La prima giocatrice transgender campionessa in Brasile

  Tifanny Abreu è diventata la prima pallavolista transgender con lo scudetto in Brasile. Lo ha vinto con l’Osasco São Cristovão Saúde, dove il titolo mancava da 13 anni. Quando nel 2017 giocava a Pami, nella A2 italiana, diventò un caso. Falsa il torneo, dicevano le avversarie. «La tuteleremo: si lamenta chi voleva soffiarcela», replicò il club. Lei disse a Repubblica: «Ora sono me stessa, non mi nascondo più». La notizia arriva dal Brasile mentre la federazione calcio inglese ha trasformato le norme restrittive per la partecipazione transgender ai campionati femminili in un bando totale. Una norma che riguarda in tutto trenta calciatrici su decine di migliaia di tesserate, tutt’e trenta nei campionati dilettantistici. La federazione cricket qualche giorno dopo ha adottato lo stesso provvedimento, mentre negli USA il dipartimento dell’educazione ha concesso all’Università della Pennsylvania 10 giorni di tempo per correggere in modo autonomo quella che l’amministrazione Trump oggi considerata una violazione retroattiva del bando alla partecipazione nelle gare di nuoto da parte di Lia Thomas. In sostanza viene ordinato al college di cancellare i titoli della nuotatrice e di restituire i premi. O l’Università obbedisce o al nuovo Title IX o rischia la perdita dei fondi federali, dopo la sospensione di 175 milioni di dollari stabilita a marzo [la fonte è Swim Swam].

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Nei giorni scorsi Flavio Tranquillo si è occupato del tema su Sky Sport Insider, all’indomani delle parole con cui Sebastian Coe [World Athletics] aveva accolto la sentenza della Corte suprema UK secondo cui la definizione legale di donna deve seguire il sesso biologico. Tranquillo ha scritto: “Il tema è delicato e difficile. Soprattutto, non è sportivo. Nelle 216 pagine dell’Equality Act 2010, la parola woman ricorre 58 volte e la parola sport esattamente zero. Nelle 87 della sentenza, ci sono 217 woman e 11 sport (argomento affrontato nei paragrafi 232-236). Immagino quindi che i giudici non abbiano deliberato con l’obiettivo primario di stabilire se Valentina Petrillo possa o non possa partecipare a una competizione femminile di alto livello. Certo, l’impatto del giudizio riguarda anche il mondo sportivo, ma non solo esso. Eppure, sembra che il primo (se non unico) obiettivo dei giudici fosse quello di proteggere (?) le competizioni femminili, messe sotto attacco da orde di transgender (come le dieci atlete, su 500.000, che partecipano alle competizioni NCAA)”. Il commento di Tranquillo è per intero qui

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