Errani & Vavassori come Sophia & Marcello: un’altra coppia italiana si è presa l’America

 

   

Piangere si può fare anche da soli, ma ridere bisogna essere in due

Marcello Mastroianni, Una giornata particolare

    

Le coppie italiane dello sport

Meglio di Sophia e Marcello

Gli hanno cambiato le regole e gli hanno messo fra i piedi avversari più nobili. Hanno ribaltato il doppio misto e l’hanno trasformato in una specie di reality, un Temptation Island, o forse una rom-com, una specie di Notting Hill: Emma e Carlitos, Carlitos ed Emma. Solo che i due bambolotti del torneo sono usciti dopo una partita sola e la foto con la coppa sotto al braccio l’hanno fatta pure quest’anno Sara Errani e Andrea Vavassori. Hanno battuto in finale una di quelle coppie artificiali create dagli americani per il nuovo format, Iga Swiatek e Casper Ruud, messi sotto 6-3 5-7 10-6. Hanno dovuto ingoiare la trasformazione della loro disciplina in uno show, una mezza esibizione. La dedica è stata una specie di rivendicazione, un manifesto di lotta di classe [«È per tutti i doppisti che non hanno potuto partecipare»], ma alla fine si portano a casa un milione di dollari, un’appetitosa ricompensa per il fastidio. Sono la nuova coppia d’oro del pop italiano, si sono presi l’America come Loren & Mastroianni. Grazie a tutti, che dite, l’anno prossimo lo rifacciamo?

Gli specialisti hanno battuto le star. Forse è un caso, forse è una lezione. Oh, comunque Scott Draper dice che lui si è divertito moltissimo. In assoluto pare che si divertano moltissimo le coppie italiane, quando lo sport propone una formula mista. Esiste un’ampia letteratura di programma televisivi ai quali si partecipa per litigare e per dividersi, lo sport invece pare faccia bene all’intesa tra il maschio mamelico e una compagna d’avventura. A Parigi hanno sparato meglio di tutti Diana Bacosi e Gabriele Rossetti. In mare nessuno s’è aiutato meglio di Caterina Banti e Ruggero Tita. Sul ghiaccio non c’è nazione al mondo che sappia tirare bocce e spazzare la pista del curling con più autorevolezza di Stefania Constantini e Amos Mosaner. Errani e Vavassori sono l’esaltazione corporea e spirituale di tutto questo. Nelle loro carriere da singolaristi sommano zero Slam in due. Nel doppio misto sono arrivati a tre, con questo secondo New York consecutivo e il torneo del Roland-Garros in Francia in primavera. 

Ne parlava qualche mese fa Antonella Bellutti su Domani ricordando che le gare miste intese come coppia uomo-donna non sono una novità in quelle discipline in cui essere coppia ripropone il modello di ruolo che la nostra cultura riconosce e accetta nel rapporto tra i due generi, quindi affidando all’uomo ciò che viene ritenuto maschile (come i sollevamenti, tutte le azioni di forza e potenza, la conduzione dell’esercizio) e alla donna ciò che viene ritenuto femminile (la parte più estetica e coreografica) come accade nel pattinaggio artistico o nella danza sportiva. Ma suscitano più scalpore e si vanno affermando di recente quelle che rappresentano una vera sfida agli stereotipi; quelle che costituiscono una minaccia al binarismo che sovrappone la massima espressione atletica delle qualità di forza e velocità allo spartiacque tra ciò che nello sport si considera maschile e femminile

La psicologa dello sport Francesca Vitali pensa che «nelle specialità che si disputano in coppia, gli atleti sentono più pressione e responsabilità verso il partner rispetto a quanto accade nei gruppi più ampi. Principalmente – le sue parole dette a Bellutti – ciò è dovuto alla maggiore incidenza decisionale relativamente alla condivisione degli obiettivi, alla ricerca di sinergia nelle motivazioni, al raggiungimento del risultato così come alla difficoltà di essere sostituiti in caso di infortunio (supplire a uno dei due componenti di una coppia è decisamente più complesso che sostituire un membro di un gruppo più ampio). La comunicazione verbale e non verbale è un aspetto chiave dell’efficacia ed efficienza della diade. Rilevante la conclusione secondo cui le coppie, a prescindere che siano per genere omogenee o eterogenee, sviluppano assolutamente le stesse dinamiche».

Bellutti concluse scrivendo che stare in coppia è impegnativo, tanto nello sport quanto fuori e che, saper comunicare è sempre la chiave del successo. Con l’introduzione delle specialità miste, lo sport si afferma come un laboratorio sociale che sperimenta quanto l’inclusione non sia affatto una concessione ma un’evoluzione possibile attraverso modelli collaborativi, in cui la complementarità e la valorizzazione delle differenze prevalgono sulla rigida divisione dei ruoli.

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