Il Clásico nell’età del vittimismo

In una società polarizzata che ha dimenticato la virtù del mezzo, un Real Madrid-Barça sembra destinato a confermare le peggiori aspettative. Così, Jorge Valdano per El País lo ha descritto come un “esame finale”, un momento in cui il calcio diventa teatro morale, spettacolo e tribunale allo stesso tempo.
Il campo non basta: arbitri, VAR, commentatori e tifosi si mescolano, i confini dei ruoli non esistono più, facendo diventare ogni azione un episodio giudiziario. “La VAR ha contribuito a trasformarli in personaggi televisivi, ma sono passati da giudici a sospetti”, scrive Valdano, sottolineando come la richiesta di precisione chirurgica sugli errori diventi un’ossessione in un gioco per definizione imperfetto. E così, anche quando da un lato gioca Mbappé e dall’altro Lamine, la cronaca inseguirà sempre “un rigore come una cattedrale per l’uno e un tuffo teatrale per l’altro”, mostrando come ogni episodio venga amplificato per soddisfare platee opposte e la viralità dei media.
Valdano sottolinea quanto i giocatori e gli allenatori abbiano imparato a maneggiare l’indignazione come strumento. Il senso dell’onore, quella famosa frase secondo cui “ciò che succede in campo resta in campo”, sembra evaporato; la disperazione per vincere ha spostato l’etica in secondo piano.
“Mi ha provocato con questo, mi ha umiliato con quello, si è preso gioco di me”, annota Valdano, descrivendo delazioni che ricordano la rigidità delle regole ma anche la teatralità di un mondo dove una dichiarazione infuocata vale più del silenzio. E il silenzio, aggiunge, è ormai “l’ultimo rifugio di rispetto che resta al calcio”. Perfino la cena tra dirigenti, con la ferita della Superlega sullo sfondo, diventa teatro, un’ulteriore prova del fatto che il calcio sopravvive in un clima di sospetto permanente, dove tutti si percepiscono vittime e tutto è analizzabile: dalle formazioni ai calci da fermo, persino alle strategie di marketing o agli atteggiamenti pubblici dei club.
Il Clásico è quel microcosmo in cui la politica, i social media e i giornali amplificano ogni dettaglio. La sfida si svolge in campo, ma continua nei bar, negli studi televisivi e nei feed dei tifosi: ogni fallo, ogni cambio, ogni scelta tattica diventa discussione morale.
“Colui che emetterà la sentenza e lascerà tracce psicologiche sarà Dio”, ossia il risultato, osserva Valdano, ricordando che nonostante tutte le chiacchiere, i dibattiti, le accuse e le polemiche, alla fine ciò che conta è ciò che accade in campo. Il risultato resta sovrano, e il Clásico, anche se giocato all’inizio della stagione, funziona come un’istantanea della tensione e delle aspettative.
Valdano riflette anche sul contesto internazionale, sottolineando come la globalizzazione del calcio e il mercantilismo abbiano ridotto la portata del Clásico rispetto al passato. La Premier League con i suoi 3,5 miliardi in trasferimenti ha fatto sì che la sfida tra Real e Barça sembri più locale che mondiale, e che né la lettera maiuscola né le polemiche bastino a restituirgli lo status di un tempo. Ma resta il fascino del duello tra interpreti straordinari: da Cristiano e Messi a Mbappé e Lamine, il calcio continua a offrire momenti di trascendenza. Sono il “piccolo Messi” e “l’ammiratore di Cristiano”, così li definisce Valdano, sottolineando che il gioco del calcio, pausa dal mondo, merita di essere vissuto “con passione e senza isteria”.
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La dualità di Lamine Yamal
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Al piccolo Messi si è dedicato Juan I. Irigoyen ancora su El Pais ripercorrendo alcune tappe della sua precocità e scrivendo che tuttavia la parabola del talento più giovane e discusso della Liga ha una dualità affascinante, in bilico tra il genio del campo e la vita privata. Enamora y repele. La straordinarietà di Yamal fuori dal campo spesso genera polemiche. Dalla Federazione spagnola ai corridoi della Ciudad Deportiva Joan Gamper, passando per il Real Madrid, le sue scelte personali e social – un giro in elicottero, la partecipazione a Chup Chup su Twitch con Ibai Llanos – sono lette come sfide ai codici tradizionali.
Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta riepiloga così la calda vigilia di Spagna grazie a Lamine Yamal. “Vogliono che sia Leo Messi, bontà loro, ma lui si traveste da Gerard Piqué. Il Barcellona ha dato le chiavi del club a Lamine Yamal, 18 anni e 3 mesi, e la cosa ovviamente porta con sé rischi dialettici e comportamentali. Il numero 2 dell’ultimo Pallone d’Oro ha uno stipendio 5 volte superiore a quello di Leo Messi alla sua età e sta infilando eccentricità di vario tipo in serie. In campo è leggermente meno brillante del suo immaginifico solito, causa problemi di pubalgia. Però al Barça per la visita al Bernabeu puntano tutto su di lui, anche perché tra gli altri mancano Raphinha e Lewandowski, Dani Olmo e Gavi oltre ai primi due portieri. E Lamine come risponde alla pressione? Andando a uno stream chiamato “Chup Chup” a dire, letteralmente, che il Madrid «ruba e si lamenta». Manco fosse a un bar di Rocafonda con i suoi amici, tra un’aranciata e una partita alla Play. Nella sala c’era anche Gerard Piqué, che rideva sornione”
«Chi è geniale lo è in tutto, altri giocatori sono più noiosi. Lamine non lo è, gli piace vivere la vita. Qual è il problema?», spiegano dall’ambiente del Barcellona, sottolineando come l’ironia di Yamal venga percepita in modo eccessivo rispetto alla rigidità di altri colleghi come Courtois.
Ha paragonato insomma il Real Madrid al team di Ibai della Kings League [«Rubano, si lamentano»] – ecco perché Piqué rideva – accendendo un putiferio che non ne parliamo. Irigoyen nota come la reazione madrilena sia stata di “stanchezza, insofferenza, ma ha prodotto poca o nessuna sorpresa”.
Dietro questa immagine da ribelle, Yamal mantiene disciplina e professionalità. Non arriva mai agli allenamenti in condizioni inadeguate, rispetta i protocolli fisici e terapeutici e continua a frequentare La Masia, una scelta precauzionale voluta dal club per proteggerlo dalle cattive compagnie. «In qualche modo i genitori sono presenti, ma è un ragazzo che da tempo si arrangia da solo. Non ha bisogno della protezione dei genitori; a volte, è anche il contrario: li protegge lui», sottolineano dal suo entourage.
Il prossimo passo nella vita privata del fuoriclasse catalano sarà prendere possesso della nuova casa, l’ex abitazione di Shakira e Piqué a Esplugues, un rifugio sicuro vicino a compagni e amici come Alejandro Balde e Ronald Araújo. Il progetto prevede sicurezza massima, spazi per gli amici, palestra attrezzata e personale specializzato per seguire gli ordini dell’area fisica del club. “Così Lamine potrà continuare a essere straordinario in campo, e forse anche fuori” conclude Irigoyen.
▥ El Mundo: “Un Clásico incerto e agitato da Lamine e Laporta. Hanno detto che la televisione del Madrid condiziona gli arbitri”
▥ Mundo Deportivo: “La storia ci insegna che le partite Madrid-Barça possono essere decise da piccoli dettagli: errori individuali, infortuni che interrompono il piano di gioco, fortuna, un colpo di genio. Ma la partita può anche andare a rotoli a causa di una decisione arbitrale sbagliata. Quindi, perché soffrire prima della partita? Vi consiglio di rimanere informati su cosa succederà, di dire sempre la vostra e di fare tutte le ipotesi che volete. Ma in un Clásico può succedere di tutto. Anche la squadra migliore potrebbe non vincere”.
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