Il record del mondo di Duplantis

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Il record del mondo di Duplantis
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  Il ventenne svedese Armand Duplantis ha stabilito il nuovo primato mondiale di salto con l’asta indoor scavalcando la misura di 6.17 al secondo tentativo nel meeting Copernicus Cup a Torun, in Polonia. Il precedente record di 6.16 apparteneva dal 2014 al francese Renaud Lavillenie.

 

Ha l’autografo dell’uomo a cui ha tolto il record. Aggrappato alla mamma Helena, Mondo Duplantis cerca zavorra per tornare sulla terra, non è facile dopo aver volato a 6,17 metri: record del mondo di salto con l’asta piazzato alla seconda uscita stagionale dopo aver sfiorato il colpaccio alla prima, giusto 5 giorni fa. Duplantis ha 20 anni, ha già vinto un oro europeo a 18, un argento Mondiale a 19, è passato dalla biografia autografata di Lavillenie nella sua camera da studente in Florida a superare l’idolo strappandogli il primato fissato nel 2014 a 6,16. Nato a Lafayette, dove tutt’ora vive, Duplantis gareggia per la Svezia, patria della mamma e di ogni sua vacanza. Lo allena il padre Greg, avvocato, ex astista che ha usato lo sport per dare uno sfogo al figlio iperattivo e ora si ritrova un campione, uno di quelli di cui l’atletica ha bisogno. Superderterminato e show man Duplantis che di nome fa Armand, ma da sempre si fa chiamare Mondo, regala spettacolo a ogni competizione e a Torun, in Polonia, al coperto, ha realizzato un sogno immaginato quando aveva 4 anni: «Per me saltare è come andare in bici, ho guardato l’asticella e ho pensato: lì c’è il record». Lo ha firmato al secondo tentativo della serata, alla seconda gara di un 2020 che lo porterà ai Giochi di Tokyo da favorito. | Giulia Zonca, la Stampa

 

Lavillenie ha saputo mentre gareggiava a Rouen e ha fatto tre nulli a 5,64. ➣ Come hai vissuto la notizia del record mondiale arrivata durante la tua gara? “Stavo ascoltando musica, l’ho saputo su WhatsApp dagli amici, ma la connessione era lenta, impossibile guardare il video, allora sono andato dal mio allenatore per vedere dal suo telefono e lui mi ha detto: “Sì, vero, non volevamo dirtelo ..”. Ho risposto: “Comunque, non importa”. Era proprio all’inizio, credo che l’asticella fosse a 5 e 39 in quel momento, quindi non ero ancora in gara. Comunque, me lo aspettavo. Poi mi sono detto: “D’accordo, farò del mio meglio”.
➣ Ha inciso sui tre nulli a 5,64? “Questo non è il motivo principale, ho molte più ragioni sportive e tecniche. In termini assoluti, ero preparato a veder cadere il record. Cinque giorni fa nessuno se lo aspettava. Raramente faccio tre nulli alla misura d’ingresso in un anno. Quindi spero di aver dato per il 2020. È così frustrante”. | L’Équipe 

 

Una specialità dalla storia pazza. Nella città dell’atletica il salto con l’asta è il quartiere più pazzo. Prima di innamorarsene, l’America lo considerò a lungo una roba da circo e in effetti uno dei primi record del mondo fu stabilito dal figlio di un clown, un certo William Von Houten. In Europa, invece, la culla della specialità fu la località inglese di Ulverton. Da quelle parti, l’asta confinò a lungo con l’arrampicata: l’attrezzo diventava una pertica da scalare, pratica che a un certo punto fu bandita. Intanto gli Stati Uniti cominciarono il loro monologo nell’era del bambù con Cornelius Warmerdam. Quindi arrivò l’alluminio, poi l’acciaio, fino alla fibra di vetro o di carbonio.
Ma l’asta è stata anche un campo di battaglia diplomatico, per esempio nella sfida fra il tedesco Wolfgang Nordwig e lo statunitense Bob Seagren, che a Monaco ’72 dovette cambiare asta perché la sua era troppo moderna e avveniristica. L’asta è comunque da sempre una galleria infinita di personaggi, dal «pastore volante» Bob Richards a Don Bragg, vincitore a Roma nel ’60 e Tarzan mancato, il suo marchio di fabbrica era un urlo dopo ogni salto. | Valerio Piccioni, la Gazzetta dello sport

 

Larissa Iapichino. Un altro record per Larissa Iapichino. Agli Assoluti juniores e promesse indoor di Ancona, la 17enne fiorentina migliora il primato italiano under 20 al coperto nel lungo con la misura di 6,40, aggiungendo 4 cm alla prestazione realizzata due anni fa a Padova (6,36 il 28 gennaio 2018). Per la campionessa europea di categoria l’acuto arriva al termine della gara, con il sesto e ultimo tentativo: Larissa Iapichino, figlia d’arte, diventa così la capolista mondiale under 20. | Corriere della sera

 

Come Abdon Pamich raggiunse Trieste da Fiume. «Era il 23 settembre 1947, il caldo estivo ancora non se n’era andato e con mio fratello Giovanni, di un anno più grande, che poi sarebbe diventato un affermato chirurgo, passammo la giornata al mare. Alla sera, arrivati a casa comunicammo a nostra madre il proposito che coltivavamo da tempo, quello di raggiungere nostro padre a Trieste: “Mama, noi andemo via”. E la lasciammo con il fratellino e la sorellina più piccola, uscendo così come eravamo in maglietta e pantaloncini corti, qualche soldo in tasca, senza pensare ai rischi dell’avventura che stavamo per cominciare. Salimmo su un treno e scendemmo a San Pietro del Carso per prendere la coincidenza che ci avrebbe portati a Trieste. Invece prendemmo il convoglio sbagliato che ci riportava a Fiume. Quando ce ne accorgemmo, saltammo giù dal vagone alla prima fermata e cominciammo a correre lungo i binari per oltre 5 chilometri, senza pensare che potevano spararci». … Domani sarà il Giorno del Ricordo, fissato per legge al 10 febbraio per tener viva la memoria sugli orrori delle foibe e sul dramma dell’esodo. Pamich continua a essere invitato nelle scuole, dove racconta la sua avventura. Dopo un breve soggiorno a Milano, dove il papà non riuscì a trovare lavoro, i due fratelli si trasferirono a Udine in un centro di accoglienza e poi a Novara, dove ripresero gli studi. «Mio fratello al liceo classico, io in un istituto per geometri. Gli insegnanti furono molto comprensivi, anche se attorno a noi avvertivo tanta diffidenza e perfino razzismo.
Un giorno sentii una mamma minacciare il suo bambino: guarda che se non stai buono ti faccio mangiare dai profughi». | Dino Messina, Corriere della sera

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