Come porsi dinanzi alla tesi del complotto. Marco non è mai risultato positivo a un controllo. Ma la sua prossimità col doping è incontestabile. Lo dicono i file ematici dell’Università di Ferrara (dominus Francesco Conconi) dove Pantani si recò regolarmente dal 1992 al 1996. Registrati a suo nome o sotto pseudonimo (Panzani, Panti, Ponti, Padovani…) indicano un ematocrito (la parte solida del sangue) impazzito che oscillava dal 41 al 56% e coincidenza tra grandi risultati ottenuti e valori elevatissimi. All’ospedale delle Molinette, dopo l’incidente della Milano-Torino 1995, un folle 60,1% costrinse i medici a somministrargli litri di diluente per scongiurare una trombosi. … Sull’ipotesi di un complotto (bookmaker, la mafia o chi per essa) per far fuori il Pirata si discute ancora. La Guardia di Finanza congelò le prove esibite al processo penale di Trento, sviluppato in maniera esemplare. Nessun perito smontò attendibilità del test e i suoi risultati. Il doping ematico era così diffuso che Pantani, come quasi tutti i corridori, viaggiava con una centrifuga per analizzarsi il sangue e non superare le soglie.
Scatenate da un’indagine di polizia superficiale, le tante incongruenze sul decesso di Marco Pantani – stanza D5 del Residence Le Rose di Rimini, 14 febbraio 2004 – generano ancora una ridda di ipotesi sulla sua morte. L’unica causa provata è però l’overdose di eroina, compatibile con le prove raccolte e la dipendenza ormai all’ultimo stadio di Marco. Nessuna ricostruzione alternativa (come l’ingestione forzata della polvere bianca) risulta plausibile e un movente attendibile per un omicidio non è mai stato trovato. | Marco Bonarrigo, Corriere della sera
Anniversario. La prima volta che è caduto Marco Pantani non era ancora nato. La donna era incinta, andava a fare la spesa in bicicletta con la Manola sulla seggiolino, e all’improvviso erano volati in terra tutti e tre, la Tonina che era incinta, la Manola che non aveva neanche un anno, e Marco dentro la pancia. Tutte le altre volte si è fatto molto più male. In lui ogni cosa era grandiosa: i momenti di gloria, la sfortuna ripetuta, le vittorie patite, il cadere dall’alto, e la morte violenta, lui da solo in una residence fuori stagione mentre gli altri si scambiavano promesse d’eternità. … Aveva dodici anni quando Sotero gli portò a casa una Vicini rossa modello Tour de France, e Marco perse la testa. Adesso fino a buio usciva con lei, e la sera la portava in casa, la lavava nella vasca con lo shampoo. … Oggi Marco Pantani avrebbe compiuto cinquant’anni. Non possiamo sapere come sarebbe, possiamo al massimo ricordarci chi era. Magari senza riuscire a cancellare il suo nome dalla rubrica del telefono. È sempre lì, alla voce Panta. Che in greco vuol dire tutto. | Alessandra Giardini, Corriere dello Sport-Stadio