
DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI Il ritorno papaya
La McLaren è risorta. Andrea Stella è stato di parola e aveva ragione a dire che il risultato di Spa era stato bugiardo.
Norris è tornato alla vittoria dopo dodici Gran Premi di digiuno, ed è il quinto pilota a vincere nel 2026. Era da São Paulo 2025 che non saliva sul gradino più alto del podio e in mezzo a questi otto mesi e mezzo di attesa ci sono stati solo tre podi, pochini per un campione del mondo in carica.
Tra l’altro, vincere solo all’undicesima gara stagionale per un campione del mondo uscente non è una cosa così frequente, sebbene dagli anni ’70 in poi ci siano stati alcuni piloti che hanno fatto anche peggio, come Andretti nel 1979, Scheckter nel 1980, Piquet nel 1988, Damon Hill nel 1997 e Villeneuve del 1998, tutti con zero vittorie da campioni del mondo e tutti accomunati da un mix di progetti sbagliati, cambi di scuderia e talvolta demotivazione. Nel nuovo secolo solo Vettel nel 2014 non è riuscito a vincere neanche un Gran Premio da campione del mondo.
Ora sta a Norris confermare tra un mese che la vittoria in Ungheria non è stata un caso. Solo una serie di sfortunati eventi ha impedito una doppietta McLaren, che manca proprio dal GP di Ungheria di un anno fa. Piastri ha prima rischiato di uscire a causa di un contatto durante il doppiaggio di Sainz, poi ha rotto il cambio mentre era secondo a 15 giri dalla fine.
Stella sapeva che prima o poi le papaya sarebbero tornate. Il recupero in classifica costruttori non c’è stato a causa del ritiro di Piastri, ma con 13 gare ancora da correre, persino i 159 punti di ritardo rispetto alla Mercedes potrebbero non essere irrecuperabili. Questo soprattutto alla luce di ciò che accadde nel 2024, con la rimonta McLaren che iniziò ancora una volta in Ungheria, allora con una doppietta. Ricordiamo tutti come la scuderia di Woking, partendo da un centinaio di punti di svantaggio rispetto alla Red Bull, chiuse la stagione da campione del mondo costruttori.
② GESTI Il sorpasso di Verstappen
Il secondo vero protagonista di giornata è stato Verstappen, che tra mugugni e lamenti è salito di nuovo sul podio. Ora è a quota quattro, incredibilmente solo uno in meno di Russell. Il suo Gran Premio è stato anche una prova di resistenza sulle gomme morbide, ben 29 giri che gli hanno permesso di evitare il terzo pit-stop che gli sarebbe costato tre posizioni. La sua giornata è stata arricchita da un sorpasso straordinario su Hamilton, dopo che quest’ultimo in precedenza gli aveva rubato la posizione grazie ad una fermata ai box anticipata e conseguente undercut.
Ora Verstappen è salito al sesto posto mondiale superando Piastri e tra un mese proverà a fare il colpaccio a casa sua, nello storico circuito di Zandvoort dove centinaia di migliaia di suoi connazionali lo aspettano per l’ultimo Gran Premio d’Olanda di questa storia recente. Un Gran Premio riammesso in calendario nel 2021 dopo 36 anni di pausa proprio grazie alle prodezze e alla fama di Max e che non sarà più in calendario dopo sole sei edizioni per problemi di budget. Così va il mondo della F1.
Nel frattempo, la giornata della Red Bull è ancora una volta completata dall’ottimo Hadjar, che non solo ha fatto gioco di squadra consentendo a Max di consolidare il secondo posto, ma con la sua sesta posizione ha raggiunto l’ottavo Gran Premio consecutivo in zona punti, rafforzando la sua immagine in scuderia come pilota veloce, intelligente ed affidabile. La Red Bull porta a casa la sua prima “vittoria di tappa” stagionale, con 26 punti totali contro i 25 della McLaren. I punti totali, 177, sono ancora pochi per gli standard della scuderia di Mekies, ma il campionato, anche per la Red Bull, è ancora lunghissimo.
③ ZOOM La fiducia di Antonelli
La Mercedes è uscita bene da un Gran Premio che poteva andare peggio. Antonelli è arrivato terzo, rafforza la sua leadership mondiale, e dà un’altra prova di forza mentale. Il ragazzo è veloce e tenace, e di fronte al colpo di sfortuna del cambio gomme appena due giri prima della Virtual Safety Car non si è abbattuto, ma ha continuato a lottare all’inseguimento del secondo posto di Verstappen. Per Kimi si tratta del nono podio in undici Gran Premi, per lui non c’è alternativa, se la sua macchina non ha problemi, la sua gara finisce nei primi tre posti. Il suo vantaggio su Hamilton si è leggermente dilatato, ora è di 50 punti.
Antonelli è talmente convinto di far bene che a un certo punto della gara ha persino chiesto ai box di non fermarsi e finire la gara con le gomme che aveva cambiato appena al 23esimo giro e che aveva già fatto durare la bellezza di 30 giri. Dai box gli hanno fatto capire che altri 17 giri erano troppi, anche se Kimi continuava a segnare tempi eccellenti con degli pneumatici che quasi mostravano le tele. Anche queste sono qualità che non tutti i piloti possiedono. Soprattutto i più giovani.
Anche Russell ha finito meglio di quanto si era immaginato all’inizio. Un vero e proprio stallo in partenza, causato ancora una volta da un problema alla Power Unit che alimenterà ancor di più le teorie del complotto pro-Antonelli(ma di questo ne scriveremo in fondo), lo aveva costretto a farsi sfilare da tutto il gruppo di macchine dietro di lui. Alla fine se l’è cavata con un buon settimo posto che lo mantiene a galla nella lotta per il titolo, 59 punti sono recuperabili, come i colpi di scena recenti hanno già dimostrato.
Toto Wolff può solo recriminare per i punti persi per problemi meccanici, che hanno portato a cinque “zero”. La Ferrari è lontana, ma non lontanissima e la McLaren è tornata. Qualche preoccupazione c’è, il campionato non è chiuso come qualcuno imprudentemente aveva affermato, ma la Mercedes resta ancora la favorita numero uno per entrambi i titoli.
④ PANORAMI Le altalene della Ferrari
La Ferrari torna a vivere uno dei suoi soliti weekend in chiaroscuro. Il quarto e il quinto posto finale, soprattutto dopo le due vittorie e i podi recenti, non soddisfano, benché la posizione in classifica costruttori e i relativi distacchi verso l’alto e verso il basso restino tutti praticamente immutati.
Che non tutto stesse andando per il verso giusto lo si era capito dopo la penalizzazione di Hamilton dopo le qualifiche, con la sua retrocessione dal secondo al quinto posto per “impeding” nei confronti di Piastri. Questo slittamento avrebbe dovuto favorire Leclerc, salito a sua volta in seconda posizione, ma la partenza di Charles non è stata all’altezza delle aspettative, con tre posizioni perse durante il primo giro. Una volta dietro i primi, le due Rosse non sono più riuscite a farsi spazio, soprattutto in un circuito dove teoricamente è difficile sorpassare. Però proprio Hamilton si è fatto sorprendere e sorpassare da Verstappen, in una manovra che nessuno dei due piloti di Maranello è riuscito a replicare.
Eppure durante la gara ci sono state occasioni di cui approfittare, con la Ferrari incapace di massimizzare i possibili risultati anche per problemi con la gestione delle gomme, delle strategie che a un certo punto sono sembrate poco convincenti e soprattutto per l’ennesima penalità a Hamilton, stavolta per eccesso di velocità in pit-lane, che nei fatti cambia poco per la scuderia, visto che si è trattato solo di un’inversione di posizioni tra i suoi due piloti.
Si tratta della quinta penalizzazione per Sir Lewis, primatista stagionale davanti ad Antonelli con quattro. Così come il muretto Mercedes ha richiesto la massima attenzione a Kimi per i track limits, che sono all’origine di due delle sue quattro penalità, sarà importante che Hamilton si focalizzi meglio sulle cause di questi 20 secondi totali, più tre posizioni in partenza, che forse qualche punticino gli sono costati. Mettendo da parte il vittimismo del “…me la danno ogni volta che possono… ” e concentrandosi di più sul perché di tali penalità.
⑤ ORIZZONTI La continuità della Racing Bullss
Un po’ di novità nel mondiale degli “altri”. Primi punti per Hulkenberg, con il suo compagno Bortoleto che a momenti finiva a sua volta in zona punti. Gabriel ha però fatto una gara molto buona, riuscendo addirittura a rimanere in pista per ben 30 giri con le gomme a mescola più morbida. Un nono e un undicesimo posto non sono il massimo, ma l’Audi è alla sua terza gara consecutiva in zona punti. E qualcosa vorrà pur significare.
Il record di percorrenza sulle gomme “rosse” spetta però a Fernando Alonso, rimasto con le “morbide” per ben 36 giri, nel tentativo di ricavare il massimo da una Aston Martin che ha fatto intravedere qualche miglioramento con il 13esimo e 14esimo posto dei suoi piloti.
Invece la Haas è totalmente scomparsa dai radar. Quinto Gran Premio consecutivo senza punti, come le Williams, che oltre a finire ultime in pista tra le auto giunte al traguardo, hanno combinato pasticci. È stata davvero incomprensibile l’azione di Sainz quando non ha lasciato spazio a Piastri. Un pilota tanto esperto non dovrebbe commettere errori così, soprattutto perché non è la prima volta che incappa in episodi controversi. È la dimostrazione che guidare una macchina non all’altezza toglie energie nervose e concentrazione.
Da segnalare infine lo stallo in classifica delle due Alpine dopo un periodo che sembrava aver rilanciato la scuderia guidata da Flavio Briatore. La Racing Bulls, a punti per la settima gara consecutiva, ringrazia.
⑥ TRACCE Lance Stroll e le raccomandazioni
Lance Stroll ha festeggiato i 200 GP in carriera arrivando 13esimo davanti ad Alonso 14esimo, una cosa che in Aston Martin, dal 2023 in poi, gli è riuscita solo 11 volte sulle 54 in cui entrambe le macchine hanno tagliato il traguardo.
Lance può essere considerato ormai un veterano. È l’ottavo pilota come numero di Gran Premi fra quelli presenti nell’attuale F1, ne ha corsi più di Leclerc, pur avendo un anno in meno, tanto per fare un esempio. Poi è il più giovane di quelli attuali oltre quota 199, pur essendo alla sua decima stagione. Ed è il 25mo pilota come gare corse in F1 sui 782 che ne hanno disputata almeno una.
Ci si chiede spesso quanti ne avrebbe disputati se non fosse stato figlio di Lawrence, se il suo posto sarebbe stato di qualcun altro e se si tratta solo di un pilota figlio di papà e raccomandato. Potrebbe essere una domanda posta male, perché Lance, pur avendo nel suo palmares appena tre podi e una pole in F1, ha avuto alle spalle una carriera di rookie molto promettente. Ad appena undici anni fu nominato rookie dell’anno come pilota di kart in Quebec nel 2009. È stato membro della Ferrari Driver Academy e nel suo esordio in Formula 4 vinse la serie italiana mettendo insieme tante vittorie, podi e pole position. Così come in Formula 3, dove riuscì a mettersi in luce fino a conquistare un posto in Williams.
Insomma, non uno sprovveduto, ma la dimostrazione lampante che un aspirante pilota con mezzi economici oltre la media può fare molta più pratica ed arrivare ai vertici prima degli altri. Ovvero, il posto in F1 ce l’ha sicuramente grazie al papà, ma anche perché papà ha potuto fare investimenti giganteschi sul ragazzo in termini di pratica e allenamento, oltre che assicurargli un posto nella sua scuderia.
È una storia paradigmatica di come funziona la Formula Uno da sempre. Ma in F1 non ci sono piloti scarsi. Ci sono piloti che possono arrivare grazie alle fortune di genitori e sponsor. Non perché siano raccomandati, almeno non solo per quello, ma perché rispetto ad altri hanno accumulato più ore di guida. Poi ci sono quelli che a parità di esperienza sono più bravi e meritevoli, e quelli che lo sono un po’ meno. E ci sono piloti fuori dalla F1 che forse meriterebbero il posto occupato da qualcun altro.
Ma per guidare una macchina di Formula Uno per 300 km a oltre 300 all’ora non bastano denaro e raccomandazioni se non si è preparati, adeguati ed esperti.
⑦ ORIZZONTI Fischiare Antonelli a Monza sarebbe triste
Un extra cilindro per Kimi Antonelli, ma solo per commentare una certa atmosfera intorno a lui. In Italia il tifo per la Ferrari è una delle varie religioni laiche esistenti, pari forse solo a quella calcistica per la propria squadra del cuore. Ma ciò non giustifica la serie di commenti social da parte di tifosi italiani che tendono a sminuire, se non ridicolizzare, le prestazioni di Kimi. Affermare che chiunque vincerebbe con la sua macchina, che i due piloti della Ferrari darebbero due giri a tutti alla guida della stessa Mercedes, oppure che sotto c’è qualche imbroglio e che Toto Wolff stia facendo di tutto per sfavorire Russell, sono frasi che non hanno nessuna evidenza né controprova. Certe affermazioni servono solo ad inquinare i pozzi nella splendida annata di un ragazzo italiano che sta conquistando il mondo della Formula Uno. Senza parlare della causa tra il suo vecchio manager Giovanni Minardi e la famiglia Antonelli, che dovrebbe restare fuori dalle gare e dal giudizio specifico sul pilota.
Non si dovrebbe dare alcuna importanza ai commenti social, anzi meno se ne parla e meglio è. Ma da quando la Ferrari è diventata rivale diretta di Antonelli l’atmosfera è cambiata, e se ne scriviamo è solo perché tra poco più di un mese si corre a Monza. Pista sulla quale, non dimentichiamolo, tutti i vari avversari della Ferrari sono stati ferocemente fischiati e insultati. Hamilton vergognosamente inondato di fischi e ululati nel 2018, Vettel ne fu subissato nel 2014, e parliamo di due piloti diventati poi alfieri della Rossa.
Inutile ricordarli tutti, basta fare il nome di Ayrton Senna, grande nemico fino alla sua morte nel 1994, fischiato sistematicamente e persino oggetto di una sassaiola.
Ma soprattutto Riccardo Patrese, italiano come Antonelli nel 1983, ma “nemico” in quanto pilota della Brabham. Quella volta fu a Imola, con il pubblico che addirittura esultò alla sua uscita di pista mentre si trovava in testa.
Antonelli ha dato dimostrazione di grande solidità mentale, ma sarebbe molto triste riproporre scene simili al prossimo GP d’Italia.
Sarebbe una pessima figura verso il mondo intero.
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