Il filo che lega Postecoglou a Puskás

Inghilterra

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Il documentario sugli anni trascorsi insieme in Australia

    Esiste un legame tra Ange Postecoglou e Ferenc Puskás. Lo hanno scoperto gli autori del documentario Ange & The Boss, dove il Boss non è Springsteen ma il giocatore della Grande Ungheria anni ‘50. Tony Wilson, Cameron Fink e Rob Heath ci hanno lavorato per 13 anni, anche se molto probabilmente nel frattempo avranno fatto altro per poter andare a fare la spesa al supermercato. Tutto parte dalla notizia semi-nascosta di un’esperienza fatta da Puskás a Melbourne, dove venne assunto come allenatore dal South Melbourne Hellas. 

Ne scrive il Guardian nella sua versione per l’Oceania, descrivendo l’Australia anni ’80 e ’90 come un posto ossessionato dalle celebrità. Eravamo una piccola popolazione all’estremità del mondo, il divario non era colmato da voli low cost, Internet andava lentissimo: quando personaggi famosi venivano a farci visita, era una cosa grandiosa. E gli australiani impegnati in grandi eventi all’estero sembravano ancora più grandi, la semplice presenza di Nicole Kidman agli Oscar sembrava un evento nazionale. Quindi è una storia incredibile che uno dei più grandi calciatori del mondo abbia allenato una squadra di calcio australiana nel 1991, e quasi nessuno se ne è accorto”.

Puskás viveva in un appartamento in legno costruito dietro un negozio di articoli da giardinaggio ad Ashburton, tenendo corsi di calcio per bambini in un recinto a Parkmore. Una superstar che incontra la periferia. Puskás parlava poco inglese ma si faceva capire in greco, la lingua imparata nel periodo in cui allenava il Panathinaikos. Eccolo allora l’incrocio con Ange Postecoglou, oggi allenatore del Tottenham. Postecoglou era in squadra il suo traduttore, il suo autista, il suo difensore e il suo capitano. 

Era una rivelazione per quei giovani calciatori dell’Hellas ritrovarsi nelle mani di una leggenda, e ancora di più scoprirlo predicare il semplice divertimento. Fortemente sovrappeso, con un appetito enorme, avverso alla pioggia o a troppi allenamenti, Puskás portava sicurezza e calma, con qualche occasionale guizzo tattico. Grazie ad alcuni reperti d’archivio altamente improbabili – dice il Guardian – il film lo riporta in vita con filmati ungheresi scarsamente illuminati, immagini da ristoranti greci dell’epoca, partite di periferia che accettava di giocare a 60 anni. È un film sul contrasto: una ex stella del calcio che viaggiava per lavoro in una vecchia Datsun. Ma parla anche di Postecoglou, dell’influenza di Puskás sulla sua filosofia da allenatore, sempre più evidente di minuto in minuto. Ed è una storia di migranti, su come gli europei emigrati nel dopoguerra hanno costruito una comunità, su come i club calcistici sono diventati un’ancora di salvezza. È una storia di cuore, costruita attorno a un uomo che ne aveva in abbondanza. Il documentario esce in Australia il 13 marzo. 

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