Federica Pellegrini e il triello delle raniste
Comincia la caccia a un posto per Tokyo
▻ Lorenzo Galossi, romano, ha 14 anni e si presenta agli Assoluti di nuoto con il 25esimo tempo di iscrizione nei 200 stile libero, la gara nella quale potrebbe essere suo padre l’uomo che nella stessa lista ha il decimo crono, Filippo Magnini, anni 38, tornato in piscina dopo un ritiro durato tre stagioni, nel tentativo di qualificarsi per la quinta Olimpiade.
Sono i due estremi che si toccano di un movimento che porterà a Riccione da giovedì a sabato 408 atleti e un’ospite slovena (Tjasa Vozel), con più donne che uomini (207 a 201).
Galossi a parte, ci sono altre sei quattordicenni, cinque con perfetti nomi per l’età – due Giada, una Maria Ginevra, una Angelica, una Camilla, più una infiltrata che i genitori hanno chiamato Anna. Sono contrapposte a nove tra senatori e senatrici, categoria con la quale si intendono i nati negli anni Ottanta – quando i genitori ancora ti potevano chiamare Elisa (Bissi) e Federica (Pellegrini), i più arditi si sparavano al massimo una Erika con la kappa (Ferraioli) o un’Arianna (Barbieri).
Lo stile più teen tra le ragazze è il dorso: ci sono 34 nate dal 2000 in poi su 40 iscritte nei 50 metri, 32 su 38 nei 100 metri, 24 su 31 nei 200. Gli adolescenti maschi preferiscono invece lo stile libero: sono in 23 nei 100 metri e 20 nei 400.
Quel che più conta è che finalmente ci si può qualificare per Tokyo. Hanno già il pass in tasca, sebbene non ci siano tasche nei costumi, Niccolò Martinenghi nei 100 rana, Simona Quadarella nei 1500 stile libero, Margherita Panziera nei 200 dorso e Gregorio Paltrinieri nei 1500 stile libero. Se lo sono conquistato agli Assoluti del 2019. A loro si aggiungono i quattro titolari del papocchio delle wild card assegnate dalla federazione. Erano nazionali in collegiale a Livigno, quando il ritiro si trasformò in un focolaio e furono fermati dal virus. Sono stati promossi ai Giochi prima ancora di verificare se ce l’avrebbero fatta o no: Gabriele Detti e Marco De Tullio nei 400 stile, Federico Burdisso nei 200 farfalla, Martina Rita Caramignoli nei 1500 stile. Dal mazzetto s’è sfilata Federica Pellegrini, quando la disparità parve evidente e spaccò la Nazionale, provocando la reazione del capitano Fabio Scozzoli e della ranista Martina Carraro.
Pellegrini è a Riccione per fare il tempo come tutti, senza qualificazioni a tavolino. In questa prima finestra i limiti fissati dalla federazione italiana sono più esigenti rispetto a quelli della federazione internazionale. Ma ci sarà una seconda chance il 17-21 marzo con un muro più basso. Dalle liste di iscrizione mancano i nomi di Fabio Scozzoli, Margherita Panziera, Gabriele Detti, Marco De Tullio e Simona Quadarella.
Tutto il nuoto internazionale visto dopo il lockdown è stato quello della International Swimming League, con la formula show nella bolla di Budapest. Dove Benedetta Pilato, ancora quindicenne per un mese, ha battuto 4 primati italiani, ha eguagliato un record europeo e ha fatto due record mondiali juniores. Ma tutti in vasca corta, dunque non validi per l’accesso ai Giochi. Deve ripetersi. In base alle tabelle di conversione dei tempi in vasca corta – nei 100 rana si aggiungono 2 secondi e 20 – la tarantina avrebbe la qualificazione nelle braccia e con lei Martina Carraro, per averlo nuotato a sua volta a Budapest. Nella stessa gara sarebbe distante dal limite solo di 2 decimi Arianna Castiglioni e i posti per Tokyo sono due. Perciò, come già al Sette Colli, questa è la gara tecnicamente più bella e più attesa. Con la differenza che Pilato è cresciuta immensamente da allora. I 100 rana donne sono in programma già al primo giorno. Come i 200 stile di Federica Pellegrini.
Con le tabelle di conversione sono distanti tre decimi dalla qualificazione anche Alessandro Miressi nei 100 stile, Stefano Ballo nei 200 stile, Matteo Rivolta nei 100 farfalla, Ilaria Bianchi nei 200 farfalla.
Non si gareggia con la tradizionale formula delle batterie e della finale, ma per serie. I tempi d’accesso più lenti al mattino, i più rapidi tutti insieme al pomeriggio. Le gare di Magnini sono in calendario venerdì e sabato: ma nei 100 dovrebbe finire in esilio al mattino. Poi ci sarebbe quella storia che a Riccione torna a incrociare l’ex fidanzata, ma mica ce ne importa, no?
le gare di giovedì | 100 dorso uomini (Sabbioni e Ceccon) | 50 dorso donne (Scalia) | 400 stile libero uomini (Acerenza) | 200 stile libero donne (Pellegrini) | 100 rana uomini (Martinenghi) | 100 rana donne (Pilato, Carraro, Castiglioni) | 100 farfalla uomini (Rivolta, Codia, Burdisso, Ceccon) | 50 farfalla donne (Di Liddo, Di Pietro, Bianchi) | 50 stile libero uomini (Miressi, Dotto, Orsi) | 1500 stile libero donne (Caramignoli)
Le parole
Federica Pellegrini Il covid e il friccicorio alle mani
«Mi sento come se fossi ancora una quindicenne innamorata follemente di quello che fa. Tutte le volte che c’è un intoppo, la mia voglia di tornare in acqua è fortissima. Difficilmente reagisco così velocemente nella vita normale. Dicono che quando cominci a non sentire più niente, vuol dire che è finita la magia. Ecco, io invece me la faccio addosso come se fossi una quindicenne al debutto. È la tensione, che prima di una finale ti mangia dentro anche quando la conosci come la conosco io. Ma è positiva. La sento ancora, come quel friccicorio nelle mani. Io mi conosco bene e conosco bene il mio sport. Non mi sono mai presa per il culo: ho 32 anni, corro per un’Olimpiade e perché vada bene (e voglio che vada bene), so che devo essere al 120%, che vuol dire non sbagliare neanche una virgola. E di sicuro questo è un contrattempo che ha spostato qualcosa. Le persone che non volevano capire non avrebbero capito neanche se avessi preso il Covid-19 col sorriso».
intervista di serena gentile, Sportweek, 28 novembre 2020
Martina Carraro La responsabilità
➣ Nella bolla di Budapest è arrivata la notizia della chiusura delle piscine in Italia. «Mi ha terrorizzato, perché significa che la situazione è veramente critica. Mi ritengo sempre più fortunata e privilegiata a essere qui. Io sinceramente non sono arrabbiata con il Governo. Io mi fido di chi ci guida e sono sicura che stiano facendo le cose giuste, mettendo al primo posto la nostra salute. Il Covid non è uno scherzo. Misure così drastiche sono state prese per far stare bene tutti un domani. Se dobbiamo stringere i denti per un altro mese è giusto farlo, a costo di saltare allenamenti. Ma occorre osservare tutte le regole senza sgarrare. Mai come in questo momento occorre essere un popolo unito e solidale».
intervista di paola provenzali, Il Secolo XIX, 26 ottobre 2020
Alessandro Miressi In che cosa deve migliorare
«Amo molto anche il basket, ogni tanto gioco qualche partita. E tifo Boston».
➣ L’altezza può incidere nella sua specialità? «Credo di no. Ho sempre ritenuto che la tecnica prevalga su qualsiasi altra cosa».
➣ E in che cosa ritiene di doversi migliorare? «Partenza e subacquea. Certamente lì ci sono ampi margini di miglioramento».
intervista di franco carrella, la Gazzetta dello sport, 9 maggio 2020
Filippo Magnini L’assoluzione doping che lo ha rimotivato
«Quando decisi di smettere era la scelta giusta che desideravo. Quella pendenza per doping pesava come una calunnia, un’insopportabile persecuzione, un qualcosa che mi ha rovinato la vita, mentalmente, fisicamente ed economicamente. Ero stanco, per nulla sereno, perché dopo aver difeso i colori azzurri per 15 anni il terreno stava cedendo sotto i miei piedi. Sono rimasto su grazie alle persone che mi amano. Questi tre anni di battaglia mi hanno da un lato “asfaltato” ma pure rimotivato e quando il 27 febbraio 2020 la verità per cui ho lottato è venuta fuori e sono stato scagionato dalle accuse le motivazioni sono tornate. Poi lo spostamento delle Olimpiadi è stata la miccia giusta per riaccendere la passione e riprovarci. Provare a fare il “nonnetto” di Tokyo. Sarebbe pazzesco, un grande onore. Non voglio volare troppo con la fantasia ma che gioia immaginare di poter gareggiare alle Olimpiadi sapendo che in tribuna c’è la tua famiglia a tifare… Dopotutto a 39 anni sognare si può».
intervista di giulio mola, il Giorno, 12 dicembre 2020
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