GERMANIA VS SCOZIA
Guida alla partita d’apertura del torneo. Come Nagelsmann ha cambiato la Germania – LA PAROLA CHE NON VI HO DETTO: Raumdeuter – Possiamo fidarci ancora delle mani di Neuer? – Che cosa si dice di questa Scozia – POPOLI: Il Tartan Army tutto kilt e cornamuse
Togliamoci il pensiero, su. Togliamoci il pensiero e tiriamo fuori quella vecchia frase di Lineker secondo cui eccetera eccetera. Tiriamola fuori e diciamo: buuu. Sono 10 anni che la Germania non vince niente. 13 luglio 2014, stadio Maracanã di Rio de Janeiro, Mario Götze segna con il piede sinistro l’unico gol della finale dei Mondiali contro l’Argentina, regala al suo Paese il quarto titolo mondiale e smette di essere una stella, una stellina, quello che era.
Pure la Germania contestualmente smette di fare la Germania e si infila in quella che Libération definisce “la peggiore crisi della sua storia”. Forse sì, forse no, mai dal 1938 i tedeschi erano stati eliminati al primo turno di un Mondiale, e hanno pensato bene di farsi buttar fuori così in due di fila. Hansi Flick si è alzato la cartella e adesso in fondo al tunnel si vede la luce Nagelsmann.
Secondo The Athletic, se non si fosse qualificata in quanto paese organizzatore, la Germania pre-Nagelsmann avrebbe fatto fatica a qualificarsi. Nel 2023 aveva perso 6 partite su 11, di cui tre consecutive per la prima volta dal 1985. Che ha fatto allora Nagelsmann? È partito dalle basi. Ha riciclato Kimmich come terzino destro e ha richiamato Kroos, due cose che avrebbe fatto qualunque persona di buon senso e di buona volontà, la bravura è stata convincerli. Ha ripristinato la sintonia tra Gündogan e il resto dei centrocampisti. Chiede di far passare dai suoi piedi tutti i palloni e la stabilità – oplà – è tornata all’improvviso. Gli ha messo a portata di piede due numeri 10, giovani, due eccellenze, Jamal Musiala e Florian Wirtz, un trio che ha la libertà di vagare e scambiarsi le posizioni. La preparazione dell’azione è sempre paziente, piena di passaggi corti che cercano di spostare gli avversari per aprire la strade a quei due. Manca un centravanti, questo è il punto. Nelle 25 partite con Flick, nessun giocatore ha raggiunto la doppia cifra. Nelle prime 6 partite della sua gestione, Nagelsmann ne ha fatti ruotare 31. Ha messo da parte Hummels e Goretzka, Kicker spiega perché ha recuperato il vecchio Emre Can: esperienza, fisicità, capacità di adattarsi in difesa, un numero 6 anziché un numero 8, per dirla in termini novecenteschi, che cosa avete contro il Novecento?
All’ultimo giovane cucciolo del pensiero tedesco applicato al calcio sta succedendo qualcosa di grosso. Così dice Martin Schneider sulla Suddeutsche Zeitung. Nagelsmann si è presentato in conferenza stampa e ha chiesto ai presenti: «Sono solo io o qui c’è molta agitazione?». In effetti ce n’era. L’impressione non era ingannevole. “Centocinquanta inviati – racconta il giornale tedesco – erano seduti sui sedili imbottiti rossi, separati solo da ritagli di cartone, un’altra dozzina di loro scrivevano rumorosamente le loro notizie sui loro laptop. Un trambusto che non si verifica di solito nemmeno al Bayern”. Che paradiso, deve essere il giornalismo sportivo tedesco. Nagelsmann ha invitato allora l’aula a darsi una calmata, come a scuola, ha detto con un sorriso, “e gli invitati alla moderazione hanno seguito le sue parole”.
LA PAROLA CHE NON VI HO DETTO
RAUMDEUTER
Secondo il database statistico di FBref, Wirtz è in tutta Europa al 98esimo percentile per azioni che conducono a un tiro in porta, al 99esimo per passaggi progressivi – quelli cioè che muovono la palla in direzione della porta avversaria per almeno 9 metri – ed è all’86esimo per numero di difensori dribblati.
Eppure, secondo l’analista Jon Mackenzie, non è con questa roba che Wirtz fa la differenza. Secondo quanto riferisce Jonathan Harding su Deutsche Welle – e noi di Deutsche Welle ci fidiamo – Wirtz è speciale perché è un Raumdeuter.
Eh?
Esatto. Wirtz è il giocatore tedesco più entusiasmante della sua generazione perché è un Raumdeuter.
Cioè?
Raumdeuter è la parola che i tedeschi adoperano per descrivere quei giocatori con la capacità di capire il gioco in anticipo, intuire dove sta andando prima degli altri. Il Raumdeuter è una specie di investigatore dello spazio. È una parola in principio accostata a Thomas Müller. MacKenzie dice che entrambi sanno leggere il gioco in modo tale da creare e sfruttare contemporaneamente lo spazio per sé e per i compagni. «Ma anche questa frase sminuisce la genialità di Wirtz. Ha quel tipo di comprensione dello spazio che hanno i veri grandi di questo gioco, gente come Lionel Messi o Sergio Busquets».
MacKenzie o forse Harding di Deutsche Welle, o forse tutt’e due, sarebbero propensi allora a modificare la parola, passando da Raumdeuter in Raumversteher, cioè un conoscitore dello spazio, uno che usa la sua capacità di leggere l’ambiente per muovere la palla attraverso le linee avversarie e creare occasioni.
Wirtz ha iniziato a giocare a calcio all’età di quattro anni vicino a Colonia. Il suo primo allenatore è stato suo padre, che oggi è il suo agente. Alla Süddeutsche Zeitung ha raccontato poco tempo fa che «c’erano sempre palloni da calcio in giro per casa». Juliane, la sua sorella maggiore, è una calciatrice professionista e gioca per il Werder Brema in Bundesliga. «Non avevamo la televisione in casa e quindi giocavamo a calcio in soggiorno, dalla mattina alla sera. Se andavo in cucina a prendere un piatto, mi portavo la palla tra i piedi».
Secondo Deutsche Welle, se gli Europei dovessero finire bene, ma proprio bene bene, a Wirtz si potrebbe anche fare lo sforzo di dare il Pallone d’oro. Forse in quel caso prevarrebbe la logica di premiare Toni Kroos – per via della Champions col Real Madrid. Anche se Del Piero dice che è ora di finirla di assegnare il premio considerando le vittorie.
MANI GRANDI, MANI SENZA FINE
MANUEL NEUER
Questa è LA discussione. Manuel Neuer, l’imputato si alzi. È il numero uno, il titolare del ruolo di portiere ma non è più il preferito dei tifosi, secondo L’Équipe. Stavolta non è un sondaggio di ARD, ma comunque molti sembrano preferirgli Marc-André ter Stegen. Emery Taisne riferisce che la sua ultima esibizione di venerdì contro la Grecia ha dato ragione a chi crede che ter Stegen offrirebbe più garanzie. Neuer ha combinato un mezzo pasticcio sul gol dei greci, così come aveva favorito quello di Joselu nella semifinale di ritorno di Champions contro il Real Madrid. In un sondaggio condotto dalla Bild , il 72% degli 80.000 lettori ha votato a favore di ter Stegen. Nagelsmann non ci pensa a cambiare, “Neuer era stato stratosferico quella sera prima di danneggiare la sua squadra” scrive il giornale francese. Del dibattito forse non si parlerebbe abbastanza se Ter Stegen non avesse contribuito ad alimentarlo, quando ha detto alla ZDF di accettare e rispettare la decisione di Nagelsmann ma di non essere d’accordo con lui.
TACCUINI
CHE SI DICE DI QUESTA SCOZIA
Emersa dal girone di qualificazione con Spagna e Norvegia, la squadra di Steve Clarke nutre grandi speranze di raggiungere la fase a eliminazione diretta. Lo scrive Ewan Murray sul Guardian parlando di una squadra “raramente appariscente, ma che gioca con un sistema solido e ben addestrato. Il lato sinistro è il loro punto di forza, grazie alle incursioni di Andy Robertson e agli interventi di Kieran Tierney. Scott McTominay, spesso emarginato a livello di club, gode della fiducia totale di Clarke. La Scozia è ricca di centrocampisti centrali, così compensa la mancanza di un attaccante di alto livello. Il terzino destro è un altro problema. Quel posto sarebbe stato di Aaron Hickey se non si fosse infortunato al ginocchio. Anche Nathan Patterson, il piano-B, è fuori uso. Ha un’opportunità Ross McCrorie del Bristol, sebbene Anthony Ralston del Celtic abbia un’esperienza più internazionale.
The Athletic sottolinea il ruolo chiave di John McGinn e Ryan Christie, schierati entrambi sul lato opposto a quello del loro piede dominante. Calciano sul secondo palo, e là deve farsi trovare McGinn, il capocannoniere della Scozia sotto Clarke. Ha giocato in tutte le 55 partite guidate dal cittì tranne tre.
POPOLI
FIATO ALLE CORNAMUSE
Tartan Army, così chiamano i tifosi scozzesi – ai quali L’Équipe dedica con Pierre-Étienne Minonzio un approfondimento. E insomma pare che 100mila scozzesi siano in Germania, “una stima che sembra folle” scrive il giornale francese, “eppure affermata con disinvoltura da tutti i nostri interlocutori”. Folle perché si tratta del 2% della popolazione. “Uno spostamento tanto più impressionante in quanto riguarderebbe una larga maggioranza di tifosi senza biglietti, ma comunque desiderosi di godersi e vivere l’evento in Germania”
Il Tartan Army è noto per la sua attitudine a muoversi in massa, “ma anche per la sportività e il buon umore contagioso, che deve molto al folklore a loro legato: il kilt, la cornamusa, le canzoni esilaranti”. Non sempre è stato così, in passato non erano così virtuosi. Qualche scheletro nell’armadio ce l’hanno, ma L’Équipe racconta che gli armadi sono stati svuotati sotto l’effetto della creazione nel 1980 di un’organizzazione che gestisce i loro viaggi, lo Scotland Travel Club, e anche grazie alla fine della tradizione di giocare ogni anno una partita contro gli inglesi. La progressiva democratizzazione del trasporto aereo ha fatto sparire la violenza.
“La persona che ha avuto il maggiore impatto sull’evoluzione del Tartan Army – scrive L’Équipe – è stato il fondatore di Easy Jet. Grazie alle compagnie low cost, seguire la squadra ha smesso di essere costoso, ha smesso di essere un’attività riservata solo agli uomini adulti”.