Il cattivissimo Getafe e gli algoritmi del Liverpool piaciuti alla signora Klopp

Il Liverpool in campionato non perde da un anno

  Sconfitto per 2-0 lo Sheffield nel posticipo di campionato, il Liverpool tocca oggi i 12 mesi di imbattibilità in Premier (3 gennaio 2019: 2-1 dal Manchester City). In questo anno ha perso 5 volte con Wolverhampton in Coppa (7 gennaio), Barcellona nell’andata delle semifinali di Champions (1 maggio), ai rigori con il Manchester City in Community Shield (4 agosto), con il Napoli nel girone di Champions (17 settembre), con l’Aston Villa in Coppa di Lega (17 dicembre) quando però in campo c’era l’Under 23 perché la prima squadra era impegnata ai Mondiali.

 

la classifica  Liverpool 58, Leicester 45, Manchester City 44, Chelsea 36, Manchester United 31, Wolverhampton e Tottenham 30

 

Che cosa c’entra la moglie di Klopp con lo staff che cerca calciatori attraverso gli algoritmi

Lo staff di ricerca è capitanato da Ian Graham, un giovane fisico con dottorato a Cambridge, e composto da una batteria di altri scienziati: l’astrofisico Tim Waslett, il matematico Dafydd Steele e il fisico delle particelle Will Spearman, che al Cern ha contribuito allo studio del Bosone di Higgs. Eppure, il placet algoritmico di Graham rimarrebbe quasi certamente un’intenzione se non arrivasse quello affettivo («viscerale») dell’assistente sociale e scrittrice per ragazzi Ulla Sandrock, seconda moglie di Klopp. L’anno prima – lo ha raccontato di recente Klopp stesso a Phil Thompson, giocatore cult dei Reds – Ulla aveva bloccato come «inopportuno» il trasferimento del marito al Manchester United post- Ferguson e post-Moyes, aprendo così la strada a Van Gaal; mentre avalla l’offerta dei Reds, forse presagendo una compatibilità biochimica riassunta nell’assonanza Klopp-Kop, la curva di Anfield. Oggi, la fusione armonizzata tra il «freddo» lavoro dello staff di Graham (che dice di non guardare i video dei giocatori per non confondersi, valutandoli come avatar numerici) e quello «caldo» del tecnico (che trasmette la sua visione e la sua affettività ai giocatori in carne e ossa, all’ambiente, ad Anfield) è un tratto acquisito del club. | Sandro Modeo, Corriere della sera

 

Ma quello è Rooney: la sua prima partita in serie B. A Wayne Rooney è stato affidato il ruolo di capitano del Derby County e il suo ritorno nel calcio inglese ha prodotto due momenti di vera qualità. Rooney era a corto di preparazione e la partita con il Barnsley gli ha mostrato quanto sarà dura la vita in campionato, ma ha giocato tutti i 90 minuti del successo per 2-1, incluso l’assist per l’1-0 e un grosso peso nel gol decisivo di Martyn Waghorn. | Mike McGrath, the Telegraph

 

Spagna

  Il Getafe è cattivissimo ma non vuole sentirselo dire. In tre anni dalla zona retrocessione della Segunda a entrare in Europa League. Il protagonista di questa crescita è stato l’allenatore José Bordalás, che dopo quasi 25 anni di carriera come allenatore di giovanili e serie inferiori ora sta andando oltre le più rosee aspettative. Bordalás ha vedute conservatrici ed è appassionato di storia dell’antica Roma, come detto a El Mundo: «Se potessi vivere in un’altra epoca, sono sicuro che sarebbe nell’antica Roma». Forse per questo più che alla retorica di una squadra operaia, come la storia del Getafe suggerirebbe, utilizza strumenti presi dalla strategia militare per gestire il gruppo e mettere in campo la squadra. 

Il Getafe utilizza la tattica per minimizzare i propri difetti. È una squadra che rifiuta il pallone e la costruzione dal basso, che prepara ogni partita sulle caratteristiche dell’avversario, che specula su ogni singolo minuto provando a ricavare il massimo da ogni contrasto duro. Una versione ancora più estrema, insomma, del primo Atlético Madrid di Simeone. Non c’è partita senza un paio di falli punitivi, non c’è pallone conteso in cui non arrivi per primo il giocatore del Getafe. Non c’è conferenza stampa in cui non viene chiesto all’allenatore José Bordalás se l’etichetta di squadra “anticalcio” sia ingiusta visti gli ottimi risultati sul campo. Quando gli chiedono se lo offende che la sua squadra sia considerata “macarra” (che in castigliano significa una persona aggressiva, un teppista) si innervosisce, come quando gli fanno notare che con il Getafe in campo ci sono il maggior numero di interruzioni a partita: «Alla fine parliamo sempre delle stesse cose e io dico no. Il Getafe è una squadra onesta, che gioca bene, che attrae, che la maggioranza delle persone nel calcio elogia. Che si possa fare qualche critica è normale, non possiamo piacere a tutti. Però non a tutti piace il calcio del Barcellona o dell’Atlético, è così. Siamo una squadra piccola e non possiamo ammaliare tutti, però è bello vederci competere». | Daniele V. Morrone, l’Ultimo Uomo, 20 dicembre

~ domani Getafe-Real Madrid

 

la classifica  Barcellona 39, Real Madrid 37, Siviglia 34, Atlético Madrid 32, Real Sociedad 31, Getafe 30

 

Francia

Basta con Luis Enrique. Robert Moreno debutta al Monaco. L’era rappresentata dall’ex vicepresidente Vadim Vasilyev si è conclusa con il secondo licenziamento in 14 mesi di Leonardo Jardim, ultimo episodio di una soap opera che ha scosso il club del Principato per mesi. Liberandosi dell’allenatore portoghese, odiato da alcuni giocatori e denigrato all’interno del club, il nuovo uomo forte del Monaco, Oleg Petrov, successore di Vasilyev, volta definitivamente pagina con il vecchio potere. La sua prima decisione è audace: Robert Moreno allenatore. A 42 anni, questo catalano puro, nato a L’Hospitalet de Llobregat, vanta una sola esperienza di successo come allenatore. Laureato in economia internazionale, Moreno è come Jardim uno di questi “allenatori studenti” senza una carriera da giocatori. Ha iniziato all’età di 14 anni, a 25 era il più giovane allenatore di Spagna, alla guida del modesto Penya Blaugrana Collblanc. Precursore nell’analisi video, esperto nell’osservazione dell’avversario, questo intellettuale del calcio ha scritto un lavoro teorico in cui descrive le sue preferenze tattiche, La mia ricetta per il 4-4-2, pubblicato nel 2013 con una prefazione di Luis Enrique. A differenza di un altro novizio di breve durata, il brasiliano Sylvinho, licenziato dopo alcuni mesi sulla panchina del Lione, lo spagnolo può contare sul proprio staff. | Anthony Hernandez, Le Monde

 

L’Équipe stamattina ha intervistato Leonardo Jardim. “Non sono una vittima. Questa intervista serve a rimettere la chiesa al centro del villaggio, come dite voi francesi. A metà agosto avevo chiesto di andar via perché non volevo lottare una seconda volta per la salvezza”.

~ domani  Monaco-Stade Reims, Coppa di Francia

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