Trionfo Ferrari a Singapore. Sebastian Vettel è tornato a vincere dopo 22 gare, Leclerc secondo. La doppietta mancava dal 2017 in Ungheria. Decisiva la strategia dei pit stop che ha portato avanti il tedesco. Mercedes giù dal podio: terzo Verstappen, Hamilton quarto e Bottas quinto. Safety car tre volte in pista.
Classifica Hamilton 296, Bottas 231, Leclerc e Verstappen 200, Vettel 194 | Prossimo GP Domenica 29 settembre a Sochi
Il duello interno. Che cosa è successo
Partito dalla pole position, Leclerc è andato in testa davanti a Hamilton, Vettel, Verstappen e Bottas, controllando il ritmo fino al pit stop per il cambio gomme. Poi la sosta anticipata ha lanciato Seb al comando, tagliando le gambe a Charles, che si è ritrovato alle spalle del compagno di squadra senza poterlo più superare, visto che sulle strade di Singapore la posizione è tutto. «Posso essere onesto con voi? Non ho proprio capito “l’undercut” – ha detto Leclerc agli ingegneri -. Magari ne riparleremo dopo la corsa…».
Poi ha chiesto di poter attaccare Vettel sia quando è entrata la prima Safety Car per l’incidente fra Russell e Grosjean, sia in occasione della seconda causata dallo stop di Sergio Perez. Ma dal team è arrivato un ordine perentorio: «Dobbiamo portare le auto a casa. Niente rischi».
«Ok – la replica di Charles -, ma non credo sia corretto».
Luigi Perna, la Gazzetta dello sport
Cosa c’era dietro la strategia
Davvero non c’erano altri modi per ottenere un 1-2 conservando l’ordine di partenza, Leclerc davanti e Vettel dietro? O la scelta di far fermare prima Charles (di solito va al pit-stop prima la macchina in testa) è stato un contrappasso allo «sgarbo» del ragazzo sul compagno nelle qualifiche di Monza? O una mossa «politica» per recuperare un campione in crisi? «È stata la scelta giusta, sapevamo che in quel momento Verstappen stava per fermarsi e dovevamo pensare a proteggere la posizione di Sebastian. Per lui era l’unica possibilità per provare a passare Hamilton. È nato un undercut più potente del previsto e Seb è stato bravissimo a spingere al rientro».
Mattia Binotto a Daniele Sparisci, Corriere della sera
Volendo farsi venire qualche dubbio
Se tutto fosse stato regolare, Leclerc avrebbe vinto. Questa strategia della Ferrari lo era, regolare? Alcuni non dimenticheranno il perdono concesso, la sera di Monza, da Binotto. E potranno non crederci. Questo dannato dubbio rimarrà.
l’Équipe
Come l’ha presa Leclerc
Sarà difficile per Mattia Binotto gestire un campione ormai fatto, uno che «vuole tutto» anche quando tocca, toccherà rinunciare a qualche fetta di torta. Ma proprio in questi tratti c’è il timbro del fuoriclasse. Egoismo, spietatezza, una determinazione che nulla concede. Fame, una fame irrefrenabile abbinata agli strumenti utili ad assaltare il banchetto. Era un ragazzino; è un uomo fatto. La trasformazione: rapidissima.
Giorgio Terruzzi, Corriere della sera
«Oggi ha vinto la squadra e nessuno può sentirsi più importante della Ferrari».
Sebastian Vettel
L’estate che ha cambiato la Ferrari
Da brutto anatroccolo ad astronave in sole tre settimane? Un miracolo la doppietta di Singapore, terza vittoria di fila della rossa, dopo un inizio di stagione drammatico? Non proprio: la Ferrari di quest’anno è stata una lenta e non conclusa costruzione. La macchina si è scoperta improvvisamente fragile sin dal debutto stagionale a Melbourne (…) Ma a Marina Bay quella macchina non c’era più, ne è apparsa un’altra versione, stravolta rispetto alle precedenti, per cercare un maggiore carico aerodinamico, il lato debole della rossa 2019, su una pista che lo richiede per le sue curve lente: muso, fondo, ala posteriore, estrattore che hanno funzionato a tal punto da sorprendere non solo gli avversari, ma la Ferrari stessa. Inatteso oltre ogni previsione, il recupero, ottenuto grazie a un’accelerazione del lavoro in fabbrica rispetto ai tempi previsti.
Alessandra Retico, la Repubblica
Prospettive
Domenica è già tempo di nuove verifiche, si corre a Sochi, in Russia, su un’altra pista che sulla carta non dovrebbe essere amica del Cavallino. Ma dopo quanto visto ieri a Singapore, sarà davvero così? (…) Dopo la Russia ci si sposterà a Suzuka, in Giappone, tradizionalmente più adatta alle Mercedes: le Frecce d’argento ci vincono dal 2014, l’ anno in cui hanno esordito le power unit turbo-ibride. Sulla carta saranno ancora loro le favorite. Dopo l’Estremo Oriente, il Mondiale volerà ad Austin, Texas, dove l’anno scorso vinse la rossa di Kimi Raikkonen, legittimo aspettarsi una bella Ferrari. Il Messico, invece, nelle ultime stagioni è stato territorio di caccia di Mercedes e Red Bull.
Giusto Ferronato, la Gazzetta dello sport
Che ci fa un italiano in testa
Travolti da tanta Ferrari, si rischia di dimenticare la piccola grande impresa di Antonio Giovinazzi. Non è tanto il suo decimo posto, anche se è con i punti che si guadagnerà il rinnovo del contratto in Alfa Romeo. È il primo italiano ad andare in testa a un Gp (per 4 giri) dai tempi di Fisichella (Belgio 2009). Certo, sono altre situazioni: «Fisico» era scattato dalla pole position e si era poi classificato al secondo posto dietro a Raikkonen, nell’ultima gara in Force India prima di passare alla Ferrari in sostituzione dell’infortunato Felipe Massa. Giovinazzi, invece, è balzato in testa ritardando il suo pit stop nell’attesa che entrasse in pista la safety car a neutralizzare la gara.
Stefano Mancini, la Stampa