Avete fatto arrabbiare Karsten Warholm

 

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Interpreti

 

Il tempone del norvegese a Chorzow

La qualità della tappa polacca di Diamond League è stata inferiore solo all’appuntamento di inizio luglio a Eugene. Secondo il ranking delle performance di World Athletics aveva il secondo miglior cast della stagione e ha chiuso con prestazioni all’altezza delle attese. In cima a tutte i 400 ostacoli corsi da Karsten Warholm in 46.28: la sola esibizione sopra i 1.300 punti [1.322] nella scala che unifica tempi e misure. È stata la terza prestazione più veloce della storia, un rumoroso ritorno sulla scena, a 34 centesimi dal primato del mondo battuto ai Giochi di Tokyo. Dietro i suoi passi Ezekiel Nathaniel ha fatto il record nigeriano con 47.31. 

Warholm è partito dalla corsia 8 anziché dall’amatissima 7 perché la pista di Chorzow ne ha nove in tutto. L’Equipe dice che il norvegese è partito come se si fosse trattato di un 300 metri ostacoli, la specialità dove peraltro detiene la migliore prestazione di sempre [32.67]. Ha conservato le falcate lunghe in curva e all’ingresso del rettilineo, ha perso un po’ di slancio e ha accorciato i passi solo prima dell’ultimo ostacolo. Dopo la linea si è portato un dito sul naso, zitti, zitti tutti, ce l’aveva con chi di recente andava raccontando in giro che ormai Rai Benjamin ha sovvertito le gerarchie della corsa. In effetti Warholm era passato abbastanza inosservato nella stagione, con cinque corse in tutto, l’ultima il 15 giugno, tra cui un paio di 300 metri ostacoli. Prima dei Mondiali di Tokyo non lo rivedremo più. 

In tutto sono state 53 le prestazioni sopra la soglia dei 1.206 punti [equivalenti a un 10 netti sui 100 metri maschili e a un 10.97 per le donne]. Armand Duplantis ha fatto sembrare banale e perfino deludente un salto a 6,10 [1.294 punti], Faith Kipyegon ha corso i 3.000 metri in 8:07.04, a un secondo dal primato del mondo, secondo crono di sempre [1.290 punti] e Femke Bol in 51.91 ha fatto il miglior tempo mondiale dell’anno sui 400 ostacoli. Nella soglia alta dell’eccellenza ci sono pure i 1.500 metri di Gudaf Tsegay in 3:50.62 e i 100 di Melissa Jefferson-Wooden [10.66].

E il triello? Com’è andato il famoso triello sui 100 metri? Ha vinto il giamaicano Kishane Thompson in 9.87. Casomai venisse la tentazione di storcere il naso davanti al tempo – mmm, niente di che – varrà la pena soffermarsi a pensare che Marcell Jacobs è stato nei paraggi di quelle altezze una sola volta in quattro anni, nella finale di Parigi: quinto posto. Prossima sfida tra sprinter mercoledì a Losanna.

L’Equipe ricorda che l’anno scorso a Parigi, in una gara simile, Thompson ha concesso la vittoria a Lyles per cinque millesimi di secondo. Gli ultimi dieci metri – ha scritto Annabelle Rolnin – saranno probabilmente la chiave a Tokyo per Thompson, il cui palmarès internazionale è ancora vuoto. Lui dice che i 100 metri olimpici del 2024 sono stati una grande lezione. Lyles continua a lasciare centesimi pesanti in partenza, nonostante il lavoro fatto indoor sui 60 metri. Il terzo dei tre, Kenny Bednarek, è rimasto indietro per tutta la gara. Alla fine nessuno si è insultato ma nemmeno ci sono state strette di mano. I 100 metri sono diventati una specie di dissing. 

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