Chi è l’ultras italiano di Flushing Meadows

Il ristoratore tifoso agli US Open

C’è un ultrà italiano italiano in tribuna a Flushing Meadows, si chiama Giovanni Bartocci, si aggira fra le tribune incitando le racchette azzurre prima di invitarli nel suo ristorante in città. L’Equipe dedica una pagina alla storia dell’imprenditore che ogni mattina sale sulla sua vistosa Harley-Davidson nera e sfreccia verso il Queens dall’Upper East Side. Lo fa da oltre dieci anni e non se lo perderebbe per niente al mondo

Nato a Roma, newyorkese d’adozione, 46 anni, venne preso in antipatia qualche anno fa da Fabio Fognini perché Bartocci tifa rumorosamente per ogni italiano, e in caso di derby per il più debole. Lo fece quella volta per Stefano Travaglia. È un abbonato alle partite della Lazio e Bartocci – dice L’Equipe – non passa inosservato nel mondo educato del tennis, dove il pubblico generalmente applaude con la punta delle dita. In tribuna è l’unico a farsi vedere con il viso arruffato e la chioma legata in uno chignon. La folta barba gli lambisce le guance, anelli d’argento adornano le sue dieci dita e i tatuaggi che gli ricoprono le braccia da pugile ricordano il suo passato da dilettante sul ring. Ha invece smesso di praticare tennis quando ha capito che il suo disgustoso rovescio a una mano non lo avrebbe portato da nessuna parte.

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Di sé stesso dice: «All’inizio ero un ultras della Lazio in uno stadio di tennis. Ho dovuto adattarmi ai costumi di questo sport». Intende dire che ha dovuto smettere di applaudire i doppi falli e gli errori degli avversari. La sua epifania porta la data del 2019, quando ha trascorso due settimane a urlare nel box di Berrettini fino alla sconfitta in semifinale contro Nadal. Il suo ristorante si chiama Via Della Pace. 

Quando cala la sera – racconta Quentin Moynet – risale in bici e si dirige in ventidue minuti netti all’East Village, dove Via Della Pace ha trovato il suo nuovo indirizzo a causa di due devastanti incendi nel 2020. Il posto, rumoroso e accogliente, gli somiglia. Si trasmettono partite di calcio o di tennis, le vittorie italiane vengono celebrate con canti al megafono. Bartocci a volte serve spaghetti cacio e pepe a Lorenzo Musetti, ma evita di parlare di calcio con Flavio Cobolli, grande tifoso della Roma

Quando invece entra Lorenzo Sonego, fa partire dall’impianto stereo una delle canzoni del giocatore-cantante. Dice che vuole si sentano a casa, in un pezzettino d’Italia a New York. ” E niente: le cose vanno così.

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