I dribbling di Castrovilli e gli infortuni continui della Roma

Oggi gli anticipi di serie A della terza giornata per tre delle quattro italiane da Champions. 

 

CHI VEDERE Gaetano Castrovilli

Giuseppe Calabrese su Repubblica fa notare che il calcio ogni tanto sa come divertirsi. Mette insieme in una stessa partita Chiesa, Dybala, Bernardeschi, Douglas Costa e Danilo. Ma il miglior dribblatore è Gaetano Castrovilli, che nelle prime cinque giornate è andato avanti con la media di 5 a partita. Per fortuna che abbiamo scoperto Castrovilli – dice – il giocatore più interessante di questo avvio di stagione

Maurizio Sarri è guarito dalla polmonite e per la prima volta siede sulla panchina della Juventus. Emanuele Gamba, ancora su Repubblica riporta le sue parole. 

«La Juve ha un’identità e un’idea e io non voglio andare contro le caratteristiche dei miei giocatori, quindi verrà fuori una formazione con meno palleggio e più fisica di altre che ho avuto. Io voglio che questa squadra segua delle mie idee di principio, ma che non diventi una replica». In una intervista al Corriere della sera, Gasperini  dice che «con Sarri penso che i bianconeri siano andati alla ricerca di un plus che possa far vincere la Champions. Altrimenti dopo otto scudetti, sarebbero rimasti con Allegri»

Roberto Perrone sul Corriere dello Sport-Stadio dice che Sarri sa che non ci sono paracadute, ma questa sua conferenza stampa non abbottonata, sincera e aperta, racconta una storia. Quella di un professionista pronto ad accettare la sfida, perché ritiene di essere in grado di provarci, di un uomo che non ha paura di affrontare onori e oneri che derivano dal ruolo di guida della più importante squadra italiana. Si potrà dire qualsiasi cosa di Maurizio Sarri e la diremo, nel bene, che gli auguriamo come a chiunque altro sportivo, e nel male, che non auguriamo a nessuno, ma non che sia un uomo banale

Sulla Gazzetta dello Sport Paolo Condò firma un ritratto di Franck Ribery, oggi alla Fiorentina, e ricorda un episodio dei Mondiali del 2006, quando il calciatore francese andò in tv indossano i calzini con le hawaiane. Apriti cielo. Mezza Francia non lo sta nemmeno a sentire, ride di quello che considera un pessimo gusto e salda il conto alla bella favola della nazionale «Black Blanc Beur» che in totale armonia multietnica aveva vinto nel ‘98. «Al Bayern mi hanno accettato per quello che sono, senza chiedermi di cambiare e senza ipocrisie »: Firenze farà lo stesso

 

   Non era nemmeno diciotto mesi fa. Eusebio Di Francesco firmava un’impresa epica. Romantada la definirono i giornali spagnoli. Tre gol all’Olimpico per mandare il Barcellona di Messi a casa. Mancava un dito per replicare il celebre gesto di Totti dopo un 4-0 alla Juventus di Marcello Lippi ricorda oggi Filippo Grimaldi sulla Gazzetta. Un anno e mezzo fa, sconfisse Messi. Oggi, quasi si gioca la panchina con la Sampdoria: zero punti in due partite, sette gol subiti e uno appena segnato. Su rigore. I numeri bisogna saperli leggere. Nella classifica dei tiri in porta, la Sampdoria è settima a quota 12. Il Napoli, che di gol ne ha segnati 7, è a quota 14. Appena due in più rispetto ai blucerchiati. Quando si trova alla vigilia di momenti decisivi, Di Francesco muove i pezzi in difesa. Non sempre gli è andata bene. Nella sua prima stagione in Serie A, sulla panchina del Lecce, andò a giocarsi alla panchina proprio a Napoli. Alla 14esima giornata. Fin lì ne aveva vinte due. Si presentò con una novità: la difesa a cinque, variante difensiva di quella a tre. Ma perse 4-2 sotto i colpi di Lavezzi e Cavani. E venne esonerato 

 

  I secondi violini di San Siro

Kevin Lasagna. Nome da romanzo. O da film di Paolo Sorrentino. Proprio come Di Francesco, pure lui conta i giorni trascorsi da una data da ricordare. Il primo gol in Serie A. Tre anni, sette mesi e 22 giorni fa. Con la maglia del Carpi. A San Siro. Contro l’Inter. Lui che era interista. Il primo amore di Kevin (la compagna Arianna a ottobre lo renderà papà di un maschietto) è stato proprio l’Inter. Che un pensierino per tenerlo in panchina pronto all’uso lo ha anche fatto. E forse lo rifarà. Soprattutto se Lasagna sarà quello della stagione 2017-2018, in cui andò a bersaglio 12 volte scrive Francesco Velluzzi sulla Gazzetta. Ora Lasagna è un giocatore con quasi 100 gol da professionista e 4 presenza in Nazionale. Ma spesso e volentieri San Siro ha eccitato i secondi violini, non i primi, in qualche caso i terzi. Specialmente se c’era di mezzo l’Inter. Una volta segna Pirazzini del Foggia e un’altra Macchi del Cesena, un giorno Galuppi e l’altro Rocco Pagano. Fulvio Simonini, che trent’anni fa era la riserva di Cantarutti all’Atalanta, segnò contro Zenga alla sua prima partita da titolare in serie A. Dopo una doppietta, quando l’arbitro fischiò un rigore, si vide sfilare il pallone dalle mani sul dischetto dal compagno Soldà. Una tripletta era troppo.

Mi sono innamorato di Lasagna / Uno così non c’è nemmeno in Spagna / La squadra che lo compra ci guadagna/ È pronto per segnar 15 gol [Gianni Mura, Repubblica, 19 agosto 2016]

 

  Il record di infortuni della Roma

L’ultimo della lista è il neoacquisto Chris Smalling, si è fermato per un affaticamento all’adduttore. È il sesto in questa stagione, gli altri sono Pastore, Spinazzola, Perotti, Zappacosta, Under. Lo scorso anno, ricorda Il Messaggero, sono stati 52. Petrachi, scrive sempre il Messaggero, ha deciso di ristrutturare il manto erboso perché ritenuto troppo duro da alcuni calciatori. Ma i campi di Trigoria vengono puntualmente controllati, è stata anche chiesta una consulenza al Real Madrid. “Il lavoro di rifacimento è stato anticipato di alcuni mesi per evitare che qualche giocatore usasse il terreno di gioco come alibi per i propri infortuni”. Sotto accusa lo stile di vita dei calciatori e anche la moda dei preparatori personali. Aspetto, questo, di cui si parla troppo poco. Molti calciatori hanno preparatore personali che finiscono col dare indicazioni diverse rispetto allo staff atletico. I muscoli vanno in sovraccarico e l’atleta si infortuna.

 

  Il Corriere della Sera ha intervistato l’allenatore dell’Atalanta Giampiero Gasperini. «Il risultato è ciò che conta. Poi credo che giocando bene si abbiano maggiori possibilità di arrivare al successo. Se mi dicessero “butta la palla in tribuna e vinci tutte le partite” lo farei».

«La Cina e gli Stati Uniti ora offrono stipendi elevati, ma se decidi di rimanere dove sei

non hai rimpianti».

 

  Il sindaco di Milano Beppe Sala ha sorprendentemente aperto all’ipotesi cessione dello stadio Meazza a Milan e Inter. Ci sarebbe anche il prezzo: 70 milioni di euro. Come mai il passo indietro? Secondo Edoardo Lusena sulla Gazzetta la spinta è da ricercare nella volontà di Sala di sventare l’ipotesi che la nuova casa di nerazzurri e rossoneri finisca altrove, per la precisione fuori dai confini comunali. Sì perché nella partita a tre è entrato improvvisamente un quarto giocatore: Sesto San Giovanni, territorio sul quale ricade l’area ex Falck la cui proprietà

si era proposta per ospitare l’impianto al centro del tira e molla

Secondo Franco Ordine sul Giornale la soluzione di cedere San Siro è considerata irricevibile dai due club per motivi pratici: gli inevitabili lavori di ristrutturazione renderebbero obbligatorio l’esodo in altri stadi per una durata enorme di tempo, almeno due-tre anni. «Giocando ogni tre giorni è soluzione impraticabile » fanno sapere Inter e Milan. Non sarebbe male se considerata la stima di San Siro qualche gruppo milanese si facesse avanti per acquistare l’impianto salvandone il valore storico e di fatto rendendo impossibile l’abbattimento

 

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