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#1 giorno ai Mondiali femminili di pallavolo
► SARA ERRANI e Andrea Vavassori hanno vinto nella notte il torneo di doppio misto agli US Open, nonostante la formula cambiata. Hanno battuto in tre set la coppia composta da Iga Swiatek e Casper Ruud.
◇ Alla tappa di Losanna della Diamond League, Leo Fabbri ha gettato il peso a 21,77: secondo posto dietro Joe Kovacs – che però ai Mondiali non ci sarà. Segnali di ripresa da Lorenzo Simonelli sui 110 ostacoli: 13.21 sulla pista bagnata [4° posto]. Mattia Furlani si è fermato a 7,60 in una gara sospesa per impraticabilità della pedana.
◇ Il Milan si è buttato su Victor Boniface del Bayer Leverkusen [30 milioni]. Il Napoli pare ne abbia offerti 45 all’Inter per farsi dare Pio Esposito e dopo il no di Marotta adesso di pensa a Hojlund per colmare il vuoto lasciato dall’infortunio di Lukaku [non si opera]. Monica Colombo sul Corriere della sera lo chiama “il domino degli attaccanti”.
◇ Darren Cahill, coach di Sinner, ha detto che Jannik ha sofferto per un virus: sarebbe il motivo del malore in finale con Alcaraz.
◇ Carlos D’Ambrosio di papà napoletano e mamma cubana ha aperto i Mondiali jr di nuoto con un oro nei 200 stile libero e il record italiano [1:45.15]. Lia Capizzi sul Corriere della sera lo definisce “tanto talentuoso quanto ambizioso” perché sabato ci prova pure nei 100.
Piangere si può fare anche da soli, ma ridere bisogna essere in due
Marcello Mastroianni, Una giornata particolare
Le coppie italiane dello sport
Meglio di Sophia e Marcello
Gli hanno cambiato le regole e gli hanno messo fra i piedi avversari più nobili. Hanno ribaltato il doppio misto e l’hanno trasformato in una specie di reality, un Temptation Island, o forse una rom-com, una specie di Notting Hill: Emma e Carlitos, Carlitos ed Emma. Solo che i due bambolotti del torneo sono usciti dopo una partita sola e la foto con la coppa sotto al braccio l’hanno fatta pure quest’anno Sara Errani e Andrea Vavassori. Hanno battuto in finale una di quelle coppie artificiali create dagli americani per il nuovo format, Iga Swiatek e Casper Ruud, messi sotto 6-3 5-7 10-6. Hanno dovuto ingoiare la trasformazione della loro disciplina in uno show, una mezza esibizione. La dedica è stata una specie di rivendicazione, un manifesto di lotta di classe [«È per tutti i doppisti che non hanno potuto partecipare»], ma alla fine si portano a casa un milione di dollari, un’appetitosa ricompensa per il fastidio. Sono la nuova coppia d’oro del pop italiano, i nuovi Loren & Mastroianni. Grazie a tutti, che dite, l’anno prossimo lo rifacciamo?
Chi è l’ultras italiano di Flushing Meadows
C’è un ultrà italiano italiano in tribuna a Flushing Meadows, si chiama Giovanni Bartocci, si aggira fra le tribune incitando le racchette azzurre prima di invitarli nel suo ristorante in città. L’Equipe dedica una pagina alla storia dell’imprenditore che “ogni mattina sale sulla sua vistosa Harley-Davidson nera e sfreccia verso il Queens dall’Upper East Side. Lo fa da oltre dieci anni e non se lo perderebbe per niente al mondo”.
Nato a Roma, newyorkese d’adozione, 46 anni, venne preso in antipatia qualche anno fa da Fabio Fognini perché Bartocci tifa rumorosamente per ogni italiano, e in cao di derby per il più debole. Lo fece quella volta per Stefano Travaglia. È un abbonato alle partite della Lazio e “Bartocci – dice L’Equipe – non passa inosservato nel mondo educato del tennis, dove il pubblico generalmente applaude con la punta delle dita. In tribuna è l’unico a farsi vedere con il viso arruffato e la chioma legata in uno chignon. La folta barba gli lambisce le guance, anelli d’argento adornano le sue dieci dita e i tatuaggi che gli ricoprono le braccia da pugile ricordano il suo passato da dilettante sul ring”. Ha invece smesso di praticare tennis quando ha capito che “il suo disgustoso rovescio a una mano non lo avrebbe portato da nessuna parte”.
Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 In Inghilterra la rinascita di Hodgkinson – In Spagna la prima di Mastantuono con il Real – In Francia l’affaire Rabiot e il calciomercato – In Italia il calciomercato
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I temi del giorno
Una canzone fascista per Mastantuono
Benvenuto Mastantuono, benvenuto caro Franco nel nostro calcio europeo, in particolare in quello spagnolo. Le tue delizie al limone con la maglia delle meringhe sono assai attese. Ti meriti tutte le attenzioni del tuo nuovo pubblico. Meriti un coro tutto per te. E poiché ti chiami Franco, un coro tutto per te esiste già da tempo, il coro che la Spagna cantava negli anni Trenta del Novecento per il suo caudillo.
Questo ha fatto “una parte considerevole del Santiago Bernabéu” secondo la definizione adoperata da Rafa Cabeleira su El Pais. “Avrebbero potuto scegliere un’altra formula, un’altra cadenza, un’altra melodia, ma hanno scelto consapevolmente di imitare uno dei gridi di esaltazione del fascismo classico, e anche del fascismo moderno: basta visitare qualche festa popolare o qualche locale notturno alla moda, per rendersene conto. Forse sarebbe opportuno trattarla come una grande barzelletta, come la conferma che la Spagna ha voltato pagina e può permettersi certe libertà spiritose, pur senza perdere di vista la massima universale: a pensare male spesso si ha ragione”.
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Come Francisco Franco utilizzò il calcio
Quattro anni dopo la rinuncia a sfidare l’URSS per motivi politici, la Spagna aveva gli Europei in casa e di certo non poteva sottrarsi. Non solo non poteva, stavolta Francisco Franco non voleva. Aveva maturato nel frattempo per il calcio un sentimento nuovo. Grazie alle vittorie del Real Madrid in Coppa dei Campioni. Scrive Daniel Gómez Amat in La patria del gol: “La percezione popolare che il Real Madrid sia la squadra del regime nasce con le vittorie europee, debitamente utilizzate da Franco, incollato al televisore ogni volta che giocano los Blancos. Grazie ai gol del Real, la Spagna migliora la sua immagine internazionale e il Real si converte in un super ambasciatore al servizio della diplomazia franchista”. La cosiddetta fase del nacionalfutbolismo aveva nel ministro José Solís Ruiz il sorriso del regime.
Perché ci sono tanti inglesi nel campionato francese
Se va avanti così, ci saranno più calciatori inglesi in Francia che in Inghilterra. È l’esagerazione con cui L’Equipe racconta il fenomeno dell’estate, un’ondata di arrivi dalla Premier League. La settimana scorsa gli inglesi presenti nel loro campionato erano peraltro solo il 24,5% mentre il loro numero non è mai stato così alto in Francia: sono 11 dopo l’addio di Jonathan Rowe al Marsiglia per la rissa con Rabiot.
Un record che “può essere spiegato principalmente dalle caratteristiche specifiche di alcuni club. A Strasburgo lo staff è britannico, così come gli osservatori che lavorano per BlueCo, il consorzio che possiede Racing e Chelsea.
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Le analisi
Un anno dopo i paralimpici sono stati dimenticati
Doveva essere una rivoluzione, invece si sentono dimenticati. I paralimpici francesi dopo Parigi si dicono amareggiati e in molti casi addirittura ingannati dalle promesse non mantenute. Dopo aver celebrato l’anno trascorso dai Giochi, in Francia raccontano cosa sta accadendo nel movimento paralimpico, dove “il rammarico si aggiunge alle difficoltà quotidiane”
Così scrive Alexandre Duyckx su L’Equipe Magazine ricordando gli slogan di un’estate fa, quando alla Francia piaceva raccontare che niente sarebbe più stato come prima. Nel suo discorso d’apertura alla cerimonia, Tony Estanguet parlò di rivoluzione gentile che avrebbe cambiato le persone per sempre, una rivoluzione individuale ma di portata universale.
Stephan Jakob è il presidente di uno dei più grandi club di scherma in Francia, si chiama Le Masque de Fer, ha sede a Lione. Oltre 500 iscritti, 115 anni di attività, una sezione sportiva per portatori di disabilità creata nel 2010. Viene definito dal magazine francese un uomo affabile e schietto, ma quando gli vengono ricordate le parole di Estanguet gli scappa da ridere. “Una risata triste, stanca, scoraggiata”.
«All’inizio della scorsa stagione – racconta – abbiamo ricevuto diverse richieste di iscrizione da parte di molte persone, ma queste persone non erano autonome e abbiamo dovuto dire di no. Aiutarle a vestirsi, equipaggiarsi e trasportarle avrebbe richiesto troppo tempo. Non abbiamo il personale per farlo. Ho trovato il loro approccio meraviglioso, ma senza risorse come avremmo potuto farlo? Chi ci avrebbe aiutato? Nessuno. Mostrano immagini bellissime in TV, ci dicono che dobbiamo integrare le persone con disabilità, lo facciamo da quindici anni. Ma abbiamo bisogno di impiegati e soldi perché una sedia a rotelle costa diverse migliaia di euro. Sono furioso per il modo in cui i politici hanno usato la disabilità. L’hanno messa al centro dell’attenzione durante i Giochi, e poi? Hanno fatto così tante promesse e tutto ciò che sono riusciti a creare è stata delusione».
Michaël Jérémiasz, organizzatore del French Riviera Open, uno dei più grandi tornei di tennis in carrozzina al mondo [dal 30 settembre al 5 ottobre 2025], ribadisce il concetto e parla dei tagli al budget che sono stati operati dal governo, la prova definitiva dell’inversione di marcia rispetto all’estate del 2024. Secondo le statistiche, ogni francese deve percorrere in media 50 km in auto prima di trovare una struttura sportive accessibile ai portatori di disabilità. Jérémiasz domanda: «Perché la gente non viene più a vedere le gare? Perché, a parte pochissimi dipartimenti come la Mosella, le autorità locali non ci aiutano? Perché i bambini con disabilità sono esentati dall’attività sportiva a scuola anziché ricevere sostegno per praticarla? Cosa sta facendo il governo?». Il pezzo de L’Equipe Magazine si trova per intero qui.
Lo sport di oggi in tv
La Nazionale di basket contro la Lettonia
▥ Panchina numero 50 per il c.t. Pozzecco. Secondo il Corriere della sera, Gallinari sarà a referto ma dovrebbe restare a riposo. Ha raggiunto i compagni di Nazionale solo da due giorni dopo la vittoria nel campionato portoricano. Ore 19 su Sky Sport.
La mirabolante guida ai programmi
I Mondiali femminili di pallavolo
Il ritiro della giocatrice del Vietnam e il caso dei controlli di genere
Anche i Mondiali femminili di pallavolo si sono fatti la mansarda. Insieme con lo slittamento dagli anni pari [ultimo torneo: 2022] agli anni dispari è stato disposto l’allargamento da 24 a 32 squadre. All’ultimo torneo c’era una sola squadra debuttante [la Colombia], in Thailandia da domani ce ne sono quattro: la Slovenia, la Slovacchia, la Svezia delle sorelle Haak e il Vietnam.
Il Vietnam è finito dentro un gigantesco polverone mediatico internazionale perché ai Mondiali Under-21 della settimana scorsa due giocatrici sono state trovate e dichiarate “non conformi”. Loro sono state escluse dal torneo e la squadra è stata penalizzata con una serie di sconfitte a tavolino. La federazione internazionale non ha fornito altri dettagli, così su questa storia ci sono in giro solo speculazioni o posizioni per partito preso [i media di destra si sono spinti a parlare di “squadra maschile”]. Non è chiaro in realtà se si tratta di iperandrogenismo [il caso di Caster Semenya], se si tratti di persone reduci da un percorso di transizione di genere [il caso di Lia Thomas] o se si tratti di falsificazione d’identità.
La questione si è sovrapposta alla stretta data dalla federazione di atletica leggera alla partecipazione transgender. Per essere in pista e in pedana ai prossimi Mondiali di Tokyo bisognerà prendere una sorta di patente di femminilità [se ne parlava qui], una decisione del tutto in linea con i provvedimenti che sta adottando l’amministrazione americana, non solo in vista dei Giochi di Los Angeles ma anche in ambito scolastico. Coe ne aveva parlato tempo addietro in un’intervista [era qui].
Anche la World Boxing ha anticipato a maggio l’adozione di test genetici obbligatori sulle ragazze che vanno sul ring [qui lo spiegava il Post] e ieri è stata una giornata di annunci e smentite intorno a Imane Khelif, la pugile contro cui Angela Carini non volle battersi a Parigi, e poi medaglia d’oro [Slalom ne parlava qui]. Il suo manager ha parlato di ritiro, lei ha smentito, e potrebbero essere vere entrambe le cose, magari si tratta di una carriera messa in pausa: non è chiaro. Marco Bonarrigo sul Corriere della sera stamattina scrive che “ora detrattori dell’algerina sosterranno che Imane si è dileguata per sottrarsi al test genetico che ne avrebbe rivelato la reale identità e che comunque — coperta di gloria e denaro — non si sarebbe mai più sporcata i guantoni sul ring. Resta l’idea che i diktat federali — elaborati senza confronto con la comunità scientifica internazionale e senza attenzione ai tantissimi casi particolari — non possono risolvere un argomento così delicato senza creare discriminazioni, in un senso o nell’altro”.
Cosa c’entra con i Mondiali di pallavolo? C’entra perché Nguyen Thi Bich Tuyen, giocatrice convocata per il torneo in Thailandia che inizia domani, ha presentato allo staff la richiesta di lasciare la Nazionale. Il magazine iVolley riferisce una dichiarazione del c.t. Nguyen Tuan Kiet: «Abbiamo informato la Federazione vietnamita di pallavolo. Tutta la squadra e io siamo rimasti scioccati dalla decisione di Tuyen. Tuttavia, si è ritirata per motivi personali, quindi tutta la squadra rispetta la sua decisione. Finora ho costruito la squadra basandomi sul gioco collettivo. La presenza di Bich Tuyen è molto utile per il know-how della squadra, ma lo staff tecnico ha anche predisposto un piano in caso di sua assenza, in modo che non influisca troppo sul know-how. Tutta la squadra sta seguendo il programma e gli obiettivi prefissati».
6. Gli allenatori italiani ai Mondiali di pallavolo: Giovanni Guidetti con il Canada, Giulio Cesare Bregoli con la Germania, Nicola Negro con il Messico, Stefano Lavarini con la Polonia, Alessandro Orefice con la Svezia, Daniele Santarelli con la Turchia.
1. Se lo sguardo approssimativo gettato alle rose delle squadre non è stato così approssimativo, c’è una sola allenatrice donna ai Mondiali femminili di pallavolo: Antonina Zetova per la Bulgaria.
pensieri e parole
Katerina Antropova: l’Italia, la Russia e la guerra
Che Italia è la sua? Velasco dice che ci lamentiamo un po’ troppo…
«È un Paese di grandi opportunità e di tante risorse. Significa che puoi avere un percorso in crescendo, come nella pallavolo dove non è un caso se si ottengono tanti grandi risultati».
Un posto dove in qualche modo si può emergere?
«È importante anche avere la sicurezza di riuscire a dare tante risposte in tanti ambiti e portare tante soddisfazioni a questo Paese».
La Russia, invece, è un Paese in guerra.
«Non è certo un periodo facile, anche perché io ho tutta la mia famiglia in Russia e quest’anno non riuscirò a tornare a San Pietroburgo: con una sola settimana di stop non sarà possibile».
Che cosa significa per una giovane donna come lei vivere in un mondo in cui si incrociano missili e droni?
«Trovo assurdo che nel 2025, con tanti esempi del passato alle spalle, si continui a pensare di poter risolvere dei problemi facendo le guerre. Magari, il mio punto di vista è un po’ infantile ma per me resta un mistero tutto questo». – intervista di angelo di marino, La Stampa
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Dai campi
Il meeting di Losanna rovinato dalla pioggia
Una pista inzuppata d’acqua ha rimpicciolito il meeting di Losanna. La tappa di Diamond League aveva il terzo cast più sbrilluccicoso della stagione dopo quelli di Eugene a inizio luglio e di Chorzow domenica scorsa. Ma per qualità di prestazioni non è andato il tredicesimo posto stagionale. Nella tabella di World Athletics che riduce in punti i tempi e le misure, ci sono state 31 prestazioni da almeno 12.06 punti [l’equivalente di un 10 netto sui 100 metri] ma appena sei sopra i 1.240 [la nuova eccellenza di 9.90]. L’eccellenza di Losanna è stato il salto con l’asta da 6 metri e 02 del greco Emmanouil Karalis [1.272 punti] davanti al 12.98 di Cordell Tinch sui 110 metri ostacoli [1.258], il 9.87 di Oblique Seville sui 100 [1.253 punti]. Keely Hodgkinson ha chiuso la sua seconda uscita sugli 800 metri dopo il lungo stop per infortunio correndo in 1:55.69 [1.241 punti]. Non è ancora il momento adatto per dare l’assalto allo storico primato del mondo di Jarmila Kratochvilova, ma il Times scrive che la mezzofondista promette “un ritorno all’età di Coe e di Cram” [povero Steve Ovett – trascurato così].
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Interpreti
Il lavoro dell’ambasciatore Tiger Woods
Si chiama Rosario Verde. Un eroe. La sottospecie di un eroe. Un superuomo involontario, nato per caso. Rosario è un napoletano della città bassa, un popolano, un precario costretto a vivere ancora in casa con i genitori e con i parenti, a stento riesce ad abbuscarsi la giornata, il più classico dei prototipi per fare propaganda alla famosa arte d’arrangiarsi.
A un certo punto gli capita un incidente in motorino, viene ricoverato nella stessa stanza di un moribondo e finisce sulla traiettoria di certi cattivoni che vogliono sperimentare una nuova droga prima di metterla in commercio. I malviventi entrano in ospedale per rubare un corpo che faccia da cavia ma per errore portano via lui.
Il secondo pasticcio della storia lo fa il chimico che sbaglia la somministrazione delle dosi. Il cocktail darà a Rosario una serie di superpoteri, da lui messi al servizio della comunità. Così Rosario si batte contro droga, bullismo, sfruttamento della prostituzione, camorra, baby gang, criminalità disorganizzata, contrabbando, furti. Il suo nome da supereroe è Sasaman. Il suo grido di battaglia: «Questo è un lavoro per Sasaman». Ma spesso e volentieri i suoi metodi – come dire – genuini, questo suo contributo naif finisce per far danni alla città già sgarrupata per conto suo.
Ecco. Mettersi a capo della riunificazione del golf, riportare sotto il tetto della stessa casa il PGA Tour e la LIV Golf dei secessionisti finanziati dai sauditi sarebbe proprio un lavoro per Sasaman. Invece pare che se ne debba occupare Tiger Woods. Il supereroe delle buche e della mazza non gareggia dall’Open Championship del 2024. Brian Rolapp, nuovo amministrazione delegato del PGA Tour, gli ha affidato la missione dopo sole tre settimane in carica, una riunificazione che secondo il Guardian è più lontana che mai.
Dal momento in cui è stata annunciata la volontà di ricomporre la frattura, i progressi sono stati lenti. Cinque mesi fa, al Players Championship, il commissioner Jay Monahan rivelò che il 70% dei tifosi intervistati desiderava l’unificazione con il LIV. Vogliono vedere di nuovo i migliori sfidarsi più spesso, non solo nei quattro Major. Alcune figure chiave come Jon Rahm, Bryson DeChambeau e Brooks Koepka giocano sotto la bandiera del LIV.
Tuttavia il PGA Tour ha respinto diverse richieste avanzate dal fondo saudita PIF a fine marzo, in cambio di 1,5 miliardi di dollari di investimenti. Sasaman, dove sei?
E guardo il mondo da un oblò: lo sport mentre succede
Gli Highlights durante il pomeriggio e a sera
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link
Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico.