Le grandi manovre dietro Europei, Olimpiadi e Roland Garros

 

Fate soldi, se potete in maniera onesta
Se no comunque
Orazio


lo sport e il Covid-19
Gli Europei slittano al 2021
I grandi club si sono presi il calcio


   L’UEFA ha dunque deciso di rinviare gli Europei itineranti previsti dal 12 giugno al 12 luglio. Si dovrebbero giocare nell’estate del 2021 (11 giugno-11 luglio), con l’ultima finestra di qualificazioni fissata fra tre mesi. Spostato il Mondiale per club che doveva nascere nel 2021 al 2023. Anche la Coppa America ha fatto slittare il suo torneo al 2021 per uniformare i calendari.
Lo stato d’emergenza contiene alcuni provvedimenti rivoluzionari e in passato auspicati come futuribili: per esempio le Coppe nei week-end e i campionati a metà settimana. 


| l’opinione  La forza del guadagno comune   L’Europa è più pronta dei suoi padroni a stare insieme, ad avere un interesse comune. Certo il calcio è solo un riassunto dell’Unione, ma non banale. Perché arriva diritto alle persone, produce interessi ma anche sentimenti. Cosa che l’Europa delle nazioni ha più difficoltà a trovare, gioca sul freddo. Il calcio parla in modo semplice perché non ha confini, appartiene a tutti. Lo spettacolo unisce in modo naturale. Il guadagno diventa facilmente comune e costruisce forza. L’Europa del calcio non è sempre giusta, spesso è venale, di solito egoista. Ma vive, crea quotidianamente, e quando fa tardi, come stavolta, può recuperare in un giorno. | Mario Sconcerti, Corriere della sera


Scrive Giulia Zonca su la Stampa che “l’Uefa è passata dal negare l’evidenza e fingersi convinta che non ci sarebbe stato bisogno di un piano di emergenza alla «collaborazione e all’unanimità di intenti». Ma dietro l’unanimità della versione ufficiale resistono malumori e contrapposizioni. Scrivono Alessandra Gozzini e Valerio Piccioni su la Gazzetta dello sport: “Da una parte Leghe e federazioni nazionali, dall’altra Uefa, magari con i club coinvolti nella volata finale di Europa League e Champions. Non è un caso che ieri la Federcalcio non abbia commentato ufficialmente l’esito della riunione di Nyon pur intervenendo”. 


[S]  
O sei Paperone o sei Biancaneve


Non lo dice una volta sola, Ceferin. “Il fine davanti ai profitti”. Non una, ma due volte, nella dichiarazione che accompagna il rinvio. Deve essere per il bisogno di convincersene. Era in chiaro da giorni lo schema. Salvare il salvadanaio più grande. La Champions. Non è una rivelazione per nessuno. L’Europeo non slitta “per tutelare la salute” di qualcuno (“il fine”), l’Europeo slitta per non perdere dei soldi. I soldi dei grandi club. Che superano quelli delle nazionali. Le verità sono sempre banali. È per questo che le nazionali vengono sacrificate, con la firma e il timbro di chi dovrebbe difenderle. Ora sono subalterne ai club anche con un atto ufficiale.
Nel 1978, con la Nazionale ai Mondiali in Argentina, la Juventus dovette giocare la Coppa Italia senza 9 titolari. Veniva prima l’Italia. Nel 1982 il mercato degli stranieri per la stagione successiva di Serie A si fermò ad aprile. Bisognava andare al Mundial senza distrazioni. 
Ma il calcio in 30 anni è diventato un’altra cosa. Per questo l’UEFA ha cercato di raggiungere il fine insieme ai profitti. Nessuno le chiede di vergognarsene. È dentro questo tempo. Eviti di negarlo. Non si possono avere insieme il potere e il candore. O sei Paperone o sei Biancaneve. Se il fine fosse davvero venuto davanti ai profitti (“La salute di tifosi, staff e giocatori è la priorità numero uno”) non si sarebbe giocato l’ultimo turno di Champions, con Anfield pieno, non si sarebbero giocate sei partite di Europa League, due a porte aperte, e l’Europeo sarebbe stato rinviato molto prima, per decenza, non per un secondo obiettivo. È stato rinviato per evitare un default, salvare un sistema, un business, dei posti di lavoro, tutto quello che si vuole. Non c’è nulla di imprevedibile, forse addirittura nulla fuori posto. Tranne l’ipocrisia. Zio Paperone non si vergognava di farsi disegnare mentre nuotava nei suoi denari.
di AN.CAR.


  Un’organizzazione che ora è folle   L’edizione del 2020 doveva svolgersi in 12 grandi città europee su un’area di 2,3 milioni di miglia quadrate. E indovinate una cosa? È ancora così. … L’UEFA ha annunciato lo slittamento di un anno e ha pensato che fosse una cosa intelligente. Non hanno idea di niente. Il torneo si estende da San Pietroburgo a nord a Roma a sud, da Dublino a ovest a Baku a est – e l’UEFA crede che sedi così lontane saranno tutte allo stesso punto nell’estate del 2021? Ci sono 12 località che devono essere in accordo per far funzionare tutto questo, 130 rotte di volo che devono essere operative solo per trasportare i tifosi attraverso le partite dei gironi. Senza coronavirus era un piano marcio. Al momento della più grande crisi del continente dopo la seconda guerra mondiale, quando l’industria dei viaggi aerei è sull’orlo del collasso – la previsione dell’Associazione internazionale dei trasporti aerei prevede che tutte le compagnie aeree commerciali tranne 30 su 700 falliranno senza l’aiuto dei governi – è una follia. | Martin Samuel, Daily Mail


Le ricadute sui tornei


La Champions e l’Europa League   Quattro gare di ritorno degli ottavi da completare, poi quarti, semifinale e finale. Servono minimo 6 date e 7 per l’Europa League (con gli ottavi in più). È la priorità dell’UEFA, che non ha fatto saltare l’Europeo – ragiona ora – per giocare partite secche, ma le vuole come al solito andata e ritorno. Fabio Licari su la Gazzetta dello sport chiarisce che “non è scritto da nessuna parte che la Champions possa ripartire davvero il 14 aprile (data ottimistica) o il 28 aprile, tanto che l’Uefa ha previsto addirittura un inizio d’emergenza il 13 giugno”.
Per Matteo Pinci e Franco Vanni, su la Repubblica, “la precedenza alle coppe sul campionato significa anche la possibilità di giocarle nel week-end. Questo complica il destino della Serie A. Se Atalanta (già ai quarti), Juve, Napoli, Inter e Roma vanno fino in fondo in Europa, non ci sarebbero finestre a sufficienza per completare il campionato entro il 30 giugno. Lo stesso vale per la Liga e la Premier (solo la Bundesliga potrebbe arrivare in fondo). E se in Inghilterra durante le festività si gioca anche ogni due giorni, in Italia il contratto collettivo oggi vieta questa possibilità. La stessa Uefa inoltre ha escluso direttamente l’ipotesi di play-off scudetto”. 


   La Serie A  Ha 12 giornate da giocare, 4 recuperi, la Coppa dalle semifinali di ritorno. Fanno 15 date da cercare. Scrivono Guido De Carolis e Monica Colombo su Corriere della sera: “Lo scenario più ottimistico è ripartire il 15 aprile, il più fosco prevede il riavvio il 15 giugno. Una finestra larghissima, poiché è impossibile schematizzare l’emergenza coronavirus. L’ipotesi privilegiata dalla serie A che è il torneo con più giornate da giocare, 13 compresi i recuperi, è ricominciare a porte chiuse il 25 aprile. Riprendere nel giorno della Festa della Liberazione sarebbe un gesto dal forte impatto simbolico, riuscire a farlo davvero sembra al momento utopia. Ripartire a inizio maggio (il 2, 9 o 16) permetterebbe comunque di finire campionati e coppe”.
Per la Repubblica “quando (e se) si ripartirà, sarà ancora a porte chiuse: troppo alto il rischio di una nuova catena di contagi. E ad allungare ulteriormente i tempi sono i pareri dei medici sportivi: studiando gli effetti del virus, si sono convinti che prima di riprendere l’attività sia necessario sostenere nuovamente le visite di idoneità dei giocatori.


| la testimonianza  Un articolo della moglie di Borja Valero   Diario AS pubblica stamattina un articolo di Rocío Rodríguez, giornalista e moglie del calciatore dell’Inter Borja Valero. Rodríguez racconta dell’ansia per la notizia del contagio “del nostro amico Luca, che è anche il medico della Fiorentina”. 
“La nostra percezione della situazione è cambiata. Fino a quel momento, sebbene fossimo consapevoli della gravità della questione, vedevamo il virus come qualcosa di distante, qualcosa che non poteva toccarci, se lo avesse fatto l’avremmo preso come una semplice influenza. È forse umano, in queste situazioni, pensare che ognuno di noi sia più forte del prossimo, che le cose accadono agli altri. … Da una delle finestre di casa vedo un parco che nelle giornate di sole è pieno di gente che cammina, famiglie che escono per andare in bicicletta. Siamo sempre più preoccupati per questa pandemia e per il nostro amico, una persona giovane e sana che dovrà trascorrere qualche giorno in ospedale. Abbiamo mille dubbi sul virus e sapere quando o se il campionato di calcio riprenderà, è qualcosa passata in secondo piano”.


Inghilterra  Ha 9 giornate da giocare più due recuperi e tre turni di Coppa. Ha bisogno di 13 date. Henry Winter stamattina sul Times si occupa delle categorie inferiori e scrive: “I club, specialmente in Terza e Quarta Divisione, lottano senza entrate e i loro guadagni dalla federazione saranno limitati, poiché l’organo di governo affronterà una drastica perdita di entrate senza le partite  internazionali della nazionale inglese e con la Coppa d’Inghilterra menomata. L’impatto si sta già sentendo”.

 

parole 
Da Gianni Brera al presidente Macron
“All’italiana” non è più un insulto


di MARCO CIRIELLO 


  Marco Ciriello, scrittore, è stato selezionato per il Premio Strega con il romanzo “Un giorno di questi” (Rubbettino, 2018). Il suo ultimo libro è “Maradona è amico mio” (66thand2nd). Questo pezzo è stato scritto per [S]lalom, e di ciò lo ringraziamo. 


“Un confinement à l’italienne” titola LeMonde per indicare un rigore e un virtuosismo che all’italianità mancavano da un po’. Perché quando si usa quel sostantivo femminile di solito c’è di mezzo un pasticcio, un condono, un incidente, una conciliazione frettolosa che coinvolge un amico o peggio la famiglia; solo quando viene associato al cinema non c’è lo sguardo dall’alto in basso o il disprezzo; persino nel calcio, nonostante 4 mondiali vinti, quella cosa là è usata come una scelta di disagio, un mezzuccio, tranne che per Gianni Brera che ci appoggiava una teoria antropologica prima che sportiva, coinvolgendo anche Veronelli e il cibo e la storia.
L’italianità è sempre una pezza, ci fosse una etichetta acclusa alla voce ingredienti ci sarebbe scritto: assenza di normalità, e sotto, a stampatello, con molto orgoglio del popolo che la esercita. Stavolta no, è diverso. Forse. Perché l’italianità non ha mai certezze, e per fare reazione e produrre qualcosa senza vergogna ha bisogno del dramma, come Gassman e Sordi, due italiani pessimi che muoiono da eroi, ne La grande guerra  di Mario Monicelli, grande film della commedia italiana, non all’italiana, ci teneva il regista, ribadendo – implicitamente – che da qualche parte nel dna del controverso paese c’è del buono.
Esempio che ci serve a ribadire che se lo schema dell’italianità è il catenaccio, che contempla un po’ di sana vigliaccheria, gli attori di quel catenaccio sono vari e improvvisi, non riconducibili a un italiano fisso, ma quasi sempre a una estrazione da Superenalotto: tanto ti può capitare il secchione che esercita bene il dovere con conseguente senso coltivato, quanto il mediocre che si scopre santo tirando fuori il meglio e andando in contropiede a segnare. “Italiano è l’eroismo, italianissima è l’improvvisazione”, diceva Edmondo Berselli, sommatele e avrete il governo Conte, il grande esempio, per una volta. La bellezza italiana compare nella straordinarietà, non è un caso che in questi giorni si invochino le partite del mondiale 1982, divenuto una metafora – abusatissima – delle spalle al muro che tirano fuori il meglio, da sommarsi con terremoti, inondazioni e ora pandemie. In realtà all’italiana è la capriola nel buio, l’immaturità eterna, la verbosità e di conseguenza la litigiosità, e poi, all’improvviso, la soluzione. Ed eventualmente la vittoria.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.