La questione dei Mondiali 2034 all’Arabia

La manovra perfetta di Gianni Infantino

Era già tutto previsto, di Cocciante-Luberti, dirige l’orchestra Gianni Infantino. I Mondiali del 2030 sono andati a Spagna, Portogallo e Marocco ma pure un pochino all’Argentina, all’Uruguay e al Paraguay, dove saranno giocate le partite iniziali in omaggio al Centenario. I Mondiali del 2034 sono nella cassaforte dell’arabia Saudita. Era il piano della FIFA e così sia. 

Un  piano venuto da lontano e rivelato un  anno fa da Tariq Panja sul New York Times. Scrisse che non poteva fallire. Non è fallito. Per poter pilotare l’edizione del 2034 nel ricco Medio Oriente a 12 anni di distanza da Qatar 2022, Infantino ha messo fuori gioco tre continenti dando a ciascuno un brandello della Coppa di quattro anni prima, così che nessuno avesse più nulla da rivendicare. L’Australia si è fatta fuori da sola ritirandosi dalla corsa. Dama. 

Stamattina L’Équipe dice che la FIFA ha scelto la politica e l’imprenditoria. Ha messo in tasca quanti più paesi e continenti possibili e ha portato un  bel po’ di soldi nelle sue casse. 

Dato che la suspense era pari a zero – ha scritto Étienne Moatti – la FIFA non ha nemmeno organizzato un congresso in presenza per accogliere con la consueta pompa magna i suoi 211 membri. Si è accontentata di un incontro virtuale, rapidamente concluso, per convalidare le scelte fatte con largo anticipo.

Tutto era stato deciso il 4 ottobre 2023. Con i 55 voti europei e i 54 africani la questione 2030 era stata risolta in anticipo premiando la candidatura del Marocco sempre battuta in precedenza e convincendo il Sudamerica a ritirare la propria candidatura. Questo ha permesso all’astuto Infantino di offrire un compenso al suo elettorato sudamericano e soprattutto di preparare il terreno per la designazione dell’Arabia Saudita per l’edizione 2034

Per facilitare il loro compito, la FIFA ha provveduto a modificare i regolamenti permettendo a un Paese di avere solo quattro stadi pronti al momento della dichiarazione, prima era necessario averne almeno sette. L’Équipe sottolinea con chiarezza come la FIFA in definitiva non si preoccupi di considerazioni ecologiche o di diritti umani, una cosa che non sorprenderà molte persone. I Mondiali del Centenario coinvolgeranno sei paesi, un accordo inedito ma poco eco-friendly. Dopo tre partite in Uruguay, Argentina e Paraguay al fresco dell’inverno australe, le sei squadre interessate e i loro tifosi attraverseranno l’Atlantico per le altre 101 partite al caldo del Mediterraneo dal 13 giugno al 21 luglio. L’associazione Football Supporters Europe [FSE] sta deplorando i viaggi aerei non necessari, contrari agli impegni ambientali assunti dalla FIFA. 

Per l’Arabia Saudita, regime poco democratico ma estremamente ricco nella definizione del giornale francese, la FIFA ha messo un altro fazzoletto sui suoi principi. E fa rivivere, ancora una volta, lo psicodramma del calendario internazionale. Come in Qatar nel 2022, sembra impossibile organizzare un evento del genere in estate in questo paese desertico delimitato dal Mar Rosso e dal Golfo Persico. Nei mesi di giugno e luglio la temperatura media è di 37-38 gradi, con punte di 41 gradi

È lecito immaginare che avremo un altro Mondiale a metà stagione, spezzando i campionati nazionali e la Champions. Sempre che da qui al 2034 il calcio sarà ancora organizzato come oggi. Oh, poi ci sarebbe da far notare che i Mondiali del 2022 sono stati più belli di Europei e Coppa América 2024 messi insieme, dove i giocatori esausti hanno fatto quel che potevano. Ma non è un discorso popolare, non piace ai club, amen. 

Oliver Brown sul Telegraph l’ha definito un inchino della grottesca Fifa all’Arabia Saudita nella più vile svendita della storia dello sport.  

Come può – scrive – la Coppa del Mondo saudita ricevere un punteggio di 4,2 su 5, il più alto di sempre, quando 11 dei 15 stadi non sono ancora stati costruiti? In base a quali parametri un regime che ha approvato l’omicidio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi solo sei anni fa viene classificato come un rischio per i diritti umani semplicemente medio? Come può un rapporto compilato da AS&H Clifford Chance con sede a Riyadh, che non fa menzione delle severe restrizioni alla libertà di espressione o dell’incarcerazione di attiviste per i diritti delle donne o delle 200 esecuzioni effettuate nei primi nove mesi del 2024, soddisfare la definizione di indipendente da parte di chiunque? Infantino si rifiuta di fornire giustificazioni perché non ce ne sono. L’immoralità di questa storia parla da sola, con l’avvocato che ha rappresentato la fidanzata di Khashoggi che l’ha definita un tradimento finale della giustizia per Jamal

MAPPE

I diritti umani

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Nicoletta Labarile sul Sole di 24 Ore di qualche giorno fa ha fatto il punto sulle condizioni dei diritti umani in Arabia Saudita, un tema che viene affrontato in modo ricorrente quando la comunità sportiva internazionale porta in quel Paese uno dei suoi eventi di spicco: un match per il Mondiale dei pesi massimi, un GP di Formula Uno, il Masters femminile di tennis. 

Secondo i calcoli dell’agenzia di stampa Afp, l’Arabia Saudita ha superato la soglia delle 300 esecuzioni nel 2024. I famosi passi avanti nei diritti alle donne vanno a sbattere contro il Welayah, il sistema del guardiano per cui le donne sono dipendenti dal wali, un protettore: il padre, il marito, il fratello, in alcuni casi il figlio. 

La legge sullo status personale richiede alle donne – scrive Labarile sul Sole 24 Ore – di ottenere il permesso di un tutore maschio per sposarsi, codificando la prassi consolidata nel Paese. Le donne sposate sono tenute a obbedire ai loro mariti in «maniera ragionevole». Il sostegno finanziario di un marito è subordinato all’obbedienza di una moglie che può perdere il diritto a tale sostegno se rifiuta senza una «giustificazione legittima» di fare sesso con lui, trasferirsi o vivere nella casa coniugale o viaggiare con lui. La legge stabilisce inoltre che nessuno dei coniugi può astenersi da relazioni sessuali o convivenze senza il consenso dell’altro coniuge, implicando un diritto coniugale al rapporto sessuale. Inoltre, mentre un marito può divorziare unilateralmente dalla moglie, una donna può presentare istanza a un tribunale per sciogliere il contratto di matrimonio solo per motivi limitati e deve «dimostrare il danno» che rende la continuazione del matrimonio «impossibile» entro tali motivi. La legge non specifica cosa costituisca danno o quali prove possano essere presentate a sostegno di un caso, lasciando ai giudici ampia discrezionalità.

Qualche settimana fa, Deutsche Welle in Germania ha segnalato un nuovo rapporto di Human Rights Watch, secondo il quale il Fondo di investimento pubblico dell’Arabia Saudita utilizza lo sport per mascherare i le violazioni dei diritti umani.  Un rapporto di 95 pagine che indica nello sport il fattore con cui vengono insabbiati i danni reputazionali. Le finali della WTA si sono tenute a Riyadh a novembre, prima tappa di un accordo triennale. Il montepremi è stato di 5,15 milioni di dollari, per la prima volta pari a quello delle finali ATP. È bastato per sorvolare sul resto. Chris Evert e Billie Jean King,, veterane delle battaglie di genere nel tennis, hanno scritto una lettera aperta per chiedere di non cadere nella rete. Portare le finali in Arabia Saudita – hanno detto – rappresenta un significativo passo indietro, una cosa totalmente incompatibile con lo spirito e lo scopo del tennis femminile e della WTA stessa

Non sono state ascoltate. Prima di vincere il torneo, Coco Gauff ha ammesso di avere delle riserve su un torneo in Arabia Saudita, citando il trattamento riservato alle donne e alla comunità LGBTQ+. Gauff ha detto di sperare che la presenza della WTA in Arabia per i prossimi tre anni avrebbe aiutato ad avvicinare le donne al tennis e a promuovere l’uguaglianza.

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