
Una sferzata alle acque stagnanti del calcio italiano in crisi. Così l’ha chiamata l’Ansa, “in una serata immalinconita anche dalla pioggia, con una squadra di ventunenni in cerca se non di gloria, almeno di un po’ di luce, schierati secondo un 4-3-3 con tanto possesso del gioco e una circolazione palla più rapida di tanti compassati ritmi italici”.
Il risultato non è una cosa di poco conto. Nel gioco delle analogie con il grande setaccio generazionale di Bearzot e Bernardini, la Neo-Italia yè-yè non vinse prima della quinta uscita [1-0 in Finlandia]. Nelle precedenti quattro fece due 0-0 e due sconfitte, avrebbe perso pure la quinta con l’URSS e poi altri due 0-0, per presentarsi con un mucchio di domande su sé stessa al torneo del Bicentenario negli States – primavera del 1976 come oggi. Risultati: una vittoria per 4-0 contro un’insulsa selezione di vecchie glorie chiamate misteriosamente USA, una sconfitta per 2-3 con l’Inghilterra dopo essere stati avanti per 2-0 e una sconfitta per 4-1 contro il Brasile, come all’Azteca in chiusura di ciclo.
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