest Hemingway alla maniera di Un’estate pericolosa, dove raccontava la rivalità animalesca tra due toreri, l’emergente Antonio Ordóñez, figlio del Cayetano di cui aveva romanzato le gesta in Fiesta, e il più famoso Luis Miguel Dominguín, tornato nell’arena alcuni anni dopo il ritiro e umiliato da questa competizione generazionale. Il diario di un viaggio durato otto mesi nella Spagna delle corride e del vino tinto, scritto a bordo di una Lancia. L’Hemingway più automobilistico che ci sia mai stato.
come Kinshasa | Hamilton-Verstappen viene raccontato a questo punto come un Ali-Foreman. Quelli andarono a battersi davanti al dittatore Mobutu, questi hanno girato le terre mediorientali dello sportwashing – il Qatar e l’Arabia Saudita – prima di approdare nella capitale degli Emirati Arabi Uniti. Bouma yé, speriamo di no. Per un anno intero non hanno fatto altro che cercarsi, sfiorarsi e qualche volta colpirsi, come riepiloga Matteo Nugnes sul sito Motorsport.
In Bahrain Verstappen ha provato un sorpasso all’esterno di Hamilton, si è lamentato per essersi trovato fuori pista, la direzione gara gli ha imposto di restituire la posizione. In partenza a Imola è stato Max a spingere Lewis ai bordi del Tamburello, restando davanti fino al traguardo. Col caldo dell’estate si sono infuocati pure loro, prima alla Copse di Silverstone, con la botta contro le barriere di Verstappen e la vittoria in rimonta di Hamilton nonostante 10 secondi di penalità. Poi a Monza, con il contatto alla Prima Variante che li ha esclusi entrambi, “con un brivido per Lewis – racconta Nugnes – che si è visto passare una gomma della Red Bull sopra alla testa, ringraziando la presenza dell’halo”. In Brasile Verstappen è stato accusato di aver provato a mandare Hamilton sulla ghiaia, impunito ma battuto. Fino all’ultimo tormentato GP d’Arabia, con il taglio della prima chicane e il brake test.
| Ecco perché adesso tutti tengono gli occhi sull’ultimo round. I cartellini sono pari. Ma questa non è davvero la boxe, con gli stessi punti il titolo non lo conserverebbe il detentore, lo prenderebbe Verstappen che ha vinto più GP (nove a otto). Ora, come possa finire pari è presto detto: si scontrano e vanno fuori tutt’e due. A chi conviene? Facile. Chi stiamo guardando storto? Esatto.
Il quotidiano catalano Sport scrive bello dritto che in realtà tutti questi soliti sospetti nascono dalla “potente lobby anglosassone che nella Formula 1 sceglie solitamente come bersaglio il pilota che mette a rischio i suoi interessi. Chiedetelo a Fernando Alonso. L’asturiano ha subito una vera e propria campagna di discredito quando lottava con Hamilton alla McLaren, ora la stampa inglese ha messo sotto accusa Max Verstappen. Nell’ultima settimana hanno suggerito con insistenza la possibilità che provochi un incidente decisivo per il titolo in suo favore”.
L’ultimo episodio della campagna, secondo Sport, consiste nella lettera aperta scritta dal giornalista Kevin Turner al pilota olandese per la rivista Autosport. Dice: “Max, per favore non farlo. Con il ritmo che stanno tenendo Hamilton e la Mercedes, forse hai in mente un altro incidente per mandarli fuori. Sarebbe il tuo primo titolo. È difficile credere che non sia nei tuoi piani. A volte è meglio arrendersi e rinviare la battaglia a un altro giorno”.
Altre volte in passato uno scontro ha lasciato tracce decisive nella lotta per il titolo: in due occasioni è successo nei giorni della rivalità tra Senna e Prost; ad Adelaide nel 1994 il botto con Hill diede la corona a Schumacher, a Jerez 1997 Michael provò a chiudere Jacques Villeneuve ma finì la corsa nella via di fuga.
Paolo Sala per Eurosport dice che “l’inerzia è tutta per Lewis ed il suo velocissimo ultimo motore, e il Gp in Arabia Saudita ha mostrato chiaramente che – a parità di talento e punti – la lucidità del britannico è maggiore rispetto all’ovvia inquietudine del più giovane olandese. Ciò che è accaduto domenica scorsa a Jeddah non promette nulla di buono di fronte al probabile corpo a corpo che i due insceneranno anche ad Abu Dhabi”.
Dunque servono arbitri in forma.
“Non si tratta ovviamente di rimpiangere il vecchio Charlie Whiting – leggiamo ancora – quanto di pretendere dall’attuale responsabile Michael Masi la giusta fermezza nei momenti più delicati. Le indecisioni, le prese di tempo e financo le deprecabili trattative udite via radio nel Gp di Arabia Saudita dimostrano, più che impreparazione, un deficit di personalità e autorevolezza che non può essere tollerata a livello di un Mondiale di Formula 1 velenoso come quello in corso. Né per governare la nuova Formula 1 che alzerà i veli dopo Natale”.
“Abu Dhabi Vice”, titola l’Équipe nel presentare il duello in prima pagina. Nel suo editoriale Stéphane Barbé scrive che siamo dentro la “suspense più formidabile degli ultimi dieci anni” e che comunque vada a finire il campionato del mondo 2021 sarà indimenticabile. O Hamilton batterà il record dei 7 titoli di Schumacher prendendosi l’ottavo oppure arriverà la prima consacrazione per Max Verstappen, “una sorta di insolente talento che ringiovanirà la sua specie. Il pilota della Red Bull ha urtato, in tutti i sensi, i codici e le gerarchie imposte dalla F1. Tutto ciò che vogliamo è una cosa sola: che tutto finisca effettivamente sul traguardo, domenica, e non più tardi, nell’anonimato di una sala delle decisioni degli steward”.
◍ VITE Le dimissioni dalla F1 per stress | C’è un altro stress più nascosto che non riguarda i due piloti, uno stress di cui si parla meno. Ne scrive Luke Smith sul New York Times, raccontando come il gigantismo del calendario, con il record di 22 gare, è stata una notizia positiva per la Formula 1 che deve riprendersi dall’impatto del covid sulle finanze, ma non per gli uomini che la mandano avanti. Soprattutto quelli che lavorano nell’ombra.
“Le entrate sono aumentate del 12% nel terzo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2020, ma la stagione più lunga ha messo a dura prova le squadre. Il team Haas riferisce che alcuni lavoratori si stanno dimettendo a causa dei carichi aumentati e dei continui viaggi. Günther Steiner, il team principal, ha affermato che alcuni membri del suo staff stanno cercando lavoro fuori dalla Formula 1, in parte a causa del calendario gonfiato”.
Le gare nel 2022 saranno una in più, con l’aggiunta della tappa di Miami. Un mese di corse stato tagliato dalla stagione per evitare di accavallarsi ai Mondiali di calcio, così ci saranno dieci coppie di domeniche in cui si terranno due gare consecutive rispetto alle otto di questa stagione, “dando alle squadre meno tempo per riposare” e per due volte gli eventi saranno in calendario per tre fine settimana di fila.
PROSPETTIVE Il circuito | L’altra domanda che si fanno gli esperti in queste ore: chi è favorito dal circuito di Yas Marina? Chi ne sa, dice che avrebbe dovuto avvantaggiare la Red Bull, rispetto a tracciati come Interlagos, Qatar o Jeddah, ma le modifiche apportate di recente per facilitare i sorpassi potrebbero aver alterato la natura del percorso. La chicane alla curva sette è stata eliminata e quattro curve di novanta gradi alla fine del rettilineo posteriore sono scomparse, sostituite da una suggestiva sopraelevazione. Nel 2020 Max Verstappen ha vinto qui partendo dalla pole davanti a Valtteri Bottas e Lewis Hamilton, che però veniva dallo stop per il covid ed era provato. Insomma, non tutti sono convinti che la pole potrebbe essere di nuovo decisiva.
A proposito di super pole, qui c’è un lavoro del vostro amico Roberto Liberale.
La superpole della stagione
DI ROBERTO LIBERALE
Come sarebbe la superpole. La pole di tutte le pole position del 2021. I primi 10 piloti in ordine di qualifica in ogni GP sono stati classificati in funzione dei loro tempi nella sessione Q3, quella decisiva per la pole. I piloti dall’11esimo al 20esimo posto sono stati classificati come da griglia di partenza, ma con un ritardo di 0”001 rispetto a ogni pilota precedente, partendo dal tempo del decimo qualificato. Talvolta il decimo qualificato non aveva un tempo valido nella Q3 e in questi casi è stato assegnato il tempo del nono +0”001. La classifica eccola qua:
Sorprende (?) il ritardo di Bottas di quasi 6 secondi rispetto a Hamilton con la stessa straordinaria vettura. Narrazione vuole che Bottas sia velocissimo in prova, meno in gara. Da questa classifica non si direbbe. Gasly batte Tsunoda di 11 secondi e mezzo, più di mezzo secondo a GP. Il francese, quinto assoluto, forse è pronto per una monoposto di primissimo livello. Lando Norris quarto e George Russell decimo dimostrano quanto i due giovani piloti britannici siano velocissimi sul giro secco (ma anche in gara). Ancora una volta le differenze con i propri compagni di squadra sono enormi, 5 secondi tra Norris e Ricciardo, più di 6 secondi tra Russell e Latifi. In 21 GP significano dai due ai tre decimi a qualifica con la stessa macchina. Per la cronaca, nel computo dei testa a testa, Norris ha battuto Ricciardo 14 a 7, Russell è 20 a 1 con Latifi. Sergio Perez è dietro Verstappen di ben 13 secondi, più di mezzo secondo a GP. Certo Max è Max, e però. Sainz precede Leclerc. Anche in questo caso la narrazione celebra il Leclerc mostruoso in prova. Qualche controprestazione in qualifica del pilota monegasco lo ha lasciato dietro, seppur di appena mezzo secondo in 21 GP. Comunque il GP di Abu Dhabi potrebbe ancora cambiare la classifica finale, soprattutto dal 15esimo posto in giù. Per omogeneità sono stati associati i tempi di Raikkonen e Kubica, subentrato al finlandese in due GP causa Covid-19.
| testimoni Emerson Fittipaldi e il precedente del 1974
«Non scattai bene, Clay mi passò alla prima curva».
➣ Cosa pensò in quel momento? «Che dovevo mantenere i nervi saldi. Perché se fossi finito fuori, avrei perso tutto. Così feci. Rimasi in scia e lo attaccai, lui rimase forse sorpreso, mi chiuse la porta spingendomi quasi sul prato, riuscii a non girarmi, tornai in pista dietro di lui e sfruttando un’altra volta la scia ci riprovai. Misi il muso davanti e lo passai. Gli inglesi dicono: do or dye. Fallo o muori. Il mio istinto animale, umano e naturale, mi portò a quella manovra di sopravvivenza. Una volta davanti, non ho più guardato negli specchietti. Ho spinto per un paio di giri come se fossi in qualifica. Arrivai 4°, mi bastò per il titolo, era il primo per la McLaren. Una volta sceso dalla macchina, mi sono sentito solo stanco e svuotato. 47 anni dopo, me lo ricordo come fosse accaduto adesso».
➣ Cosa consiglia ai due sfidanti? «Molto semplice, di seguire il motto più ovvio ma anche il più efficace: 1°, arriva al traguardo. 2°, arriva davanti. Non ci sono altre strade che questa».
➣ Non teme un crash risolutivo? «Non credo, anche se finora è stato un campionato combattuto e con molti episodi. I due sfidanti hanno caratteri, stili ed esperienze diverse. Entrambi meritano il titolo. Ma solo uno lo vincerà. Sta tutto a loro, sarà una guerra anche di psicologia, di tenuta mentale. Per questo dico: state calmi. E se c’è un problema devono avere la capacità di superarlo, la consapevolezza di poterlo risolvere e ricominciare più forti. Senza perdere concentrazione e freddezza. Conteranno anche le strategie dei team, il minimo errore e si butta via tutto. Ogni dettaglio, determinante. Quest’anno, e a questo punto, conta tutto». – intervista di alessandra retico, Repubblica
titoli | Corriere della sera: “Lewis e Max, messaggi di fuoco. La F1 li avverte: fermatevi qui”
la Gazzetta dello sport: “Attenti a quei 2. Max e Lewis sono vietati i colpi bassi o scatta la penalità” – Direttiva della Fia: via punti ai piloti o ai team in caso di scorrettezze. Ma Verstappen non si ferma: «Farò di tutto per vincere il titolo»
la Stampa: “Kimi al traguardo, si ritira l’ultimo campione Ferrari” – F1, Gp di Abu Dhabi: domenica la 350esima e ultima presenza di Raikkonen. “Emozionato? Lo escluso, ma non si sa mai”. Dal 2019 era in Alfa Romeo
| altre ruote
L’Equipe: “Il World Tour cambia” – Nell’ambito della riforma del ciclismo mondiale attuata dall’UCI nel 2020, l’assegnazione delle licenze di Prima Divisione dal 2023 sarà definita alla fine del 2022. Per tre anni.