Il ritorno ai vertici dopo 34 anni
LE VENTI SQUADRE DI SERIE A / 2
Trentaquattro anni di assenza sono quelli trascorsi da Maradona a Spalletti più uno. Quando il Pisa era in serie A, il suo Maradona faceva il presidente e si chiamava Romeo Anconetani, una delle figurine più chiassose nella collezione dei dirigenti del tempo. Gianni Brera lo ha definito in molti modi, per esempio “bisbetico famoso” ma aggiungendo che “il Pisa deve considerarsi un miracolo di scelta e di programmazione dovuto a lui”, cioè un “vecchio esperto di lizze pedatorie” che “sa di calcio come nessun presidente da lui conosciuto”.
Anconetani era per Brera anche “un marpione di chiara fama. Ha squisitissimo senso commerciale”. Lo trovava “notoriamente demoniaco”. Una volta gli parve “uscito papale papale da una commedia goldoniana”, un’altra aveva scritto che “non portasse gli occhiali, sarebbe una maschera greca” e in seguito raffinò il pensiero: “Occhiali a parte, Anconetani ha la maschera di un personaggio di Aristofane: la sua filosofia inclina al sarcasmo di chi ha capito quasi tutto, massime quanto segue: che per parlare di calcio senza fare specie bisogna ammettere che si tratta, papale papale di un mistero agonistico”. Brera la trovava geniale “anche nei momenti di meno convinta isteria”.
NON SI PUÒ CHIUDERE BOCCA DI – Il primo Pisa in serie A dopo Anconetani si appoggia alle spalle di Matteo Tramoni, un corso di 25 anni con cittadinanza italiana. È il calciatore più tecnico della squadra. Ha carisma. Lo avevamo intravisto a Cagliari e poi a Brescia. L’anno scorso ha chiuso con 13 gol. Ha piedi di qualità, propensione al gol, vede i pertugi che si aprono in campo, calcia i rigori.
CHE HA FATTO FINORA – Sei amichevoli e un turno di Coppa Italia superato ieri ai rigori contro il Cesena. Delle amichevoli ne ha vinte tre [5-0 al Bra, 1-0 alla Pro Vercelli, 3-2 all’Empoli], pareggiate due [2-2 con l’Augsburg, 1-1 con la Pistoiese], persa una [0-3 dal Leverkusen].
QUESTO VA, QUELLO VIENE – Il Pisa si era interessato a Belotti e Simeone per avere un centravanti esperto in area, alla fine ha preso Nzola e potrebbe perfino essere stata la soluzione migliore. Simone Scuffet meriterebbe di trovar pace in porta dopo tanto andare e venire. È il portiere che lasciò sfilare un’occasione all’Atlético Madrid. Anziché capitalizzare l’epifania nel grande calcio, ascoltò il consiglio di papà che gli disse di finire prima gli studi a casa. La cosa più facile sarebbe recriminare immaginando che il what if di Madrid gli avrebbe portato più gloria più fama più felicità. Chi lo sa, magari non avrebbe il diploma, non avrebbe fatto un giro sul pullman scoperto per lo scudetto a Napoli [titolare nell’1-1 di Bologna], magari avrebbe perso Filippo e il panaro
COSA DICONO I NUMERI – Nella scorsa serie B è stata una squadra da 64 gol segnati e 36 subiti. Ne ha fatti 4 da fuori area e 53 dentro, 14 di testa, con un totale di una dozzina di tiri in porta a partita di cui 7 nello specchio. Cinque dribbling a partita, 13 pali e traverse, un possesso palla medio del 46% e il 55% di duelli aerei vinti dai suoi difensori. Ha commesso una media di 16 falli a partita. In panchina passa da Pippo Inzaghi ad Alberto Gilardino: sempre un campione del mondo 2006.
HANNO SCRITTO DEL PISA – Goal: “Gilardino predilige un impianto solido con la difesa a tre, spesso impostando le sue squadre con il 3-5-2 o il 3-4-2-1. Il suo calcio è organizzato, equilibrato e molto attento alla fase difensiva, ma non rinuncia alla qualità in costruzione. Punta su esterni dinamici, fondamentali sia in fase offensiva che di copertura, e su un centrocampo compatto che favorisca le ripartenze rapide. Le sue squadre mostrano intensità, compattezza e una chiara identità tattica, con l’obiettivo di essere sempre difficili da affrontare”.