il libro | 500 “figu” per un Bordon di Lorenzo Longhi e Gianni Bellini (Urbone, 2019, 105 pp, 13 euro)
I volti dell’evoluzione di una specie. Bellini – modenese di San Felice sul Panaro – è il più grande collezionista di figurine nel mondo, celebrato dalla Svezia al Cile, definito dal Times «un nonno con la passione di uno scolaretto» che vi dedica tre-quattro ore al giorno e con lodevole autoironia racconta di una casa-museo alla Fantozzi, lì quando la moglie Pina si innamora del panettiere e riempie di filoncini ogni buco libero. La sua collezione conta di 4 mila fra album e raccolte di card complete, e oltre 700 mila figu ancora in attesa di residenza (per attaccare tutte le sue figurine, dice, servirebbero 29 giorni interi). Quei volti sono inconsapevoli testimoni dell’evoluzione di una specie che oggi arruola solo belli per contratto, armati di capigliature aggressive e tamarre, macchiati da tatuaggi di ogni risma; figli e nipoti di quei vecchi terzini brutti di una bruttezza antica che invece si offrivano spettinati, goffi, impacciati, le barbe incolte, i sorrisi sghembi, gli zigomi contadini bruciacchiati dal sole, mica dalle lampade abbronzanti. E allora sarebbe esercizio utile alzare lo sguardo e considerare lo spazio attorno, al netto dell’azzurro di un cielo che spesso – sappiatelo – veniva pittato ad arte dai fotografi. | Furio Zara, la Repubblica