Bournemouth e Sunderland, le sorprese di Inghilterra

 

La costruzione delle due squadre rivelazione della Premier

Il Bournemouth ha venduto calciatori per 200 milioni di sterline in estate, perdendo il portiere e tre quarti della difesa. Eppure, come fa notare Jason Burt sul Telegraph, il club è riuscito a rifiutare offerte da 50 milioni di sterline di Manchester United e Tottenham per Antoine Semenyo e a respingere altre proposte per tre titolari prima della chiusura del mercato. 

Siamo solo alla nona giornata e l’euforia è prematura, ma vedere il Bournemouth al secondo posto in classifica dietro l’Arsenal significa due cose. La prima: c’è qualche riccone d’Inghilterra che ha sbagliato qualcosa. La seconda: al Bournemouth hanno lavorato bene. Secondo il Telegraph il Bournemouth sta giocando probabilmente il calcio più entusiasmante della Premier League. Pianificazione meticolosa, strategia e opportunismo calibrato: così vanno le cose. Dango Ouattara, non un titolare fisso, è stato venduto al Brentford per 40 milioni, con un certo tempismo. Vendere a Real Madrid, Liverpool o PSG giocatori come Dean Huijsen, Milos Kerkez e Illia Zabarnyi fa parte di un disegno. 

La prospettiva che il Bournemouth vende ai propri giovani aiuta a persuaderli e motivarli, continua Burt: Semenyo sa che resterà solo temporaneamente, e questo gli permette di eccellere. Il 25enne ghanese ha risposto alla fiducia con prestazioni eccezionali, con un numero di gol che solo Erling Haaland supera, mentre al club interessa solo che l’uscita futura coincida con il massimo beneficio economico. Andare via di fronte a una buona occasione – spiega il Telegraph – fa parte dell’accordo che si firma col contratto.

Marcus Tavernier, David Brooks e Justin Kluivert hanno visto respinte offerte last-minute da Everton, West Ham, Crystal Palace e Bayer Leverkusen. Sono tutti giocatori essenziali per Iraola, l’allenatore che è un pezzo importante di questa storia.  Ma tutti sanno che verrà il loro turno. Tavernier ha grande influenza nello spogliatoio, Brooks è stato premiato con un nuovo contratto, Kluivert ha appena cambiato agente, segnale inequivocabile di una futura cessione. La struttura snella del club — proprietario Bill Foley, presidente Tiago Pinto, direttore tecnico Simon Francis e poi Iraola — permette decisioni rapide. Il tecnico spagnolo è perfetto per migliorare i giocatori. 

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E il Sunderland? È tornato in Premier League dopo nove anni e adesso si trova in zona Champions, in un torneo nel quale le neopromosse sono candidate a retrocedere subito. Ha gli stessi punti del Tottenham: terzo posto posto in classifica. Viene da un mercato estivo molto aggressivo: 188 milioni spesi, contro 51 incassati dalle cessioni, 20 milioni per l’attaccante olandese Brian Brobbey e altrettanti per l’ala marocchina Chemsdine Talbi. Ma come sottolinea L’Équipe, non si può ignorare «il lavoro straordinario di Régis Le Bris. 

Dopo la promozione conquistata ai play-off nello scorso maggio, Le Bris ha saputo fondere rapidamente i volti nuovi con quelli presenti. L’Equipe se ne occupa perché tanti sono i francesi e tanti i francofoni, come in passato è accaduto per Arsenal e Newcastle, una sorta di colonie d’Oltre Manica in Premier League. Il Sunderland sembra aver ripreso quel modello.

«Non reclutiamo in base alla lingua, ma sul potenziale di un giocatore, sulla sua capacità di rendere e di entrare in sintonia con i nostri tifosi», spiega Florent Ghisolfi, direttore sportivo. Sabato a Londra, nella vittoria contro il Chelsea, quasi metà squadra era composta da elementi legati alla Ligue 1: Mukiele, Isidor, Le Fée, Reinildo e Traoré titolari, Masuaku in panchina. Prima dell’infortunio, anche Diarra aveva partecipato a tutte le gare di campionato, tornerà tra un mese nel club che aveva toccato il fondo della League One e che ha visto i tifosi appassionarsi  a un documentario, quel Sunderland ‘Til I Die che ha inventato una mistica e diffuso l’amore per la squadra fino in Messico.

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