

Di Roberto Liberale
Questi Mondiali non sono caratterizzati solo dall’enorme numero di partecipanti, ma anche dalla riproposizione di una formula superata. Stabilire il percorso di ciascuna squadra in anticipo presta il fianco a sospetti e penalizza alcune nazionali a favore di altre. Otto delle 12 vincitrici di un girone si scontreranno con delle ripescate non in base a un ranking, ma con una tabella precompilata. Le altre quattro si dovranno incrociare con delle seconde classificate, forse di livello superiore, per un percorso preparato in anticipo. Nel frattempo le altre otto seconde avranno il vantaggio teorico di incontrarsi tra loro. In pratica, le vincitrici dei gironi C, F, H e J – probabilmente Brasile, Olanda, Spagna e Argentina – inizieranno la fase a eliminazione diretta con partite più delicate. Ai tempi del sorteggio erano prima, seconda, quinta e settima nel ranking FIFA. Spicca ai sedicesimi una probabile Argentina-Uruguay, se non Spagna-Argentina. Potremmo avere subito Olanda-Scozia o Olanda-Marocco.
Per le seconde classificate che si incontreranno tra loro, le partite potrebbero essere Corea del Sud vs. Canada (o Svizzera), Colombia vs. Croazia (o Ghana), Costa d’Avorio (o Ecuador) vs. Norvegia (o Senegal), Turchia vs. Egitto. Sicuramente meglio che Spagna, Argentina, Brasile e Olanda. Salta agli occhi pure una Francia-Germania già agli ottavi.
I custodi della tradizione continueranno a sostenere che il Mondiale è stato sempre così, che alla fine vince la più brava e non la più forte, che anche la sorte è un elemento.
Lo sport moderno si sta però evolvendo, molti organizzano i tornei dando un peso all’equità, al ranking e ai risultati dei gironi. Da un paio di anni si è adeguata pure la Champions League eliminando i sorteggi, spesso ingiusti, e riordinando le qualificate in un tabellone di tipo tennistico basato sugli esiti della fase campionato.
Nei Mondiali con gironi da tre partite, dal 1958 in poi, tra le 27 squadre che hanno concluso la prima fase a punteggio pieno, solo il Brasile 1970 e 2002, la Francia 1998, hanno vinto la Coppa. L’Olanda 2010, l’Argentina 2014 e la Croazia 2018 hanno perso la finale.
L’altra faccia della medaglia è vincere partendo male. La Germania Ovest 1954 e 1974, l’Argentina 1978 e l’Italia 1982 arrivarono al titolo qualificandosi come seconde nel girone, l’Italia senza vincere mai. Ci sono state squadre campioni del mondo nonostante una sconfitta nel girone, come Germania Ovest 1954 e 1974, l’Argentina 1978, la Spagna 2010 e l’Argentina 2022, in assoluto la squadra campione col peggior percorso: quattro vinte, due pareggiate e passate ai rigori, una sconfitta.
L’Argentina 1990 andò in finale da ripescata tra le migliori terze; l’Italia 1994 ultima tra le quattro ripescate; la Francia 2006 quasi fuori dopo i due pareggi iniziali e qualificata grazie alla sconfitta della Corea del Sud nell’ultima partita con la Svizzera. Un indizio che partire forte aiuta, ma spesso vincere il girone non porta vantaggi.
Quando fu deciso di aumentare le nazionali a 48, il torneo avrebbe dovuto avere una fase a gironi con 16 gruppi di tre squadre, le prime due avanti a eliminazione diretta. Il numero di partite sarebbe stato di 80 anziché 104, con sette partite per le semifinaliste invece di otto. I gironi da tre avrebbero evitato i ripescaggi e avremmo avuto la gran parte delle terze partite importanti quasi quanto gare a eliminazione diretta, con una eliminazione diretta senza equivoci, le 16 prime contro le 16 seconde. Si sarebbe potuto pensare a classificarle in funzione dei risultati della prima fase, con un tabellone di tipo tennistico e teste di serie. Ma è un’idea troppo moderna e meritocratica per la FIFA attuale.
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