La conversione del popolo rosso alla religione Kimi

 

La conversione del popolo rosso

   

①  PANORAMI   La cancellazione della macchia di Imola 

L’eroe di giornata non è un pilota, non è una scuderia, non è un Team Manager. 

L’eroe di giornata è il pubblico di Monza, che riscatta anni di tifo italiano più che fazioso, a volte anti-sportivo, fatto di fischi agli avversari, insulti e persino lanci di monetine e oggetti. 

Ciò accadeva (e purtroppo accade ancora) in molti sport, soprattutto i più popolari, consolidando una cattiva abitudine che spinse Gianni Clerici a coniare il termine italopitechi per quei tifosi del tennis incapaci di mantenere un atteggiamento sportivo. Un termine che si adattava bene anche al pubblico italiano della Formula Uno di un po’ di anni fa, quello che arrivò a tifare contro Riccardo Patrese ad Imola in quanto avversario della Ferrari. 

Certi timori per un possibile atteggiamento se non ostile, quanto meno indifferente, nei confronti di Antonelli non erano campati in aria. Sky Sport ha rimarcato a lungo la meravigliosa sorpresa di un pubblico ferrarista che con le bandiere del cavallino rampante in mano esultava per la vittoria di Kimi. Per fortuna certi post e commenti social non hanno fatto breccia nei veri appassionati. Anzi, si sono dimostrati per nulla rappresentativi, impartendo una lezione a chi dà troppa importanza, pure sui giornali, a certi commenti del web francamente dimenticabili. 

Oggi sarebbe troppo facile attribuire questa mezza rivoluzione al fatto che la Ferrari è fuori gioco e che quindi l’affetto dei tifosi si sia riversato automaticamente su Antonelli. Oppure che Kimi è il ragazzo della porta accanto e che sia facile provare simpatia per lui. La verità è che, nonostante la Ferrari sia una delle ultime religioni laiche, i suoi tifosi hanno capito che l’automobilismo sportivo italiano sta vivendo una storia mai vista prima, e che è giusto commuoversi per le imprese di un ragazzo nato a Bologna e che nessuno immaginava potesse farci emozionare tanto.

   

②  ARTEFICI  I numeri di Kimi

Quando si pensa alla vittoria di Antonelli a Monza non si sa da dove cominciare. Forse alcuni numeri restituiscono meglio la dimensione dell’impresa di Kimi. La vittoria partendo dal 19esimo posto non è un record, ma è comunque la seconda migliore rimonta nella storia dopo quella di John Watson al GP di USA Ovest del 1983. Anche Bill Vukovich vinse nel 1954 partendo dalla 19, ma si trattava di Indianapolis, dove la 19esima posizione significava partire a centro gruppo e dove era sicuramente più semplice recuperare posizioni in una gara di 800 km e di quasi quattro ore.

Le sette vittorie di Kimi su tredici GP stagionali, ovvero il 54%, benché parziale, rappresenta ad oggi la 17esima performance assoluta nella storia della F1.

Poi ci sono i record del cuore, i sessant’anni dalla vittoria di Scarfiotti ultimo italiano, il record di Kimi come pilota più giovane e quello della vittoria su questo circuito partendo dalla posizione più arretrata.

Poi per onestà non si può negare che la sua rimonta sia stata favorita dalla doppia partenza e dalla decisione di rientrare ai box per il cambio gomme durante la Virtual Safety Car. Però quando c’era da pigiare il piede sull’acceleratore Antonelli l’ha fatto meglio di altri.

Anche sul fatto che Kimi guidi la macchina migliore non ci piove. Ma questa non può essere una diminuzione dei suoi meriti. Guidare la macchina migliore è un privilegio che premia i migliori. Persino i pluri-campioni del mondo hanno vinto i loro titoli a bordo della macchina più veloce. Da Fangio fino a Verstappen, passando per Stewart, Lauda, Prost, Senna, Schumacher, Vettel, Hamilton, i grandi piloti sono stati quelli capaci di sfruttare il mezzo a loro disposizione nel migliore dei modi.

③   SCENARI   La resa di Russell col sorriso

Il mondiale è chiaramente apertissimo, però la doppietta Mercedes, la terza stagionale nonostante il dominio in campionato, con un uno-due che mancava dal GP di Cina di sei mesi fa, sposta l’ago della bilancia sempre più verso Brackley e un po’ anche verso Bologna. Ma se l’artefice principale dei 122 punti di vantaggio in classifica costruttori e dei 76 nei confronti del primo pilota non-Mercedes (Hamilton) è Antonelli, non va trascurato il nuovo Russell che nelle ultime due gare ha raccolto due podi. E lo ha fatto con il sorriso sulle labbra, conscio del nuovo ruolo che gli è stato assegnato da Toto Wolff in questa seconda metà di stagione. La serenità di George sembra sincera, anche se non è chiaro cosa lo abbia convinto ad accettare il ruolo di scudiero per amor di patria. Magari è merito di qualche clausola di rinnovo legata alla sua disponibilità a obbedire agli ordini di scuderia senza fiatare.

 

④  ORIZZONTI  Lo smacco Ferrari

Le parole di Vasseur nelle interviste del dopo gara sono state sorprendenti e hanno indotto all’ennesima riflessione sulla pessima comunicazione di Maranello. Il Team Principal francese ha definito Monza “la gara più difficile per la Ferrari”. Non si capiscono allora i motivi che si nascondono dietro i favori del pronostico che prima di ogni gara accompagnano la Rossa. Un ottimismo che dopo ogni Gran Premio si trasforma in una dichiarazione di consapevolezza dei propri limiti. Una maggiore prudenza sarebbe auspicabile, ma Vasseur è già partito con “Madrid è già una buona opportunità”. 

Si finisce così con Hamilton sesto, deluso per il distacco quasi incolmabile con la vetta della classifica e soprattutto arrabbiato per il comportamento di Leclerc che, prima di rovinare la sua gara con l’uscita al primo giro, ha danneggiato Lewis in un tentativo di sorpasso tanto aggressivo quanto imprudente. 

E certe domande restano ancora senza risposta. L’ingaggio di Hamilton aveva l’obiettivo di fargli vincere il mondiale? Se non era lui il primo pilota, perché prenderlo e continuare questo stillicidio di non-decisioni? Ora che la situazione in classifica è delineata, perché non fare come la Mercedes e stabilire delle gerarchie interne chiare e definitive? 

 

⑤  TRACCE   Cosa resta di Verstappen

Verstappen e la Red Bull hanno provato a spaventare le scuderie avversarie come ai bei tempi. Quest’anno Max e la Red Bull sono stati in testa per appena 11 giri sui 798 percorsi nei tredici Gran Premi finora disputati, ma i tre giri in testa di Monza sembravano promettere qualcosa di diverso dal terzo posto finale, che comunque resta un gran bel risultato. Forse è solo un riflesso condizionato, ma quando Verstappen è in testa si finisce spesso per tornare con la mente ai suoi anni di dominio.

La Red Bull non vince dall’ultimo GP del 2025, quello di Abu Dhabi, quando a spaventarsi fu la McLaren, che fu sul punto di buttare via un mondiale piloti già vinto. Ma una delle qualità di Max è proprio questa, intimorire gli avversari con la sua presenza. E a Monza deve essere tornato a spaventarsi anche il suo compagno di scuderia Lawson, incapace di entrare in zona punti per tutti i 53 giri del Gran Premio. La Red Bull torna così a fare punti con il solo Verstappen dopo otto gare in cui il suo compagno di team è sempre riuscito ad entrare tra i primi dieci, sette volte Hadjar e una Lawson. I podi restano però quasi un’esclusiva di Max, cinque per lui e uno per Hadjar, quello contestatissimo di Monaco, almeno da parte di Briatore dopo la decisione della FIA di toglierlo a Gasly.

   

⑥  MEDUSE  La papaya avvizzita

Dopo la doppia vittoria in Ungheria e Olanda, la papaya di Monza è tornata a sembrare un po’ avvizzita. Entrambe le McLaren sono finite ai piedi del podio, ma non hanno mai dato l’impressione di poter battere le due Mercedes. La F1 è strana, sembrava che la scuderia di Andrea Stella fosse quasi tornata quella dominante degli ultimi anni e invece torna ad essere quella vista per buona parte del campionato 2026. Così anche la McLaren, staccata di 181 punti dalla Mercedes, e con Norris a meno 96 da Antonelli, come la Ferrari, sta per deporre le armi.

L’unica novità di giornata è stata la gara di Piastri, per 51 giri su 53 davanti a Norris, tranne poi finire dietro a Lando nel finale di Gran Premio.

Il weekend di Andrea Stella finisce così con soli 22 punti, anche se la McLaren ne recupera 14 alla Ferrari. Un weekend che era cominciato con un inatteso fuori programma durante la conferenza stampa del giovedì. Flavio Briatore ha esplicitamente accusato la McLaren di legami poco chiari con uno dei giudici della FIA che hanno deciso di togliere a Gasly il terzo posto di Monaco, dopo averglielo assegnato con una decisione a tavolino che aveva cancellato la penalità al pilota della Alpine per eccesso di velocità in pit-lane. La McLaren era stato uno dei team che aveva fatto ricorso contro la decisione di annullare la penalità a Gasly.

 

 CONFINI  La resistenza dell’Alpine

Gasly e l’Alpine meritano il cilindro di chiusura. La pole position di Pierre, prima in carriera, è stata la sorpresa del weekend, così come lo sono state entrambe le macchine della scuderia arrivate in zona punti. È la quinta volta che accade in stagione, e gli otto punti conquistati dalla Alpine a Monza hanno rafforzato la sesta posizione in classifica costruttori, con un occhio al quinto posto della Racing Bulls distante appena 13 punti.

Per i primi due giri dopo la ripartenza, Gasly e Colapinto erano addirittura secondo e quarto, e forse la scuderia di Briatore aveva sperato in qualcosa in più di un settimo e nono posto. Però le altre scuderie alle spalle della Alpine sono lontane e nessuna di esse è arrivata in zona punti, privilegio che è toccato solo alle prime sei in classifica costruttori. Un’ultima curiosità: la Alpine fa parte delle sei scuderie che dopo tredici Gran Premi non sono ancora aritmeticamente tagliate fuori dal mondiale. Anche se a breve lo sarà, aver resistito oltre la metà del campionato tra le scuderie che (solo) teoricamente possono ancora vincere il mondiale è un po’ come essere nella Hall of Fame dei costruttori 2026.

 

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