La sottomarca della Superlega 

 ▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

I temi del giorno

   

La sottomarca della Superlega 

Adesso è tutta discesa. Comincia la seconda parte della fase campionato e le classiche del quinto turno di Champions nel senso breriano del termine sono tre, due stasera [Ajax vs Benfica, Chelsea vs Barcellona], una domani [Liverpool vs PSV]. Altre quattro partite lo sono quasi: si incrociano vincitrici del passato contro ex finaliste. Una giornata piena di fascino e passato che si mette in moto sotto la nuova vecchia minaccia del futuro. A22 Sports Management, la società nata per sostenere il progetto moribondo della Superlega, ora ribattezzata Unify League, ha inviato alla UEFA una lettera di 18 pagine chiedendo che la loro nuova manifestazione sia pre-autorizzata entro otto settimane, sostenendo che — dopo tre sentenze favorevoli nei tribunali europei — non possa più essere bloccata. Secondo A22, continuare a rifiutare l’approvazione della nuova competizione significa violare il diritto UE alla libera concorrenza e rendersi responsabili di danni economici.

L’articolo di Matt Slater su The Athletic racconta la nuova offensiva legale e politica mettendo insieme diritto europeo, geopolitica del calcio e una ostinazione quasi ideologica. Il Real Madrid è la sola grande squadra rimasta a sostenere apertamente Unify, e Florentino Pérez ha alzato ulteriormente la posta. Ha già avviato una causa contro la UEFA. Sostiene che il club sia in credito di 4,5 miliardi di euro per le mancate entrate che la Superlega avrebbe generato. 

Il calcolo, come si intuisce,  è autocertificato, bizzarro e generoso. Se la Superlega fosse stata in grado di generare 4,5 miliardi di euro per il solo Real Madrid – figuriamoci per tutte le altre – sarebbe nata per davvero. Fu anche il mercato a bocciarla, non solo i governi nazionali dei paesi [Boris Johnson in testa] e la sollevazione popolare. 

Nel frattempo A22, per dimostrare quella che chiama “buona volontà”, ha ammorbidito il progetto: accetta il formato in tre tornei [Star, Gold e Blue] come Champions/Europa/Conference; 36 squadre e gironi da 18 squadre secondo ranking; qualificazione tramite i campionati nazionali, e non più una lega chiusa; governance condivisa con club, UEFA, giocatori; una piattaforma streaming che trasmetta le partite gratuitamente con pubblicità [questa è la mossa per tirare le folle dalla propria parte]. 

The Athletic sottolinea tuttavia le contraddizioni del progetto: mentre A22 invoca un modello più libero e gratuito, la UEFA sta vivendo anni di forte successo commerciale con la vendita dei diritti delle coppe europee. La tesi del magazine americano è che l’esempio del Mondiale per Club gratuito su DAZN non sia replicabile: dietro c’era l’investimento saudita da un miliardo. Insomma: ci risiamo. È cominciata la nuova fase di uno stesso braccio di ferro iniziato nel 2021: stessa battaglia, linguaggio diverso, obiettivi identici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.