motori
Iannone innocente ma condannato. La sua carriera è finita?
Andrea Iannone è stato condannato a 18 mesi per essere risultato positivo al drostanolone.
Lo steroide anabolizzante gli è stato trovato nelle urine in un controllo antidoping in Malesia. La squalifica scadrà il 16 giugno 2021. La corte ha riconosciuto che la presenza dello steroide era dovuta alla carne contaminata mangiata in Asia prima della gara.
Che cosa dice Iannone – «Sono stato contento, perché è stata riconosciuta la mia innocenza, e questa per me era la cosa più importante. È stato riconosciuto che Andrea Iannone non è un pilota dopato. Ma non è ancora finita. Il 100% degli atleti che sono stati indagati per doping e sospesi, nel momento in cui è stata riconosciuta la contaminazione alimentare non sono stati squalificati. Io sono un’eccezione. Ma faremo ricorso al Tas per tornare in pista il prima possibile».
«La mia colpa è che avrei dovuto fare più attenzione a quello che avevo mangiato. Però in un ristorante come fai a sapere la differenza tra un piatto contaminato e uno che non lo è? Io credo che ci sia un’incongruenza tra il codice e la vita che noi svolgiamo: giriamo il mondo, mangiamo negli aeroporti, stiamo fuori casa 4-5 settimane spostandoci tra un Paese e l’altro, mangiamo un po’ di tutto». | intervista di Paolo Ianieri, la Gazzetta dello sport
Ha evitato la pena massima: quattro anni – Dopo 29 condanne consecutive al massimo della pena (4 anni di squalifica) in 10 diversi sport, per la prima volta un atleta positivo al drostanolone (potente anabolizzante) è uscito da un tribunale antidoping con pena ridotta (18 mesi) e senza la patente di dopato intenzionale. … La pena è così scesa da 48 a 24 mesi con altri 6 scontati perché, pur se è vero «che era responsabilità del pilota prendere ogni precauzione alimentare», il fatto di trovarsi in località remota «non gli ha permesso di rifornirsi da fonti sicure». La squalifica terminerà il 16 giugno 2021, Iannone ricorrerà al Tas per ottenere una riduzione della condanna. | Marco Bonarrigo, Corriere della sera
Avrà un futuro a 33 anni? – La sua carriera è fortemente a rischio. Un pilota motociclistico infatti non è alla stregua di un calciatore: è un elemento chiave all’interno di un progetto di una Casa che si impegna con ingenti investimenti nel campionato del mondo, in questo caso Aprilia. Un pilota squalificato non può correre ma non può effettuare nemmeno prove e test, e conseguentemente indirizzare lo sviluppo di una moto. Dunque, a cosa servirebbe? Il contratto con Noale, tra l’altro, scadrà al termine del 2020, e dunque, pur volendo, l’attuale squalifica condannerebbe Iannone ad uno stop di praticamente due anni: un’eternità per il mondo della MotoGP che vede anche Aprilia ritrovatasi beffardamente senza il proprio pilota su cui ha investito. Ulteriore considerazione: al termine dell’eventuale condanna, ci sarà posto per un futuro 33enne? | Flavio Atzori, Il Messaggero
Le motivazioni: doveva informarsi sul web – «Ci si aspettava che il pilota, prestasse attenzione al consumo di carne nei suoi viaggi in Asia, e che avrebbe potuto sapere, se avesse esercitato cautela e cura, di essere esposto a rischi di ingestione di sostanze vietate. Non si può quindi dire – prosegue la Corte Disciplinare Internazionale – che non ci sia stato alcun difetto o negligenza, perché le informazioni sulle carni trattate potevano essere divulgate in una ragionevole ricerca su internet». Come dire che Iannone prima di sedersi a tavola doveva informarsi, come non si sa, della “pulizia” del suo filetto. La sentenza sa di verdetto politico: la Federazione da una parte mostra inflessibilità nel doping, ma pure il timore di esporsi a un ricorso della Wada in caso di assoluzione o condanna lieve, e dall’altro lascia aperta la porta al Tas, dove le speranze di assoluzione sono ampie. | Massimo Brizzi, la Gazzetta dello sport
Come Magnini – Colpevole per non aver commesso il fatto. Il carpiato della sentenza è straordinario: Iannone ha mangiato – a sua insaputa – carne contaminata e la sentenza stessa lo riconosce. Eppure prende 18 mesi – abbastanza per fare a pezzi una carriera – perché avrebbe dovuto controllare cosa stava mangiando. Troppo fresco il ricordo di Magnini per non fare confronti: per l’ex capitano dell’Italnuoto – addirittura immacolato rispetto a Iannone, perché non è mai stato trovato positivo né ha mai saltato un controllo antidoping – sono stati chiesti otto anni, diventati quattro in appello e poi zero (zero!) a Losanna per un tentato uso di doping inesistente. Ci sono voluti tre anni e 120mila euro per avere giustizia. | Paolo de Laurentiis, Corriere dello Sport-Stadio