La violenza arrivata nel basket

Il lessico è il solito, le analisi pure. Non stiamo parlando di tifosi, lo sport non c’entra, questi sono … [spazio bianco per inserire a piacere: teppisti, mascalzoni, farabutti, delinquenti, solo che adesso c’è pure assassini]. Stavolta il basket ha risolto tutto perfino con più fretta del calcio. Virtus Bologna e Cremona sono andate regolarmente in campo a far canestro, mentre c’è una procura in Italia che sta indagando per omicidio volontario sulla morte di un autista di un pullman pieno di gente che andava a vedere una partita. Gianni Petrucci dice che in fondo «ogni giorno i tg sono invasi da queste notizie, stavolta c’è anche il nostro mondo che però non è così». Potrebbe perfino avere ragione se la federazione basket non si fosse comportata come se la cosa riguardasse qualcun altro.

Invece riguarda pure il basket, eccome. Luca Bortolotti su Repubblica Bologna ha messo in fila un po’ di episodi che dimostrano come l’agguato di domenica sia tutt’altro che inedito. L’ultimo precedente c’era stato poche settimane fa intorno a Roseto-Pesaro, spranghe, sassi, persone incappucciate. Un anno fa era successo a Treviso: bastonate a quelli di Mestre. È successo a Trieste a a Forlì. Nel 2017 i mattoni finirono sul bus di Roseto e nel 2013 era toccato a quelli di Pesaro, ma era una vendetta perchè tre mesi prima a Pesaro erano stati aggrediti i bolognesi, una catena di rancori come in quella canzone di Luca Carboni. 

Giuliano Foschini su Repubblica racconta come i violenti del calcio si sono riciclati nella pallacanestro per eludere i Daspo. A maggio c’era stato un allarme del Viminale: facciamo qualcosa o ci scappa il morto. C’è scappato, e perfino nella scelta del verbo che si adopera in questi casi si avverte il segno dell’insufficienza. Lo scrittore Gabriele Romagnoli, ancora su Repubblica, si dedica appunto a “le nuove frontiere dei teppisti sottolineando come la pallacanestro non si sia accorta di niente, del clima di violenza che non si registrava da trent’anni e che l’accomuna al calcio, di cui anzi assume l’eredità. Romagnoli conclude scrivendo: Esiste una statistica che sarebbe ridicola se non fosse drammatica: in seguito a una sconfitta nel basket aumenta in America la violenza domestica, ancor più se le partite si sono disputate nei fine settimana e in prossimità dei play-off, le fasi finali. Magari fosse vero l’aforisma di Friedrich Nietzsche secondo cui “in tempo di pace l’uomo guerriero si accanisce contro sé stesso”. Purtroppo è sempre contro altri che rivolge furia e frustrazione. Figurarsi in questi tempi in cui annusa, non troppo lontano, l’odore del napalm al mattino.

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