Anche per questo bisogna salire a Ussita Frontignano, anche questo può fare una corsa in bicicletta, “far crescere i fiori nel cemento crepato”. L’immaginifico Alexandre Roos stamattina si presenta così dalla Tirreno-Adriatico che ieri ha attraversato il pezzo delle Marche colpito dal terremoto del 2016, dove “abbiamo visto le cicatrici del sisma di nove anni fa, la montagna sfregiata, le frane, gli edifici crepati e abbandonati, le persone trasferite nei bungalow, una desolazione che spezza il cuore”.
Juan Ayuso ha visto molto meno. Isaac Del Toro ha soffocato il resto del gruppo e ha lanciato il suo capitano all’attacco, per sua stessa ammissione a un ritmo che ha rischiato di far fuori lui stesso medesimo, come direbbe Catarella. Mancavano 4,3 km alla cima e lo spagnolo ha avuto un momento di esitazione, “prima di accendere diversi petardi – racconta Roos su L’Équipe – per liberarsi di Tom Pidcock e Jai Hindley, mettere definitivamente da parte Filippo Ganna”, dar seguito alle vittorie nella classica della Drôme e al Laigueglia, e presentare addirittura la sua candidatura alla maglia rosa del prossimo Giro d’Italia – dove non avrà il capitan Pogacar da servire, non ci sarà Vingegaard e dove dovrà battersi contro cinque vecchi vincitori: Carapaz, Quintana, Roglic, Hindley e Bernal [ma solo quest’ultimo con un Tour de France nel suo curriculum].
Dice Roos che Ayuso ritroverà fiducia nella squadra dopo le tensioni all’ultimo Tour – dove si fece prendere da un attacco di indisciplinata libertà – segna un punto psicologico in suo favore su Adam Yates e Joao Almeida e appunto “spera di continuare a scrivere la sua storia italiana, dopo la vittoria al Baby Giro 2021, quando correva per la Colpack e viveva a Bergamo”.
Lui, lo spagnoletto, racconta di non tornare a casa da due mesi e mezzo, di pesare sulla bilancia tutto quello che mangia e di uscire in strada per allenarsi con qualsiasi condizione meteo. Fra otto giorni va al Giro della Catalogna per un altro test, prima di trascorrere una settimana e mezza a casa e tre in quota, nella Sierra Nevada.
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