Il torneo al Foro Italico entra nel vivo e fra tre settimane a Parigi inizierà il Roland-Garros. Ma il signore della terra rossa, Rafa Nadal, non dà garanzie sulle sue condizioni e Novak Djokovic è appena rientrato dopo un lungo stop. La superficie del tennis di primavera, quella con gli scambi più lunghi e sfinenti, cerca un altro Cesare.
Un video di quarantacinque secondi ha infilato un mucchio di dubbi nella testa di chi guarda il tennis. C’è Rafa Nadal con la testa contro una staccionata e le mani sulle ginocchia. I suoi allenatori, da Carlos Moya a Marc Lopez, suo cugino Joan Nadal, sono tutti intorno a lui, sul campo in terra battuta nella sua accademia di Manacor. Il video circola su Twitter da mercoledì e tiene in ansia chi aspetta il ritorno del Cesare della terra rossa al Roland-Garros. Secondo un testimone, Nadal ha avvertito sì un dolore, ma in un punto diverso da quello dell’infortunio che lo tiene lontano dal circuito dal 18 gennaio. Sarebbe rimasto seduto per dieci minuti, prima di riprendere la seduta con una serie di slice. Questo nel video non si vede. Quindi non avrebbe più avvertito nulla di anomalo, avrebbe persino impresso un’intensità superiore al resto dell’allenamento. Avrà 37 anni il prossimo 3 giugno. Che si fa: ci allarmiamo o no?
L’Équipe se lo domanda più di tutti stamattina, a dieci giorni dall’inizio dello Slam francese. “Resta l’incertezza intorno alla presenza del re, quattordici volte campione a Porte d’Auteuil”. Pare che finanche Djokovic sia in allarme:
«Tutti vogliamo vedere Nadal al Roland-Garros. Mi piacerebbe che giocasse. Ho visto anch’io il video. Non so come si sente, sono sicuro che sta facendo di tutto per rientrare» | Novak Djokovic
Lui l’ha fatto ieri a Roma dopo tre settimane di assenza dal circuito, contro l’argentino Tomas Etcheverry. “Con i piedi per terra” titola L’Équipe a proposito della sua partita, non così entusiasmante, ma pure senza tante difficoltà. “L’unico obbligo era la vittoria”, dopo il dolore al gomito destro, in questo mondo del tennis passato dall’età dei Tre Grandi a una fase di fragilità diffusa dei due ultimi imperatori. “Novak Djokovic non è meno umano di chiunque altro. Le sue 386 settimane da numero 1 al mondo non lo esentano da titubanze. È alla ricerca di buoni spunti e di buone sensazioni”.
Comunque sia, dice la rivista Tennis, è stata la sua 65esima vittoria in carriera a Roma, il massimo mai accumulato in uno qualsiasi dei nove eventi Masters 1000, la numero 1.049 complessiva della carriera, a una di distanza dal traguardo tondo tondo.
Etcheverry è nel suo anno di svolta. Ha raggiunto le sue prime finali ATP a Santiago e Houston. Gli ha tolto presto il servizio, si è portato avanti 5-3 sul tie-break, si è arreso al serbo che non è mai uscito prima dei quarti di finale a Roma, in 16 apparizioni.
Con la vittoria di ieri, fa notare Tennis, Djokovic migliora la sua percentuale in carriera sulla terra rossa toccando l’80% per cento [260 a 65]. Ha già l’84,6% sul cemento [670-122] e l’85,8% sull’erba [109-18], il che lo rende l’unico uomo nell’era Open con almeno l’80 percento di partite vinte su tutte le superfici. Altri sette uomini, tutti ritirati, ce l’hanno fatta in due superfici su tre. A Rod Laver, Jimmy Connors, John McEnroe, Pete Sampras e Roger Federer manca la terra battuta. A Bjorn Borg manca il cemento. A Ivan Lendl manca l’erba. A Djokovic non manca niente. Prossimo turno: Dimitrov. Lo ha battuto 10 volte su 11. L’unica sconfitta è di 10 anni fa a Madrid, dove Dimitrov vinse una partita thriller di tre ore e sei minuti.
Mentre il caos turbinava intorno a lei, Iga Swiatek riportò l’ordine agli Internazionali BNL d’Italia.
La Zarina Swiatek
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Il tennis femminile ha meno incertezze. Iga Swiatek è la sola fra le prime quattro teste di serie a essere rimasta in corsa a Roma. Dopo Aryna Sabalenka [#2] ieri è uscita anche Ons Jabeur [#4], alla sua prima partita in un mese dopo un infortunio al polpaccio. Ha perso da Paula Badosa, mentre sul Centrale la polacca #1 chiudeva la sua partita in 67 minuti, con il secondo 6-0 6-0 della sua carriera. Al Foro Italico, Swiatek ha vinto le sue ultime 12 partite. Si era presentata in Italia da favorita, “ora lo sembra ancora di più” scrive Steve Tignor su Tennis. Ha vinto 47 delle ultime 51 partite sulla terra battuta. È la sesta donna nell’era Open a segnare una serie da 12 o più vittorie consecutive a Roma, in una lista che comprende i nomi di Chris Evert, Conchita Martinez, Gabriela Sabatini, Maria Sharapova e Serena Williams. Non è una brutta compagnia da raccontare ai nipotini. La prossima avversaria sarà Bernarda Pera o l’ucraina Lesia Tsurenko.
italianismi
È un Cesarino, a modo suo, pure Fabio Fognini. Stefano Semeraro su la Stampa racconta i 42 vincenti, l’88 per cento di punti con la prima palla, “il Foro in delirio” che sono serviti per battere 6-3 7-6 il croato Kecmanovic e sbarcare al terzo turno [al terzo turno si sbarca, sempre, non ci si qualifica]. “Ha gli occhi che gli brillano come quelli di un ragazzino, Fabio, ma la consapevolezza del patriarca. «Siamo tutti un po’ Fognini», dice lo striscione sul “Pietrangeli”, il campo dei miracoli del tennis italiano, mentre Fabio con diritti e rovesci da tre stelle Michelin cuce momenti di gioia condivisa, talento puro, grande bellezza. E sorride, sereno, pacificato, quando abbraccia Federico, il primogenito, che gli corre incontro. Con lui improvvisa anche un siparietto in conferenza stampa, quando gli viene chiesto quale coppa può battere una soddisfazione del genere: «Ma Federico c’era già quando ho vinto Monte Carlo: te lo ricordi vero?». «No, papà».
«Dai, Fede, almeno davanti a loro potevi dire di sì…». È il Fognini che è sempre esistito, nascosto in campo dal Mister Fogna che ogni tanto lo oscurava. A 35 anni, dopo anni di infortuni e frustrazioni, due caviglie operate, era tempo di farsi un bel regalo. A seguirlo c’è Corrado Barazzutti. L’obiettivo è tornare nei primi 100.
I supplenti
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Benvenuti a Succession, il posto dove c’era un vuoto e si sono infilati degli eredi, forse momentanei, forse per caso, forse per poco. La rivista Tennis mette in fila due casi di supplenza in corso in altrettanti paesi tennisticamente evoluti. La Svizzera, per esempio. Roger Federer si è ritirato l’anno scorso con lacrime epiche, Stan Wawrinka lotta per resistere, ora tocca a Marc-Andrea Huesler reggere la bandiera. Ventisei anni, ha vinto il suo primo titolo di singolare lo scorso anno a Sofia, dice che è un privilegio appartenere a una nazione con giocatori così, essere dello stesso paese, avere avuto l’opportunità di allenarsi con loro in passato. A Miami era il solo svizzero in tabellone.
L’Australia si sta appoggiando sulle spalle di Max Purcell, chi l’avrebbe detto quando nel luglio scorso Nick Kyrgios era arrivato in finale a Wimbledon, interrompendo così una lunga attesa per una delle nazioni più vincenti di questo sport. L’ultimo a raggiungere una finale di Slam era stato Lleyton Hewitt, nel 2005. Ma con il ginocchio in ricostruzione dopo un intervento chirurgico al ginocchio, c’è uno spazio largo da riempire. Ci hanno provato Rinky Hijikata e Jason Kubler quando hanno vinto il titolo di doppio a Melbourne, Alex de Minaur si è finalmente scrollato di dosso l’etichetta di promessa con la coppa di Acapulco. Sotto la superficie, scrive Tennis, “nel ribollire generale si segnala l’ascesa di Purcell in classifica, probabilmente il favorito per il premio di giocatore con più progressi dell’anno”. A metà febbraio era ancora fuori dai primi-200, tre settimane e tre challenger più tardi, era nella top-100.
«Sto solo giocando a tennis e mi sto divertendo» | Max Purcell
Era uno dei più apprezzati doppisti del mondo, con un Wimbledon e due finali dell’Australian Open nel palmarès. “Quando le restrizioni post-covid sui viaggi sono state revocate – scrive Van Sias su Tennis – quando il circuito ha ripreso un senso di normalità, ha deciso che era il momento giusto per concentrarsi anche sui singolari”. Così ha raggiunto altri sei australiani nella top-100 e tra qualche settimana giocherà il suo primo Slam a Parigi senza dover passare dalle qualificazioni.
LE GUIDE INUTILI DI SLALOM | TRE PARTITE CHE GUARDIAMO OGGI
① LE SMORZATE Carlos Alcaraz contro Albert Ramos-Viñolas
➔ La prima partita al Foro Italico del nuovo padrone del tennis. Quando avrà messo piede in campo, si sarà garantito la certezza di diventare di nuovo il numero 1 della classifica. L’anno scorso, dopo aver vinto il titolo a Madrid, si fermò per stanchezza e acciacchi vari: avrebbe dovuto debuttare a Roma tre giorni dopo. Il nuovo formato ampliato gli ha offerto invece quasi una settimana per riprendersi. Contro Ramos-Viñolas, spagnolo come lui, ha tre vittorie su tre nei precedenti, ma due con margini sottilissimi. Il loro incontro più recente è stato una maratona in cinque set al Roland-Garros l’anno scorso, quando Ramos-Viñolas a lungo giocò meglio e arrivò a un match point nel quarto set. Partita per amanti delle smorzate.
| voci Cosa dice lo spagnolo
➣ Lei è piombato sul tennis come un meteorite, ha distrutto tutte le certezze accumulate in 20 anni di Big Three risvegliando gli appassionati da un piacevole torpore. Come ha vissuto questa ascesa?
«All’inizio era davvero tutto nuovo, tornei, persone, colleghi. Anche in questa seconda stagione sto affrontando esperienze nuove, come essere qui per la prima volta. Però quando sei nuovo e ti trovi a condividere lo spogliatoio con Rafa, con Djokovic beh, fa un effetto strano, sorprendente. Ora comincio ad abituarmi ma lo trovo sempre bellissimo».
➣ A proposito di giovani, parliamo della sua rivalità con Jannik Sinner. Lui dice che non vede l’ora di affrontarla perché ogni volta impara qualcosa di nuovo. È così anche per lei?
«Sono sempre state partite bellissime, appassionanti, di altissimo livello. Entrambi pretendiamo molto da noi stessi e lo dimostriamo in campo. Ogni volta proviamo a fare qualcosa di diverso, di dare tatticamente qualche problema nuovo l’uno all’altro. E la gente credo che lo apprezzi e ci sostenga ancora di più». – intervista di federica cocchi, la Gazzetta dello sport
② DUALISMI Victoria Azarenka contro Madison Keys ➔ Fino allo scorso mese di febbraio, Azarenka era solita dominare le partite contro Keys. L’aveva battuta quattro volte consecutive, inclusa una in finale a Guadalajara, 6-1 nel terzo set, e di nuovo agli Australian Open di gennaio, sempre 6-1 nel terzo set. Ma poche settimane dopo, l’americana ha rotto l’incantesimo a Dubai, lasciando all’avversaria tre game in tutto. Sia Azarenka sia Keys hanno raggiunto una finale a Roma in passato, entrambe l’hanno persa contro Serena Williams. Stamattina, Azarenka è sei posizioni più su in classifica, 17esima a 23esima. Vanta ancora maggiore stabilità e continuità nei risultati. È bella avvelenata per il caso della finale di doppio di Madrid, giocata in coppia con Cori Gauff, persa in finale e chiusa con una premiazione durante la quale non le hanno fatte parlare.
③ TRAPPOLE Daniil Medvedev contro Emil Ruusuvuori ➔ Il numero 3 del mondo contro il numero 43. C’è un solo precedente, favorevole al russo, giocato lo scorso autunno sul cemento di Astana. Ma secondo la rivista Tennis ci sono un paio di fattori che indicano questa partita tutt’altro che scontata. “Medvedev è ancora tiepido, nella migliore delle ipotesi, sulla terra battuta. La scorsa settimana ha avuto un’esperienza tipica delle sue quando ha perso con Aslan Karatsev a Madrid. Nel frattempo, sugli stessi campi, Ruusuvuori ha giocato due set superbi e stava quasi per eliminare l’idolo di casa Alcaraz. Il 24enne finlandese prima o poi otterrà una vittoria importante; La vulnerabilità di Medvedev su questa superficie dovrebbe dargli una chance subito”.
Com’è che Marion Bartoli intervisterà Tom Cruise
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Marion Bartoli vive da dieci anni a Dubai. Disegna capi d’abbigliamento per il marchio Fila, fa propaganda a qualche prodotto dietetico, da un anno e mezzo allena i due figli adolescenti di un uomo d’affari indiano. Quattro ore al giorno, sei volte alla settimana. Non sta con le mani in mano, oltre che prendersi cura del suo bambino di due anni. Aspetta di commentare il Roland-Garros per Amazon Prime Video e intanto la domenica manda avanti il suo programma su RMC, si chiama Bartoli Time. Un programma di interviste, con una certa rilevanza. In sostanza è stata lei a far dimettere il presidente della federcalcio francese Noel Le Graet, quando l’ha chiamato e quello le ha detto la frase su Zidane che ha indignato mezzo Paese.
Sintesi di Bartoli sul suo impegno e sul suo lavoro da intervistatrice: «Non sono un rubinetto dell’acqua tiepida». Quest’anno lo show fa il 65% di pubblico in più.
L’Équipe stamattina l’ha intervistata. Si sono fatti raccontare com’è che avrà per ospite Tom Cruise in occasione dell’ultima puntata della stagione, dopo aver avuto Novak Djokovic, Toni Nadal, Caroline Garcia, Blaise Matuidi.
«Quando conosco qualcuno, alzo il telefono e questo rende le cose più facili. Anche con Tom Cruise è andata così? L’anno scorso sono stata invitata alla finale femminile di Wimbledon. Entro nella sala da pranzo pre-partita e mi sembra di riconoscerlo di spalle, a un tavolino vicino alla porta. Mi dico che è impossibile che sia lui, altrimenti sarebbe stato al tavolo principale. Poco prima del dessert, il presidente Ian Hewitt fa il suo discorso di ringraziamento e fa il mio nome, allora mi alzo e vedo Tom Cruise che si volta. Era lui. Mi guarda e mi applaude. Io sono quasi in trance. Alla fine del pranzo, viene a trovarmi e dice: – Marion, sono felice di conoscerti, mi è piaciuto molto quando hai vinto qui nel 2013 con un ace sul match point, il tuo gioco a due mani era fantastico, eccetera. Io non sapevo più cosa dire. Allora gli chiedo una foto e lui fa – Mi piacerebbe tanto poter giocare a Wimbledon una volta. Non sono bravo, ma è uno dei miei sogni. E mi dà il suo numero. Ora, non è che io gli scriva un WhatsApp tutti i giorni, ma siccome adora Lewis Hamilton e io pure, una volta gli ho rotto le scatole: – Scusa, potresti chiedergli se vuole venire al mio programma? Ogni tanto mi scrive e mi racconta cosa fa nei suoi film, tipo: – sai oggi mi sono rotto tre dita afferrando un elicottero. È un atleta eccezionale, fa tutte le acrobazie di persona, adora la F1 e il tennis, quindi gli ho proposto un’intervista. L’idea gli è piaciuta. Il suo assistente mi ha chiamato per invitarmi alla prima di Mission Impossible il 26 giugno ad Abu Dhabi e mi ha detto che lì avremmo potuto fare l’intervista. Finché non mi farà saltare da un aereo come James Corden, andrà tutto bene».
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