Repubblica intervista il presidente del Coni Giovanni Malagò che tra qualche giorno incontrerà il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. Oggetto dell’incontro sarà ovviamente la riforma dello sport, con conseguente ridimensionamento politico del Coni, voluto dal precedente governo. Nell’intervista, Malagò spiega che le lettere inviate al CIO e svelate da Repubblica, le lettere in cui sottolineava le possibili sanzioni per l’Italia, erano un atto dovuto. E definisce la riforma una legge zoppa.
Le Olimpiadi Milano-Cortina
«Io scrivo a Bach e McLeod perché sono preoccupato. Genuinamente preoccupato. Io mi sono caricato un lavoro enorme sulle spalle per un anno e mezzo, massacrandomi la vita e gli affetti per portare in Italia le Olimpiadi. (…) Poi – come sono tenuto a fare – segnalo al Cio che ci
«Io scrivo a Bach e McLeod perché sono preoccupato. Genuinamente preoccupato. Io mi sono caricato un lavoro enorme sulle spalle per un anno e mezzo, massacrandomi la vita e gli affetti per portare in Italia le Olimpiadi. (…) Poi – come sono tenuto a fare – segnalo al Cio che ci
sono dei rischi concreti che l’Italia non rispetti la carta olimpica. E i giornali invece di concentrarsi su questi rischi, si concentrano sulla mia segnalazione. Non capendo che noi siamo vittime assolute e che se va avanti così rischiamo di trovarci nelle condizioni di non poter rispettare gli impegni che ci siamo presi vincendo la sfida per Milano-Cortina».
«Non possono toccare la nostra dignità»
«Ci hanno voluto ridimensionare politicamente, lo abbiamo capito. Ma non possono toccare la nostra dignità, la nostra autonomia. M’hai voluto ammazzare? Mi hai voluto chiudere in un ettaro invece che in cento? Ok, ma almeno lasciami libero in quell’ettaro. Tu puoi anche non darmi più i soldi, non sei costretto. Lo accetto. Ma non puoi dirmi che cosa devo fare».
intervista di marco mensurati, Repubblica
«Ci hanno voluto ridimensionare politicamente, lo abbiamo capito. Ma non possono toccare la nostra dignità, la nostra autonomia. M’hai voluto ammazzare? Mi hai voluto chiudere in un ettaro invece che in cento? Ok, ma almeno lasciami libero in quell’ettaro. Tu puoi anche non darmi più i soldi, non sei costretto. Lo accetto. Ma non puoi dirmi che cosa devo fare».
intervista di marco mensurati, Repubblica