La proposta del Times per le nobili decadute: una Premier a 40 squadre

La formula: come la Champions League

Guardare lo Sheffield Wednesday negli ultimi tempi è come osservare qualcuno che cerca di scalare il Peak District con i sandali: vederlo cadere è inevitabile. Il club è stato posto in amministrazione e penalizzato di 12 punti, e questa è l’immagine che viene suggerita da Alyson Rudd sul Times per la sua riflessione.

Sembrava che potessimo sopportare il declino di una ex grande squadra perché nascosta in fondo alla Championship, lontana dal clamore della Premier. Fuori dalla vistascrive. Invece forse non è così. È sufficiente l’occhio che non vede perché il cuore non dolga? È giusto dimenticare la storia di squadre del genere, il ruolo avuto nella comunità locale? “Quel prozio a cui facevi visita sempre la domenica per tè e biscotti, lo eviteresti se avesse perso tutti i risparmi e dovesse trasferirsi in un bungalow con i tubi rotti?

Ecco, chi pensa di no, chi pensa che il prozio non vada abbandonato, troverà centrata la proposta di Rudd: restituire alla Championship la sua aura e la sua visibilità, restituire ai tifosi l’attenzione che meritano. Come? Annettendola alla Premier League in un solo campionato a 40 squadre, costruito con il formato dell’attuale Champions League. L’editorialista del Times lo trova sensato per allargare la platea su cui si posano i riflettori mediatici. I playoff deciderebbero la retrocessione in League One. Lo Sheffield Wednesday tornerebbe a giocare con il Manchester United in casa e tornerebbe a viaggiare fino a Stamford Bridge.

La proposta di Alyson Rudd è interessante. Non per l’originalità della formula, ma per la carica sovversiva che contiene. È dentro lo spirito del tempo ma contro lo spirito del tempo. Si impossessa di un meccanismo nato per avere più partite fra squadre dell’élite per offrire un giro in centro ai residenti della periferia. Mentre qualcuno immagina una Nations League in scala mondiale con un’organizzazione simile per avere più Inghilterra-Brasile di Germania-San Marino, il Times pensa che questa formula sia perfetta per accendere le luci sui San Marino. 

Lo dice perché nella B inglese ci sono dei club che “non sono dei club qualunque. La Championship è piena di realtà affascinanti: vedere il Coventry City di Frank Lampard affrontare Arsenal o Manchester City – scrive Russ – sarebbe uno spettacolo incredibile. Il Bristol City non ha mai giocato in Premier League: come se la caverebbe al top? Rudd insiste: “Forse prospererebbe”. Forse si  arricchirebbe e avrebbe una nuova vita florida. Alcune squadre hanno storie ricche di passato quanto altre già affermate: quella del Southampton non vale meno quella del Brighton & Hove Albion, il Watford vale un Wolverhampton. Perché non creare un grande intreccio storico? Non sarebbe un pranzo borghese come in Downton Abbey, ma ogni partita sarebbe una battaglia — stadi piccoli e intimidatori, senza turni di transizione. Ogni giornata sarebbe esigente”. Una sorta di Coppa d’Inghilterra che arriva ogni settimana. 

Il progetto cancellerebbe un’altra forma di snobismo, dice il Times. Wrexham e Birmingham City, club con proprietari nordamericani e serie TV annesse, meritano attenzione per i loro investimenti. E poi c’è la memoria: Sheffield Wednesday vs Middlesbrough a Hillsborough con tribune vuote, club storici come Preston North End o QPR avrebbero tradizioni da far rivivere, trasferte magiche e nostalgiche, fish and chips da masticare vicino a The Valley. Dice Rudd che se alla fine della stagione tutte le squadre provenienti dalla seconda serie fossero nei venti ultimi posti, potrebbe sembrare una perdita di tempo. Ma non è questo il punto. Durante il percorso, i club avrebbero collezionato qualche grande scalpo, avrebbero visitato gli stadi più belli, avrebbero venduto le loro torte ai tifosi di Tottenham e Liverpool, avrebbero fatto conoscere nuovi cori. La cosa migliore è che sarebbero sempre sotto i riflettori. Per tutto il tempo. Non solo quando arrivano 12 punti di penalizzazione. 

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