Lo Slalom del 18 agosto | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

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#1 giorno ai Mondiali jr di nuoto

 

     

►  MARC MARQUEZ non aveva mai vinto in Austria così ha deciso di esagerare piazzando una doppietta sabato-domenica fra le costole degli avversari. Il suo compagno di scuderia Bagnaia è arrivato ottavo e la sua irritazione ormai non è più sotto chiave. «Ho perso la pazienza. Aspetto risposte»

◇  Jasmine Paolini ha battuto Viktoria Kudermetova e stasera gioca la finale del torneo di Cincinnati contro Iga Swiatek. Prima di lei: Alcaraz vs Sinner come finale maschile. È del tutto evidente che stasera non bisogna rispondere al citofono per non correre il rischio che qualcuno dica dai scendi prendiamo un gelato

◇  La Nazionale Under 21 femminile di pallavolo ha vinto il Mondiale quattro anni dopo la prima volta. Ha battuto in finale il Giappone per 3-2 con una partita inesorabile di Merit Adigwe: 34 punti personali [di lei si parlava qui qualche tempo fa]. Piccole Egonu crescono titola stamattina Repubblica. I siti specializzati raccontano chi sono queste ventenni che promettono continuità alla Nazionale di Velasco: le loro biografie sono qui su Volley News

◇  La Premier del Manchester United è cominciata con una sconfitta in casa contro l’Arsenal. Ha segnato Riccardo Calafiori. Il Chelsea di Enzo Maresca ha fatto 0-0 con il Crystal Palace. In Francia, il PSG ha vinto a Nantes e l’altro Paris ha perso in casa dell’Angers [1-0]. Giroud ha segnato al Brest con la maglia del Lille. 

◇  Coppa Italia. Davanti a 71 mila spettatori, il Milan ha superato il primo turno di Coppa Italia battendo 2-0 il Bari. Leao ha segnato il primo gol e si è fatto male a un polpaccio. Carlos Passerini sul Corriere della sera: Ma l’atmosfera è fredda: la curva resta in silenzio polemico per l’inchiesta della procura sugli ultrà. Non basta battere il Bari di serie B per voltare pagina dopo l’anno passato, ma è un buon inizio.

◇  Compravendita. L’Atalanta ha preso Zalewski dall’Inter ma su Lookman non si segnalano novità. Per Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, non ci sono punti di contatto fra le due operazioni. Juric aveva bisogno di un esterno, anche il ritorno di Gosens è stata un’idea. Il Bologna vorrebbe Asllani, il Como di Fabregas pensa a uno spagnolo per la difesa [Laporte], Calabria va in Grecia e porta un sommovimento nella faglia del Mediterraneo. Al Sorrento piace Messi ma non lo possono comprare. 


 

   

Aspettare è doloroso

Paulo Coelho

  

    

Che cosa fanno i tennisti quando aspettano

Piove. Piove e non smette. Oppure quegli ostinati in programma sullo stesso campo prima di te stanno andando al terzo set, addirittura al quinto se è un torneo dello Slam. Nessuno perde il servizio e si tira avanti fino al tie-break. Oppure lo perdono spesso e si finisce lo stesso lunghi. Ecco, in momenti come questi – maledizione – che si fa?

Jannik Sinner ha dovuto aspettare tre ore prima di riprendere la sua semifinale a Cincinnati con Terence Atmane, il francese rivelazione, il numero 136 del mondo sbucato dall’ombra senza dar fiato alle trombe, il ragazzo appassionato del paradosso di Fermi e di Pokemon, quello che ha regalato la carta di Pikachu a Jannik per il suo compleanno. Lui. [L’Équipe: “Ha le carte in regola per durare?”].

Anche Carlos Alcaraz, prima del terzo turno di venerdì scorso con Hamad Medjedovic, non ha avuto altra scelta che aspettare la fine delle tre ore di partita tra Francisco Comesaña e Reilly Opelka, tre set pieni di time-out medici e un rinvio per pioggia. 

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Per me il solito

Sono micidiali, questi Sincaraz. Insieme formano la quinta coppia nell’era Open che arriva a giocare almeno quattro volte una finale nella stessa stagione senza aver ancora compiuto ancora 25 anni. Le altre coppie sono state McEnroe-Lendl nel 1983, Edberg-Becker nel 1990, Federer-Nadal nel 2006, Nadal-Djokovic nel 2011. Per Sinner stasera è l’ottava finale consecutiva negli ultimi otto tornei giocati, una serie così lunga è stata vissuta solo da Roger Federer [17 fra 2005 e 2006], Novak Djokovic [17 fra 2015 e 2016] e Rafa Nadal [9 nel 2013]. Per Alcaraz è la settima di fila, anche se a noi piace raccontare di un ragazzo – mmm – altalenante, incostante, non ha la stessa testa di Jannik, se ne va a Ibiza.

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 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Inghilterra i guai del Manchester United con il portiere – In Francia la prima del PSG – In Spagna la celebrazione di Marquez e del golfista Rahm – In Italia la prima del Milan e il calciomercato

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I temi del giorno

 

   

Il primo Pisa nell’élite senza Anconetani

LE VENTI SQUADRE DI SERIE A / 2

    Trentaquattro anni di assenza sono quelli trascorsi da Maradona a Spalletti più uno. Quando il Pisa era in serie A, il suo Maradona faceva il presidente e si chiamava Romeo Anconetani, una delle figurine più chiassose nella collezione dei dirigenti del tempo. Gianni Brera lo ha definito in molti modi, per esempio bisbetico famoso ma aggiungendo che il Pisa deve considerarsi un miracolo di scelta e di programmazione dovuto a lui, cioè un vecchio esperto di lizze pedatorie che sa di calcio come nessun presidente da lui conosciuto. Anconetani era per Brera anche un marpione di chiara fama. Ha squisitissimo senso commerciale. Lo trovava notoriamente demoniaco. Una volta gli parve uscito papale papale da una commedia goldoniana, un’altra aveva scritto che non portasse gli occhiali, sarebbe una maschera greca e in seguito raffinò il pensiero: Occhiali a parte, Anconetani ha la maschera di un personaggio di Aristofane: la sua filosofia inclina al sarcasmo di chi ha capito quasi tutto, massime quanto segue: che per parlare di calcio senza fare specie bisogna ammettere che si tratta, papale papale di un mistero agonistico. Brera la trovava geniale anche nei momenti di meno convinta isteria.

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  LA RISONANZA MAGNETICA  Luka Modric

Venticinque minuti giocati, 41 palloni toccati, 29 passaggi precisi su 33, 3 cross e 3 passaggi lunghi, un tiro in porta, un dribbling, due duelli vinti, sei palloni persi, un fallo fatto e nessuno subito, un tackle, valutazione dell’algoritmo Sofascore 7,4 su 10.

Carlos Passerini, Corriere della sera: Ovazione per Modric: il Pallone d’oro 2018 gioca l’ultima mezz’ora, ricevendo applausi a ogni tocco di palla. Avrà anche quasi 40 anni, la tenuta è ovviamente da verificare, ma la classe è intatta. Nicola Balossi, Sportellate: Ci pensa poi Modric a regalare lampi di classe nel finale, incoraggiato da un pubblico che ha davvero bisogno di bellezza [tutto qui]

 

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Le analisi

 

Come se l’è cavata Rooney in tv al posto di Lineker

    Sesko: e va bene. Gyokeres: certo. Il nuovo Liverpool: senz’altro. Ma uno dei motivi di grande attesa per la prima giornata di Premier League era il nuovo Match of the Day della BBC, lo show del calcio che per la prima volta dal 1999 ha perso Gary Lineker come conduttore, fatto fuori per le sue posizioni politiche sulla crisi in Medio Oriente espresse attraverso i social. 

Invece di scegliere un sostituto, la BBC ha optato per una spartizione del ruolo fra tre anchor d’esperienza: Mark Chapman, Gabby Logan e Kelly Cates. Ha cominciato sabato sera Chapman, 51 anni, ex voce di Radio 1, podcaster, telecronista anche di golf e di rugby. Ha cominciato insieme ad Alan Shearer e Wayne Rooney. Prima di andare in video ha detto che il suo vero compito era «non far danni, non rovinare tutto». Ieri ha condotto Logano, Cates debutta nel prossimo week-end. Probabilmente si tratta di una specie di Trials per i Mondiali dell’estate prossima: la BBC ne detiene i diritti e dovrà cercare una conduzione nuova anche per il Match of the Day della bella stagione. 

Paul MacInnes ha scritto sul Guardian com’è andata e sono considerazioni che non valgono solo per la tv inglese, ma interessano più in generale tutto il circo mediatico.

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Gli All-Blacks sono di nuovo i migliori al mondo

  Non succedeva da quasi quattro anni. Gli All-Blacks possono dirsi di nuovo i migliori rugbisti del mondo. La sconfitta del Sudafrica contro l’Australia e la vittoria con bonus [41-24] della Nuova Zelanda sull’Argentina hanno riscritto il vertice del ranking mondiale del rugby. Gli Springboks hanno perso il comando. Il ritmo e la potenza degli All Blacks hanno avuto la meglio a Córdoba la sintesi di Rugby Pass. Dopo un avvio grintoso dei Pumas, gli uomini in nero hanno segnato sei mete a tre, con la loro superiorità in fase di finalizzazione e la capacità di sfruttare i calci piazzati: decisivi.

Forse non s’aspettavano la sconfitta del Sudafrica con l’Australia, forse erano in tutt’altre faccende affaccendati, comunque gli All-Blacks si sono presentati in conferenza stampa ignari del sorpasso e del primo posto mondiale ritrovato. L’hanno saputo dalle domande in sala. Prossima partita ancora in Argentina: a Buenos Aires.

 

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Dai campi

 

Il gol di Calafiori a Old Trafford

L’Arsenal aveva vinto solo due delle precedenti 11 trasferte all’Old Trafford. Una vittoria alla prima giornata in uno stadio in cui ha spesso faticato è un risultato da celebrare, per quanto poco convincente considera Nick Wright, uno degli analisti di Sky Sports UK. 

Nella partita dell’atteso Sesko vs Gyokeres, il centravanti dell’Arsenal non ha mai tirato in porta e ha toccato 22 palloni in tutto; quello del Manchester United è entrato dalla panchina e di palloni ne ha toccati sette, gettato in campo negli ultimi 26 minuti nel tentativo almeno di pareggiare. Centocinquantotto milioni spesi in attacco e la partita l’ha decisa un difensore, il bel Riccardo Calafiori: prendiamolo come un segno mandato da Eupalla. 

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Ci vuole Rimbaud per spiegare un gol del Lille

Abracadabrantesco. È l’aggettivo scelto da Eric Roy, allenatore del Brest, per contestare il terzo gol del Lille in una partita folle, piena di colpi di scena e gesti bellissimi. Sotto 2-0 per le reti di Olivier Giroud [tredici anni dopo la sua ultima partita in Ligue 1 ha dissipato i dubbi sulla sua forma, scrive L’Équipe] e di Hakon Haraldsson, i bretoni sono riusciti a rimontare sul 2-2 grazie a una doppietta di Kamory Doumbia. Ma hanno tenuto di perder tutto per una circostanza definita piuttosto improbabile. Al minuto 66, quando Hakon Haraldsson ha battuto un calcio d’angolo, dopo il colpo di testa di Nathan Ngoy, Ngal’ayel Mukau ha battuto Radoslaw Majecki da distanza ravvicinata. Il centrocampista del Lille era smarcato perché alcuni giocatori del Brest avevano smesso di giocare: il guardalinee aveva alzato la bandierina. Invece era tutto regolare. 

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Per il gol del PSG invece serve Silvan

Quello del Nantes – a occhio, dalla sedia a sdraio fuori al balcone, al venticello delle dieci di sera – era un meraviglioso 6-3-1. Funzionava. Stava reggendo l’impatto con la ragnatela di Luis Enrique, una paziente circolazione della palla per cercare prima o poi un pertugio da qualche parte: 71% di possesso palla, 744 passaggi, 18 tiri in porta ma una sola vera grande occasione. Il tiro di Vitinha da fuori area finito in porta. Un tempo sarebbe stato autogol. La palla è andata a sbattere sulla gamba di Chidozie Awaziem e mentre il portiere Anthony Lopes si tuffava sulla destra, quella se n’è andata ballonzolando in porta alla sua sinistra. Così, se per raccontare il gol del Lille è necessario l’abracadabra di Rimbaud-Chirac, per quello del PSG servirebbe il sim-sala-bim di Silvan o il pollastro nel cilindro di Sik Sik l’artefice magico. 

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Interpreti

 

Vinicius e Lamine Yamal: antropologia del calciatore nuovo

    Il modello è Neymar. Hai più o meno vent’anni, sei imprendibile sul campo, giochi un calcio sfacciato, ti appare un ghigno sulla faccia quando sei felice, fai una cazzata quando lasci il prato e qualche volta pure dentro – e allora non c’è scampo: sei il nuovo Neymar. Nel senso che sei uno da Pallone d’oro, sei uno che poteva stare alla stessa mensa di Messi e Cristiano, ma poi per un motivo o per un altro il Pallone d’oro non l’hai vinto e solo due volte sei arrivato terzo. Ci sono alcune migliaia di calciatori che vorrebbero una carriera da Neymar, ma se sei Neymar quella carriera non può esserti bastata. 

Un nuovo Neymar è stato individuato in Vinicius jr e un nuovo Neymar si coltiva in seno a Lamine Yamal. Jorge Valdano è tornato apposta dalle vacanze in Argentina per farcelo notare, nella sua rubrica di sabato scorso su El País. È un pezzo che il ministero del Turismo di Javier Milei dovrebbe usare per promuovere i viaggi nel suo paese. Le vacanze in Argentina fanno bene. Valdano è tornato in una forma strepitosa. 

Valdano non cita mai Neymar, eppure durante la lettura il suo fantasma si materializza sotto gli occhi, o almeno questa è stata la sensazione da questa sedia a sdraio al fresco del balcone alle sei del mattino. Valdano dice che se il calcio cambia, allora non bisogna sorprendersi del fatto che cambino anche i calciatori. 

I calciatori di oggi sono figli di un’epoca in cui la fama dà loro dei diritti. Sono i rappresentanti di un calcio che cavalcando l’onda della globalizzazione ha accresciuto il suo prestigio sociale, commerciale e culturale. Un buon numero di calciatori si sta comportando di conseguenza. Il calciatore discreto e un po’ misterioso si è trasformato in un supereroe, un influencer, un simbolo identitario

I due esempi che fa Valdano sono quei due: Vinicius e Lamine Yamal.

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La ricostruzione di Hayter dopo la depressione

Quando tornerò, sarò pronto. Erano le ultime parole scritte da Leo Hayter sul suo blog. Un anno fa. Sedici agosto del 2024. Annunciava di aver deciso di mettere in pausa la sua carriera di giovane ciclista dopo una diagnosi di depressione. Correva per la Ineos-Grenadiers insieme a suo fratello Ethan. Anni ventitré, un Giro d’Italia e una Liegi-Bastogne-Liegi vinti nella sua categoria. Erano le ultime parole fino al messaggio più recente, questa volta messo in bottiglia sui social network, dove ha comunicato la volontà di tornare in gruppo alla Crono delle Nazioni di ottobre.

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Mohamed Dabone, il prossimo unicorno del basket

Sono due le attività più frequenti di una squadra in NBA. La prima è giocare a basket. Facile. La seconda è mettersi a caccia di nuovi unicorni. Gli unicorni sono nel linguaggio sportivo americano quelle figure rare in cui si concentra una combinazione di stazza, atletismo e abilità tecnica, in genere un giocatore con un corpo da ala grande o da centro lungo che palleggia e tira da tre come una guardia. 

Ora. Ognuno di noi può divertirsi a cercare la radice prima di un profilo del genere. Si può tornare indietro fino a Magic Johnson, ma probabilmente nessun unicorno è stato più unicorno di quanto lo sia oggi Victor Wembanyama. Non c’è franchigia in NBA che non sia alla ricerca di una pepita come quella pescata dai San Antonio Spurs. 

Il Wall Street Journal racconta allora che gli occhi del mondo del basket si sono posati recentemente su un gigantesco giocatore originario del Burkina Faso. È alto quasi 2 metri, sa librarsi in aria e presto giocherà nella prima squadra di uno dei migliori club d’Europa

Il club è il Barcellona, lui si chiama Mohamed Dabone. Verrà promosso nel giro della prima squadra all’inizio della preparazione. 

Ha già una serie di azioni e stoppate che consentono di paragonarlo a Giannis Antetokounmpo e Victor Wembanyama, le superstar internazionali che hanno rivoluzionato la NBA

Jonathan Givony, analista NBA, lo ha visto alle finali di Eurolega NextGen e ha parlato su Twitter o come diavolo si chiama adesso di impressionante combinazione di esplosività, abilità e versatilità difensiva. È anche inutile che le squadre si affrettino a perdere più possibile per averlo. Il tanking non serve. Non ora. Mohamed Dabone ha 13 anni [14 a ottobre] e non potrà essere selezionato per il Draft NBA prima del 2030. La FIBA dice che loro non sono in grado di confermare l’età perché Dabone non ha mai preso parte a una manifestazione posta sotto la loro organizzazione. 

Quel che è certo – dice il Wall Street Journal – è che Dabone riflette un mondo del basket cambiato rapidamente negli ultimi anni. Quando i Milwaukee Bucks selezionarono il diciottenne Antetokounmpo come quindicesima scelta nel 2013, molti tifosi rimasero perplessi dal fatto che una squadra potesse scommettere su un giocatore sulla scorta di qualche filmato sgranato che veniva dal campionato greco.

Ora che Antetokounmpo è stato più volte MVP e campione NBA, ogni squadra NBA è alla ricerca della prossima versione del Greek Freak. Nella finale del torneo Under-16 di La Ortava, contro avversari di alcuni anni più grandi di lui, ha segnato 31 punti e preso 19 rimbalzi contro il Real Madrid. Lo hanno soprannominato: Wemby Antetokounmpo. 

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Oggi

 


     

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