Senza Sinner manca una figura guida
All’edizione numero 56 di Monte-Carlo il tennis chiede di dirci se esiste un padrone alternativo a Jannik Sinner. Pare di no. I tredici tornei giocati senza di lui hanno avuto tredici vincitori differenti e i venti giocati complessivamente nel 2025 sono stati vinti da diciannove giocatori, di cui sette al primo titolo in carriera.
Ieri sono arrivati gli ultimi tre nomi: Flavio Cobolli a Bucarest, Luciano Darderi a Marrakech e Jenson Brooksby a Houston. Con Cobolli e Darderi il tennis italiano ha tagliato il traguardo del 100esimo e del 101esimo torneo della propria storia. Con Brooksby abbiamo avuto un campione arrivato fino in fondo dopo essere partito dalle qualificazioni e dopo aver cancellato cinque match point nei turni precedenti, strada facendo: uno al primo turo delle eliminatorie contro l’argentino Federico Augutin Gomez, tre nel secondo turno del tabellone al cileno Alejandro Tabili e un altro in semifinale a Tommy Paul.
Jenson Brooksby è quel ragazzone che nel mese di dicembre ha raccontato all’Associated Press di aver avuto una diagnosi di autismo da bambino perché fino ai 4 anni non riusciva a parlare.
«Ho trascorso circa 40 ore a settimana con i terapisti per iniziare a parlare e dunque migliorare le mie relazioni con il mondo esterno e nelle situazioni sociali. L’autismo mi ha reso più difficile il giocare a tennis rispetto ai miei colleghi e ha causato i miei gesti molto plateali di insoddisfazione. Dall’altro lato però, restando sempre all’interno del campo, l’autismo è anche una grande forza nei momenti di pressione durante un match, mi permette di concentrare la mia attenzione su due o tre dettagli specifici con notevoli risultati e per un lungo periodo di tempo».
CHI GUARDARE
Monte-Carlo ci dirà se esiste qualcuno in grado di vincere più di un torneo in questo 2025. C’è riuscito il solo Auger-Aliassime, ieri poteva farcela Gaston Baez – mina vagante in ogni torneo sulla terra. Stefanos Tsitsipas, per esempio: a Monte-Carlo l’anno scorso ha vinto il suo terzo titolo principesco. Dei vecchi vincitore sono in tabellone anche Novak Djokovic [due titoli], Andrey Rublev [2023], Fabio Fognini [2019] e Stan Wawrinka [2014]. Djokovic e Wawrinka potrebbero incontrarsi al secondo turno. Per il serbo è la prima uscita in cui si sporcherà i calzini dopo il torneo olimpico di Parigi. Continua la sua caccia al 100esimo titolo della carriera, una soglia superata solo da Connors [109] e Federer [103]. È l’unico uomo ad aver vinto tutti i nove Masters 1000 che esistono. Gioca a Monte-Carlo per la 18esima volta, nuovo record, una in più di Rafa Nadal e Fabrice Santoro.
Su questi campi negli ultimi quattro anni Tsitsipas ha vinto 18 partite su 19, sembra un altro, sembra trovare la costanza che gli manca altrove. Solo Fritz nei quarti di finale del 2023 l’ha battuto. I suoi tre titoli eguagliano quelli vinti da Borg, Muster e Nastase, ma sommati tutti insieme non raggiungono quelli di Nadal [11] al Country Club.
Casper Ruud è un altro candidato al protagonismo. Guida le statistiche ATP per vittorie sulla terra battuta [116], per finali [16] e per titoli vinti [11] dal 2020 ma gli manca un torneo pesante nella cesta. La testa di serie numero uno è Alexander Zverev, due titoli a Madrid e Roma in carriera, ancora a zero quest’anno, come a zero è ancora Carlos Alcaraz – che ha confessato di aver patito la pressione appena Jannik Sinner è sparito dalla scena. Ha chiuso la scorsa stagione sul rosso con una serie di 12 vittorie in 13 partite e il suo primo Roland-Garros. Gioca il secondo Monte-Carlo della sua carriera dopo essersi ritirato nel 2024 per un dolore a un braccio.
DA DOVE VIENE LA TERRA ROSSA
Comincia insomma la vera stagione della terra, o forse bisognerebbe dire delle terre – giacché ciascuna ha una sua mescola. A Parigi i mattoni tritati hanno origine dalle fabbriche di Oise, sono quelli scartati dai costruttori per un impiego nell’edilizia, divengono testata d’angolo per la scalata a uno Slam. Ne servono 80 tonnellate l’anno. Quella di Roma arriva da certe fattorie abbattute nella Bassa Padana, mentre quella di Monte-Carlo è fornita da un’azienda piemontese che si chiama Icis. È nata nel 1981 e cura pure i campi di bocce. La petanque.
Montecarlo News riferiva qualche anno fa che “la terra viene prodotta direttamente nel mulino cuneese che macina laterizi nuovi dai quali nasce sia il sottomanto dei campi da tennis, sia la terra rossa che colora il campo”. Il suo titolare Paolo Montevecchi ha avuto una carriera da tennista e da maestro sui campi di Cuneo.
VALENTIN VACHEROT, GIOCATORE DI CASA
C’è anche un divo locale in tabellone. Si chiama Valentin Vacherot, ha battuto il tedesco Struff al primo turno, ieri, nel giorno dell’assaggio. È fratello uterino di quel Benjamin Balleret cher nell’aprile del 2006 giocò gli ottavi di finale sul campo centrale contro Roger Federer, recuperando una fascia per capelli e un polsino di spugna come premio. Era il #351 al mondo e veniva dalle qualificazioni. Quel gioco Valentin era il fratellino di 7 anni di Balleret, monegasco pure lui, figli della stessa madre – la signora Nadine – a sua volta sorella di Virginie Paquet, a suo tempo 208 nella classifica WTA e madre di Arthur Rinderknecht. Benjamin è oggi il coach di Valentin, volato nel 2017 in America da suo cugino Arthur alla Texas A&M University. Fino a quel momento il tennis era solo un hobby.
«Non mi facevo troppe domande su come colpire il dritto, mi godevo il momento. Quando sono arrivato negli Stati Uniti, mi sono avvicinato a un programma da professionista. Con non più di tre ore di scuola al giorno, tanto tennis, allenamento fisico. Ho trascorso lì quattro anni e mezzo e ho scoperto un’altra vita». Valentin porta il soprannome di piccola giraffa perché era così alto e così magro già da ragazzino che “sembrava stesse per cadere quando correva” racconta L’Équipe. Ora è più rotondo. Si è riempito. Come ti sei fatto grande – gli direbbe una zia napoletana, se Valentin Vacherot avesse una zia napoletana. Oh, non ci sarebbe niente di strano: Ranieri di Monacoe Grace Kelly fecero di Napoli la prima tappa del loro viaggio di nozze. Durante i suoi ultimi due anni in Texas, Valentin non ha mai lasciato le prime-cinque posizioni della classifica per giocatori universitari. Ci vorrà più tempo perché scali la classifica ATP, ma nel 2024 ha vinto tre challenger: nessun monegasco lo aveva mai fatto prima. Oggi è il #256 al mondo dopo aver toccato anche la posizione 110 in passato, e nessuno lo rimprovera di vivere a Monte-Carlo per non pagare le tasse [ah ah bella battuta, satira politica].
IL TRAMONTO DI GASQUET
L’altra storia di ieri l’ha scritta Richard Gasquet – che sta tenendo il suo farewell tour. Ha battuto Arnaldi al primo turno, lui che a Monte-Carlo non ha mai vinto il titolo, ma qui nel 2002, all’età di 15 anni, e poi nel 2005 quando ne aveva 18 lasciò immaginare ai francesi l’inimmaginabile. Nel 2002 aveva guadagnato 500 posizioni nella classifica ATP grazie a dei tornei satelliti in Spagna che gli fecero ottenere una wild-card per le qualificazioni: batté Nikolay Davydenko [83 del mondo] e Adrian Voinea [#65]. Suo padre Francis, allenatore, era così stupito che prima delle partite gli diceva solo: Vai e fai del tuo meglio. Al primo turno fece fuori Franco Squillari che due anni prima era stato semifinalista al Roland-Garros. Ma nessuno ti garantisce uno Slam o il numero #1 se sei un quindicenne prodigio. Non sono arrivati. Neppure dopo aver battuto Roger Federer nel 2005 diventando il più giovane francese a eliminare un numero 1 del mondo, dopo due match point sprecati nel terzo set, tre salvati nel tie-break decisivo e un passante di rovescio finale “giocato dalla fine del mondo”
Qualche settimana dopo, Nadal sconfisse Gasquet al terzo turno del Roland-Garros, reduce dalla finale al Masters 1000 di Amburgo persa contro Federer. “Non lo sapevamo ancora – scrive L’Équipe – ma parte della magia era svanita”. A Richard Gasquet – semifinalista a Wimbledon due volte e una a Flushing Meadows, rimarrà per sempre il titolo di rovescio più bello del mondo senza mai un titolo dello Slam