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I temi del giorno
La Battaglia dei Sessi è stata imperdonabile
Poteva essere una tragedia. Invece è stata una farsa. A metà del secondo set la trasmissione britannica ha iniziato a saltare. Freeze e glitch, glitch e freeze. Aryna Sabalenka e Nick Kyrgios a Dubai sono spariti dietro i vecchi monoscopi. Quando il segnale è tornato, i problemi sono cominciati anche su Tennis Channel negli USA. La numero 1 al mondo e il finalista di Wimbledon 2022 hanno continuato a giocare. “Ma lo spettacolo promesso non è mai arrivato” dice James Hansen su The Athletic.
Kyrgios ha vinto 6-3 6-3 giocando per lo più palle lente e smorzate, nonostante un tentativo di rimonta di Sabalenka nel secondo set — ripreso solo in parte dalle telecamere, almeno sulla BBC. Era esattamente lo scenario che il tennis femminile doveva temere. La miglior giocatrice del mondo battuta da un tennista che ha giocato solo sette partire negli ultimi tre anni, attualmente numero 672, col fiato corto dopo mezz’ora. “Per chi avesse visto il tennis femminile per la prima volta — dopo una stagione straordinaria con cinque giocatrici a vincere i cinque titoli principali — la sensazione sarebbe stata di smarrimento”.
Eppure Sabalenka a fine match ha detto che a lei è parso tennis di ottimo livello. Un pubblico di 17.000 persone ha fatto il rumore di un decimo. A livello tecnico, se ancora può avere un senso occuparsene, Sabalenka ha sofferto più di Kyrgios la regola della singola battuta: cinque doppi falli contro uno. Stuart Duguid, co-fondatore dell’agenzia Evolve, aveva definito il match un bene per il tennis femminile. Lo è stato certamente per la sua azienda, che ha sotto contratto entrambi. Solo Shakira avrebbe saputo dirlo meglio. A differenza di altre esibizioni, Sabalenka e Kyrgios non avevano microfoni. Non ci sono state interviste in campo nei time-out speciali. Persino il lancio delle palline firmate al pubblico — ormai un rito — è stato sostituito dal presentatore che correva di qua e di là con una borsa piena. Insomma: un disastro. Non è stata giocata una partita. Una partita è accaduta e basta. Duguid è arrivato a definire Kyrgios un amico del tennis e dello sport femminile – lui che si è detto contrario alla parità di montepremi.
“Una partita – dice The Athletic – che non aveva nulla a che vedere con la Battaglia dei Sessi del 1973 tra Billie Jean King e Bobby Riggs, nata nel pieno dell’emancipazione femminile e della nascita della WTA”. Intervistata dalla BBC, King lo ha detto chiaramente: «Non è la stessa cosa». E alla fine aveva ragione.
Fiona Tomas sul Telegraph sottolinea che “Sabalenka si è presentata con un trench di paillettes ed è scesa danzando i gradini verso il campo. Era simile a una camminata sul ring, il che ha aggiunto ridicolo al tutto. Quando stavamo iniziando a capire i cambiamenti delle regole, Sabalenka ha chiesto un time-out di 60 secondi, non per discutere di tattiche con il suo team di allenatori a bordo campo ma per lanciarsi in una versione della Macarena per le telecamere. Kyrgios ha fatto lo stesso quando ha avuto un match point. Non vi siete divertiti?”.
Gaia Piccardi sul Corriere della sera lo ha definito “spettacolo avvilente che non ha le caratteristiche minime di serietà per essere un esperimento social-sportivo né la qualità per essere un intrattenimento godibile”. Una partita che “finisce senza dirci nulla che non sapessimo già”, cioè che Kyrgios “verrà ricordato per il lancio della sedia al cambio di campo, le accuse di violenza delle ex fidanzate, le condotte antisportive, le squalifiche, le sgradevolezze assortite distribuite equanimemente per i courts del pianeta. E per la straordinaria vittoria di Dubai”.
Ma questa è una partita che offende prima di tutto le donne e che Sabalenka aveva il dovere di rifiutare. Alyson Rudd sul Times la pensa così: “Durante il periodo natalizio, il Times ha riportato che un numero crescente di pubblicità ritrae donne in ruoli domestici tradizionali e la partita tra Sabalenka e Kyrgios è sembrata il ritorno a un’altra epoca, quando il sessismo era dilagante e King doveva lottare per la parità di retribuzione delle giocatrici. Sabalenka ha aggiunto che potrebbe esserci una prossima volta. Per favore, Dio, no”.
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“Ennesima testimonianza di un pianeta che va ormai per fatti suoi, l’esilarante “Battaglia dei sessi”, a iniziare dalla denominazione, ha annullato o quasi il grande exploit del tennis in questa stagione *** Peraltro il campo asimmetrico, con la metà della tennista bielorussa ristretta (un vero atto di galanteria anni ’30) ha indotto qualche spettatore in tarda età a cercare come un tempo la manopola della sintonizzazione sul televisore”.
Antonio Dipollina, Repubblica
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Lo show, i soldi e i soliti sospetti: Joshua vs Paul
È boxe e non è boxe. È sport e non è sport. È uno spettacolo disturbante e affascinante, assurdo e pericoloso. È affari e cultura pop, soldi e intrattenimento, streaming e identità digitale. C’è chi lo chiama circo, chi lo chiama baraccone, in sostanza una nuova sconcezza a cui si concede la vecchia noble art.
DA SLALOM DEL 28 DICEMBRE
Come si chiamerebbe la Battaglia dei Sessi se fosse boxe
Aryna Sabalenka avrebbe potuto consegnare agli archivi del tennis, se non vogliamo dire allo storia, un 2025 pieno di tre finali slam, il titolo agli US Open, un’evoluzione tecnica evidente: dalla potenza ruvida dei suoi inizi è passata a una completezza che giustifica il numero 1 del mondo per il secondo anno consecutivo. Un periodo che dovrebbe essere celebrato. Invece ha rovinato tutto. Ha messo al centro della scena la Battaglia dei Sessi di Dubai. Se ne parlava qui qualche giorno fa a proposito di Joshua vs Paul. Il mondo della boxe è molto più feroce verso sé stesso e verso la purezza della sua classicità. Chiama con più facilità le baracconate con il suo nome. Altri sport lo fanno meno, si auto-assolvono. Non basta mettere un uomo contro una donna per avere la Battaglia dei Sessi. Aryna Sabalenka non è Billie Jean King. Non si sta battendo per i diritti di nessuna delle sue colleghe, quel circuito nato per rivendicare equità e diritti, finito a giocare le sue finali in un paese [l’Arabia Saudita] dove l’equità e i diritti sono messi in discussione. Obiezioni? Nessuna.
Tumaini Carayol sul Guardian ha definito la Battaglia dei Sessi “uno dei format più insensati mai concepiti”. La logica di Kyrgios è trasparente. Viene da tre anni di infortuni, ha giocato sei partite ufficiali, ha un futuro agonistico incerto. A trent’anni cerca incassi, finché può. Molto più significativa — e deludente — pare la scelta di Sabalenka.
La partita del 1973 fu “un momento cardine per lo sport femminile”. Mezzo secolo dopo, quella retorica nobile viene usata in modo cinico, per un engagement di bassa lega. Così dice Carayol, al quale questo evento pare “un autogol per Sabalenka e per il tennis femminile”.
Nessuno avrà qualcosa da imparare da questa messa in scena. Kyrgios resta fisicamente irraggiungibile. Perché sporcare il tennis femminile che è già uno spettacolo di prim’ordine? Se è per un bisogno di attenzione – scrive il Guardian – allora di dovrebbe puntare sull’eccellenza, non su confronti tossici. Il rischio è alimentare gli stessi dibattiti stanchi sui tre set o i cinque set. Il ruolo di chi guida la WTA dovrebbe essere l’opposto: proteggere il proprio sport, non aprire la porta a chi vuole denigrarlo.
Il contesto è diventato ancora più cupo. In un’intervista con Piers Morgan, Sabalenka ha attaccato la presenza di atlete trans nel tennis, eppure Carayol ricorda che “non esiste una sola donna transgender nel Tour WTA”. Ci sono invece “misoginie quotidiane”. Anche dall’interno. Sabalenka deve ignorarlo. Il Guardian le rimprovera di sedere oggi accanto a un uomo che ha ammesso un’aggressione all’ex fidanzata, ha dovuto smarcarsi da Andrew Tate e si porta dietro accuse di sessismo. L’attenzione non manca: la BBC trasmetterà l’evento, Sabalenka è volata da Jimmy Fallon, l’arena di Dubai avrà probabilmente 17.000 spettatori. Ma non tutta l’attenzione è oro. Carayol sottolinea che siamo nell’epoca “in cui gli influencer pugili guadagnano più dei pugili veri” ma nessuno potrà correggere il senso di questa serata: non c’è nessuna causa nobile. Solo soldi. Sabalenka e Kyrgios condividono anche la stessa agenzia. Il paradosso è feroce: nel suo miglior anno recente, il movimento femminile del tennis sceglie di spostare i riflettori su una trovata vuota. “Come sempre, il modo migliore per comprendere la grandezza del tennis femminile è guardare il tennis femminile”.