Alaphilippe non pensa al ritiro

Julian Alaphilippe invece non ci pensa affatto. L’attenzione intorno a lui si è spostata in modo quasi ossessivo: non interessano più il cambio di squadra o l’eredità lasciata alla Quick-Step, ma il tempo che passa, il corpo che presenta il conto, perfino i primi capelli bianchi. A Moraira, durante la presentazione della Tudor, il campione francese ha capito subito che il nuovo tema per lui sarebbe stato quello: l’età, il possibile declino, la fine che si avvicina. Eppure, a 33 anni, reduce da una stagione chiusa con una vittoria in Québec, Alaphilippe non accetta l’idea di essere già oltre il picco.

Fabian Cancellara, patron della squadra svizzera, dice a L’Equipe di non avere dubbi: «Ne vincerà ancora tante. Ha finito forte la stagione, dal Tour of Britain fino alla Lombardia: quello è il vero Loulou. E poi è giovane nella testa». Ma lo stesso Alaphilippe aggiunge segnali più ambigui, quasi da veterano che inizia ad ascoltare il proprio corpo: «In allenamento soffro di più a una certa soglia rispetto a prima».

Alaphilippe non si nasconde. Parla delle cadute, delle operazioni, dei virus che lo hanno colpito nei momenti peggiori, del Tour de France vissuto subendo più che attaccando. Ma allo stesso tempo rifiuta l’idea di correre senza ambizione. «Se non penso più di poter vincere grandi corse, allora è finita. Io non posso pedalare solo per pedalare», confessa, tornando a nominare i luoghi che ancora lo accendono: «La Sanremo, quando entri nel finale, è elettrizzante. Le Strade Bianche, la Freccia Vallone – sono momenti che mi fanno capire che amo ancora quello che faccio».

Un accenno esplicito alla fine arriva quando pensa ai Mondiali in Canada. Potrebbero essere gli ultimi, Sallanches 2027 no, non sono adatti a lui. «Ma se pensi alla fine, hai già un piede fuori», dice, chiarendo che il vero motivo per smettere sarebbe un anno senza salute, senza piacere, passato a inseguire la condizione e non le vittorie. Alaphilippe non promette né una resurrezioni né un addio: «Finché ci saranno obiettivi, finché ci sarà desiderio, la fine può aspettare».

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