L’impatto sociale di Salah e il polverone razzista del ct sudafricano

Il torneo

Le partite di oggi

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    L’orgoglio del Mali

mali vs zambia   Cosa distingue la Coppa d’Africa dalle altre competizioni?

«I migliori giocatori del mondo sono qui. L’Africa vanta alcuni dei migliori calciatori del pianeta e tutte le principali squadre europee fanno affidamento su giocatori africani. Oggi, le più grandi stelle del continente sono presenti alla Coppa d’Africa. È una vera festa con tifosi, colori, musica e una passione incredibile. L’Africa è un continente calcistico e la Coppa d’Africa incarna la ricchezza e la diversità del calcio africano. Per me, è una delle migliori competizioni al mondo».  Tom Saintfiet, commissario tecnico del Mali

 

  Il polverone razzista alzato dal c.t.

sudafrica vs angola   Hugo Broos apre la sua Coppa d’Africa con una tempesta improvvisa. Il c.t. sudafricano ha scosso il paese con una frase infelice su un suo giocatore, Mbekezeli Mbokazi, arrivato in ritardo in ritiro. Le parole sono rimbalzate ovunque. Ha promesso di farlo bianco una volta uscito dal suo ufficio. In Sudafrica, dove l’apartheid è ferita ancora viva, l’impatto è stato enorme. Un deputato dello United Democratic Movement si è rivolto alla Commissione dei diritti umani accusando Broos di razzismo e sessismo, perché nel frattempo il tecnico aveva attaccato anche la agente del calciatore per la scelta del futuro club. Un giornalista locale sintetizza al giornale francese: «Non si fa, e il peso è ancora più grande, vista la nostra storia».

L’Équipe ricostruisce la sequenza: lo choc nazionale, le scuse rapide, il sostegno ufficiale della federazione. Il contesto sportivo salva Broos: tre anni di lavoro, il ritorno ai Mondiali dopo il 2002, gli stadi di nuovo pieni, una credibilità maturata nel continente dopo la Coppa vinta con il Camerun nel 2017. «Parla cash con tutti», ricorda Michael Ngadeu, ex difensore camerunese, nel senso di franchezza. Stavolta l’ha fraintesa, ne ha messa troppa. Oggi il Sudafrica debutta contro l’Angola, con l’esigenza di tenere polemica fuori dal campo. La vicenda si è attenuata, ma ha mostrato quanto sia fragile l’equilibrio tra risultati, memoria collettiva e parole. Una vittoria potrebbe seppellirla; resta il segno lasciato dal rumore.

 

    L’impatto sociale di Mo Salah

Egitto vs zimbabwe     Mohamed Salah torna in Africa con una statura che nessun altro giocatore africano ha mai posseduto nel suo Paese. In Egitto, non esiste partita del Liverpool che non coincida con il suo nome. Sam Dean sul Telegraph dice che nessun giocatore è più grande del Liverpool Football Club, a meno che tu non sia in Egitto

La dimensione della celebrità è politica, sociale, identitaria. Alle presidenziali del 2018, più di un milione di schede sono state annullate perché i votanti hanno scritto il nome di Salah. Il quotidiano Youm7 ha pubblicato oltre cinquanta articoli su di lui nelle 48 ore successive all’intervista in cui ha accusato il Liverpool di averlo “buttato sotto l’autobus”. Ma non era nulla in confronto alla reazione nel suo Paese, scrive Dean. In Egitto la frase è diventata un evento nazionale, non sportivo. Il suo agente lo ha definito «l’unica vera icona araba globale». La sicurezza con cui ha parlato a Elland Road nasce anche lì: può dividere l’opinione britannica, ma sa di avere alle spalle un Paese intero, e larga parte del mondo arabo, qualunque cosa dica. 

Il ritorno in Coppa d’Africa arriva nel momento perfetto per lui. Dopo settimane di attrito con il Liverpool, Salah rientra nell’ambiente in cui è venerato e resta il volto di una squadra fra le favorite del torneo. L’Egitto debutta oggi con lo Zimbabwe a Rabat: sarà la sua prima partita da titolare da novembre. Il sostegno interno è assoluto. I tifosi egiziani hanno preso posizione nella disputa. Una testata sportiva ha definito Arne Slot codardo. Politici, presentatori, influencer: l’onda è stata collettiva. Il giorno dopo la partita contro il Leeds, il commissario tecnico Hossam Hassan ha pubblicato una foto di Salah con la frase: «Sempre un simbolo di determinazione e forza».

Salah incarna un riscatto storico: il ragazzo di Nagrig che ha scalato l’Europa, che dona milioni in beneficenza, che ha riportato l’Egitto in Coppa del Mondo e ha riscritto la narrazione sull’identità araba e musulmana nel calcio occidentale. Quando segnava e pregava in campo, Anfield cantava di andare in moschea con lui. Uno studio di Stanford mostra che dopo il suo arrivo al Liverpool nel Merseyside i reati per odio religioso sono diminuiti sensibilmente. Allo stesso modo si è ridotto il volume di contenuti anti-musulmani online. Salah non è solo un calciatore che rappresenta il proprio Paese. È un punto di riferimento che ribalta complessi storici e percezioni radicate. Resta la pressione sportiva. L’Egitto ha vinto più Coppe d’Africa di chiunque altro; Salah mai. A 33 anni, il tempo si assottiglia.

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