I muscoli del Manchester City. Adesso sono gli inglesi ad avere il problema dell’egemonia

Se impazzisci ogni volta che vedi un pollo congelato

credo che dovremmo andare in ospedale.

dal film “Manchester By the Sea”

 

 

È buffo ogni tanto voltarsi e guardarsi alle spalle. Solo tre anni fa dicevamo ancora che l’Inghilterra è un modello di equità, che la Premier bisogna imitare, per raggiungere il traguardo di una leale ripartizione dei soldi guadagnati con i diritti Tv. Avevano, gli inglesi, il privilegio di un campionato capace di produrre quattro diverse squadre da titolo in cinque edizioni: il Leicester, il Chelsea, il Manchester City, il Liverpool. E noi, invece poveri noi, stavamo chiudendo la Serie A del lockdown con il nono scudetto consecutivo della Juventus, per giunta con la sensazione che se non ci fosse stato il lockdown, boh, chissà come sarebbe finita con la Lazio.

Stamattina invece l’Italia ha tre squadre in finale di Coppa e vive il suo quarto anno consecutivo con uno scudetto diverso [Juventus, Inter, Milan, Napoli], mentre l’Inghilterra si accorge all’improvviso di avere un’egemonia, cinque titoli del City negli ultimi sei anni, un’egemonia che si porta dietro il sospetto di un glitch nel sistema, come ha scritto qualche giorno fa Jonathan Liew sul Guardian. 

 

È lo spunto da cui parte Jamie Carragher, l’ex centrocampista, oggi opinionista per il Telegraph, quando scrive che “i miliardi di Abu Dhabi hanno trasformato il Man City, ma è stato Pep Guardiola a renderlo imbattibile

Secondo Carragher, le prestazioni del City dopo la sosta per le nazionali sono state le più complete mai viste in una squadra di calcio. Le sue vittorie rotone sono arrivate contro il Real Madrid che è campione d’Europa, fortunato a prenderne solo quattro e contro il Bayern Monaco, certamente felice di essersi fermato a tre gol subiti. Nelle ultime otto settimane, il City ha giocato come fuori dal mondo, con una formula che può portarli al dominio europeo in questa stagione e oltre. Se il City dovesse completare il Trouble, avremmo la più grande stagione di qualsiasi club inglese. Guardiola ne avrà vinto uno in due paesi diversi. Alla fine della sua carriera sarà il più grande allenatore di tutti i tempi

Eppure, ricorda Carragher, Guardiola ha avuto eccellenti risultati in club ricchi e potenti, gli manca una vittoria internazionae all’Aberdeen, per esempio, quella che è presente nel curriculum di Ferguson. Ciò non significa che tutti avrebbero saputo fare quel che ha fatto lui.

 

La BBC dice che adesso Guardiola si trova a due partite dall’immortalità. Due partite dalla vittoria in Coppa di Inghilterra e in Coppa dei Campioni da aggiungere al campionato, come fu a Barcellona col Triplete. 

James Ducker sul Telegraph prova a risalire al momento di svolta nella stagione del Manchester City, iniziata in maniera balorda, e gli pare si possa rintracciare nella partita del 19 gennaio, quando un Pep Guardiola esasperato ed emotivamente provato aprì il sipario per svelare i suoi reali sentimenti sulla squadra, dicendo di non riconoscerla più. Aveva appena visto il City rimontare due gol al Tottenham, vincendo 4-2, ma non ne era rimasto impressionato. Fu uno monologo spietato e schietto, Guardiola sosteneva che il City avesse aveva perso fuoco, coraggio, passione e desiderio. I tifosi, come i giocatori e il club, erano tutti insieme prigionieri del compiacimento. I compagni di squadra avevano smesso di difendersi a vicenda in campo, Guardiola era sgomento per il fatto che il giovane Rico Lewis avesse dovuto badare a se stesso, mentre Pierre-Emile Hojbjerg lo prendeva a calci.

 

IL FATTORE HAALAND

 

Quello è stato il momento in cui Haaland ha cominciato a superare le aspettative, le aspettative degli altri, chiarisce il Telegraph, non di Guardiola. 

Lo staff medico del City gli ha sistemato il corpo, i problemi muscolari lo avevano perseguitato per due anni e mezzo al Borussia Dortmund. Ha ricevuto attenzioni 24 ore su 24, 7 giorni su 7, L’approccio meticoloso del norvegese per la gestione del suo corpo e della mente, presenta somiglianze straordinarie con l’ossessiva ricerca della perfezione di Cristiano Ronaldo. Haaland indossa un dispositivo Oura Ring al dito che misura la qualità del sonno, l’andamento della temperatura, lo stress e la frequenza cardiaca. Porta occhiali con lenti blu nelle ore prima di andare a dormire, perché bloccano l’energia emessa dagli schermi digitali. La sua dieta comprende frattaglie, cuore, fegato, pesce, oltre alle lasagne di suo padre Alfie, 6.000 calorie al giorno, ed è accuratamente seguita come i piani di allenamento di Guardiola.

Tuttavia, ricorda il Telegraph, stamattina sarebbe facile dimenticare le domande poste a Guardiola sulle cessioni di Gabriel Jesus e Oleksandr Zinchenko. Oppure sui rischi che Guardiola si è preso nel dare in prestito Joao Cancelo al Bayern Monaco a gennaio, Certo, qui siamo nel posto dove comprano Kalvin Phillips per 45 milioni di sterline e non non fanno giocare mai da titolare, mai, nemmeno una partita. Questo è il posto dove Riyad Mahrez, descritto in vacanza da Guardiola prima della pausa dei Mondiali, è stato l’attaccante più brillante tra Natale e Capodanno, e subito dopo è tornato in  panchina. Qui 

Phil Foden ha segnato sei gol nelle sue prime nove partite di campionato, ma ha fatto da secondo violino – l’immagine è del Telegraph – per gran parte della stagione. Aveva Grealish davanti. La domanda è chi può fermare questa squadra?

 

Ancora Carragher riprende il tema: Fino agli ultimi anni, una delle prime sei squadre d’Inghilterra poteva iniziare la stagione credendo di riuscire a emergere dal gruppo con un buon allenatore, una buona campagna acquisti, un’ottantina di punti. Tutto è cambiato. Tra il 2007 e il 2017, i campioni della Premier League hanno raggiunto i 90 punti solo una volta. I punti del City in tre delle ultime quattro vittorie per il titolo sono stati 100, 98 e 93. Stavolta siamo già a 85. I punti delle seconde in classifica in questi anni sono stati 81, 97 e 92. L’Arsenal potrebbe arrivare secondo con 84. Che si tratti dell’Arsenal in questa stagione o del Liverpool in passato, dobbiamo ripensare all’idea che una squadra abbia sprecato l’occasione solo perché non riesce a tenere il passo di un’avversaria dotata di maggiori risorse. La storia della stagione 2022-23 non è quella del fallimento dell’Arsenal, ma la storia di come il City ha prolungato la sua superiorità. Che speranze ci sono di batterli? Guardiola non ci sarà per sempre, le ere finiscono, il gioco si evolve sempre in modo che emergano nuovi sfidanti

 

LA FUNZIONE DI RICO LEWIS

 

Più tecnicamente, Jaime Jackson per l’Observer racconta la decisiva acsesa di Rico Lewis per le sorti del Manchester, la sua capacità di muoversi da terzino e da interno di centrocampo, una rivelazione che ha offerto a Guardiola una dimensione tattica extra vitale. Ha avuto un impatto decisivo anche fuori dal campo. Guardiola dirà che ha dato una scossa a chi si era seduto. La decisione prestare Cancelo al Bayern nel giorno della scadenza del la finestra di mercato invernale è stata facilitata dall’emergere di Lewis.

 

Anche Sam Lee su The Athletic si ferma a cercare un momento della stagione in cui è stato invertito il corso degli eventi, rievocando il giorno in cui Guardiola sottolineò con delusione il linguaggio del corpo e l’umore” dei suoi, mentre dall’esterno arrivavano 100 e più capi d’accusa al club per violazione delle norme sul fair play finanziario

Lee mette in luce quello che potrebbe sembrare un dettaglio, la separazione dello spogliatorio dal massaggiatore Mark Sertori, al City per quasi 15 anni. Aveva stretti rapporti con numerosi giocatori della squadra di Guardiola, come con tanti altri calciatori del recente passato. Per dare un’idea della sua popolarità nello spogliatoio, Sertori sta per passare al Burnley, tanto è stretto il suo rapporto con l’ex capitano Vincent Kompany, ora allenatore a Turf Moor.

Ebbene, racconta The Athletic, la notizia della sua partenza dal City dopo la pausa per i Mondiali, aveva allarmato la squadra. Alcuni giocatori si sono mobilitati per farlo restare, Qualche settimana dopo aver lasciato il City. Sertori sedeva in tribuna in uno dei box dei giocatori. Il City non ha mai chiarito pubblicamente il motivo della separazione. Da allora il gruppo si è ricompattato, con una cena al ristorante The Ivy, o almeno questa è la narrazione stamattina. Più probabilmente, i gol di Haaland hanno avuto un peso superiore. 

 

Nelle pagelle della stagione pubblicate dal Guardian ci sono tre 10

John  Stones. Era all’Everton nel 2015-16 quando Pep Guardiola identificò in lui il difensore-playmaker che poteva essere il fulcro della squadra nascente. Sette anni dopo Stones è finalmente sbocciato nel ruolo. Fluido, intuitivo, di classe: sia da centro sia a destra in difesa, quando entra nel traffico di centrocampo sembra nato per far quello

Kevin De Bruyne. Durante la fase di fine inverno-inizio primavera del City, era nel gruppo dei giocatori criticati per troppo compiacimento. A De Bruyne è stato detto di ricominciare a fare le cose ​​semplici alla perfezione. Era marzo. I frutti successivi: tre gol e cinque assist nelle successive quattro uscite di campionato. Una mentalità da grande

Erling Haaland. Una memorabile stagione d’esordio da parte di un numero 9 che sta ridisegnando ciò che è possibile per un attaccante in Premier League, nello stesso modo in cui ha fatto il neozelandese Jonah Lomu nel rugby. Haaland è un fenomeno

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