Dieci giorni dopo la vittoria al Tour de France, Pauline Ferrand-Prevot è ancora sulla bocca di tutte. Per il suo fisico. Per il suo corpo smagrito di proposito, per essere leggera in salita, scattare in montagna e lasciarsi tutte alle spalle. Ci sono troppi corpi troppo magri nel ciclismo [se ne parlava qui] e Ferrand-Prevot si è dovuta premurare di dire che per lei si tratta di una condizione transitoria, non fate come me, mi serviva solo per il Tour [se ne parlava qui].
Ieri la svizzera Marlen Reusser è tornata sull’argomento parlandone con il quotidiano svizzero Tages Anzeiger: «In segreto speravamo che non vincesse. Ha fissato un nuovo standard, e quando una ciclista raggiunge il successo mette pressione alle altre». Il timore di Reusser è che ora parta l’emulazione.
È qualcosa che il ciclismo maschile ha già conosciuto, ricorda stamattina L’Equipe. Oltre a fare rivelazioni sul doping dentro la sua squadra, Tyler Hamilton raccontò nel libro del 2012 The Secret Race della ossessiva caccia al grasso corporeo. “Avevo dolore quando mi sedevo sulle sedie di legno nella nostra sala da pranzo. La mia pelle si stava assottigliando, diventando trasparente. I miei amici mi dicevano che avevo un aspetto orribile: ero pelle e ossa. Ma per me era un complimento»
Anche il fisico asciutto di Chris Froome durante le sue quattro vittorie al Tour fu motivo di preoccupazione: il britannico disse di aver perso quasi 10 kg e il 6,9% di grasso dal 2007. Valentin Paret-Peintre è arrivato in cima al Mont Venloux con 50 kg di peso su un corpo di 1,78, eppure – scrive Luc Herinckx su L’Equipe – non s’è levata neppure un voce che mettesse in discussione “la salute di queste anatomie estreme”.
Il sindacato delle cicliste TCA ha manifestato con una nota la sua delusione per il fatto che “le donne nello sport siano soggette a un’attenzione sproporzionata per quanto riguarda il loro corpo rispetto ai colleghi maschi”. Così, il sindacato ha invitato l’UCI a riconsiderare la sua proposta dello scorso anno per test obbligatori silla sindrome Red-S, lo squilibrio giornaliero tra l’apporto calorico e il dispendio energetico. Porta a squilibri ormonali che sono più frequenti nelle donne attraverso l’amenorrea. Di fronte a un problema analogo, la federazione Internazionale di sci ha adottato un nuovo regolamento che impone una lunghezza degli attrezzi che dipende dall’indice di massa corporea [BMI] degli atleti, penalizzando i più magri.
La federazione internazionale di arrampicata ha imposto una misurazione del grasso corporeo per gli scalatori, con un test all’inizio delle gare. Ma è un parametro che da solo non dichiara lo stato di salute, ha spiegato già un anno fa al giornale francese Naama Constantini, responsabile del gruppo di lavoro della federazione. Per individuare la sindrome Red-S, l’UCI raccoglie dati anche sulla frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e in caso di esiti anomali anche sulla densità ossea, livelli di estrogeni, livelli di colesterolo. La federazione internazionale di ciclismo ha riferito a L’Equipe che il gruppo di studio sta giungendo a delle conclusioni, e le decisioni saranno applicate sia alle donne sia agli uomini.