La peggiore Champions italiana degli ultimi dieci anni

    EUROGOL

Solo l’Inter agli ottavi

È andata così. La foresta di segni non faceva immaginare un epilogo diverso. È uscita pure la Juventus dopo l’Atalanta e il Milan, tutt’e tre fuori contro squadre che al momento del sorteggio avevano fatto sospirare: dai che è andata bene. Il calcio si diverte a nascondersi dietro una colonna per ascoltarci e poi prenderci in giro. 

Un’italiana sola agli ottavi è un passo indietro di dieci anni. Nel 14-15 parteciparono in due alla Champions, la Juventus superò il girone e arrivò in finale. Erano ancora tempi in cui la Nazionale andava ai Mondiali. Usciva al primo turno, ma ci andava. 

La tentazione di aprire un processo ampio esiste. Antonio Barillà su La Stampa scrive che “ci ritroviamo a riflettere sul ritardo del made in Italy, con la Nazionale assente negli ultimi due Mondiali, reduce da un flop europeo e con il trionfo nel 2021 ridotto a cameo tra cocenti delusioni, con i club che nelle coppe vivono di ondate e fiammate, con il rigurgito di riflessioni a orologeria – rimestate cioè solo nei momenti bui – su strutture inadeguate e carenti programmazioni giovanili”. Fabio Capello, intervistato dalla Gazzetta, ne fa una questione di ritmo e intensità. Niente di nuovo. 

Meglio non fare affidamento sul quinto posto in Champions, avverte Fabio Licari dalla Gazzetta. Inghilterra prima nel ranking UEFA e Spagna seconda. Oggi le wild card dell’UEFA andrebbero a Bournemouth e Villarreal: sono i loro Bologna. Per come si stanno mettendo le cose, resterà fuori dalla grande Coppa una fra Juventus e Milan, se non tutt’e due. “Qualcuno piangerà” ha scritto Licari. Perché restare fuori dalla Champions è un giro in meno al Bancomat. 

I Minions agli ottavi di finale sono quattro e in tre sono passate sul corpo di un’italiana. La Spagna ha portato tre squadre agli ottavi, una in meno che nel 2024 ma tre in più del 2023. L’Inghilterra è salita da due a tre pur perdendo il Manchester City per la prima volta dal 13-14. La Germania ha ripetuto le stesse tre di un anno fa. La Francia ne ha due come nel ‘20 e nel ‘22. Il Portogallo almeno una come 10 volte negli ultimi 11 anni. L’Olanda due come non succedeva dal 2005-2006. Il Bruges è agli ottavi per la seconda volta in tre anni dopo il niente che per il Belgio durava dal 16-17. 

 

L’ANALISI DELL’ELIMINAZIONE  |  Il PSV Eindhoven aveva vinto una sola partita su quattro dall’inizio di febbraio e veniva da tre pareggi di fila in Eredivisie: gli sono costati il primo posto. Eppure. Emanuele Gamba su Repubblica sottolinea che “Thiago Motta fallisce così il secondo traguardo su due dopo la Supercoppa, invocherà gioventù e inesperienza come alibi ma è una débâcle clamorosa per lui e per l’intero calcio nostro, perché nemmeno a questo tracollo, come per Atalanta e Milan, c’è scusante. La Juventus ha giocato una partita senza fronzoli, passando però dalla forza della resistenza alla fragilità della paura, lasciandosi travolgere dal Psv, che ha confermato i suoi limiti ma ha trovato il coraggio per provarci anche scavalcando regolarmente il centrocampo e sfruttando i lancioni dei due difensori centrali, entrambi di piede buono, alla ricerca della zucca di De Jong o del piede di una delle due ali, per attivarne il dribbling”.

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Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta considera che “alla Juve sono mancati gli inserimenti di McKennie e le accelerazioni di Gonzalez a sinistra, forse l’americano e l’argentino hanno sofferto il lavoro difensivo, di prevenzione. La Juve ha pagato carissimo il mancato gol nel quadro di un primo tempo accettabile”. 

Una certa aria di sufficienza circondò pure il sorteggio di Ajax-Juve quarto di finale del 2019. Finì come finì. Ora ci trasciniamo questo piccolo grande incubo olandese pure al turno successivo, l’Inter troverà o il PSV o il Feyenoord. Non ci sarà né Juve-Inter né Milan-Inter, ma possono apparire dal cilindro di Nyon il derby di Madrid, il derby tedesco tra Bayern e Leverkusen, avremo PSG-Liverpool o PSG-Barcellona. Tutto sapremo domani, con la composizione di un tabellone topo tennis fino alla finale del 31 maggio in Baviera. 

 

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La postura di Sergio Conceiçao

  In una bella analisi per Sky Sport Insider, Marco Bucciantini si domanda se davvero Sergio Conceiçao fosse così necessario al Milan. Parla di pagine chiare e pagine scure come nella Rimmel di De Gregori, canzone che ha gli stessi cinquant’anni dell’allenatore portoghese e lo definisce un “tecnico che non ha saputo trovare una linea fra le emozioni distanti e polari perché lui stesso per primo è sempre troppo sopra o troppo sotto il tono giusto. In circa 50 giorni ha consumato più retorica d’un romanzo avariato, ha cavalcato tutte le battaglie più facili, quelle più suggestive per un tifo deluso, esaltato dalla miracolosa tournée araba, con le due avversarie più importanti e aspre battute in rimonta, e il conseguente trofeo, venduto con impeto western. Un imprudente racconto della vittoria che s’è logicamente ribaltato. Troppo in fretta ha voluto marcare il successo, così da essersi costretto da subito ad additare altri per le sconfitte o le sofferenze, rincorrendo giocatori per il campo, punendo e assolvendo e punendo ancora e perdonando ancora ma non troppo: un disorientamento che deve aver minato la credibilità del tecnico”

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Secondo Bucciantini, nell’agire di Conceiçao è stata “troppo ostentata la posa. L’evocazione del mestiere. Il Milan aveva bisogno di organizzazione e di cultura del gioco. Di trovare un equilibrio che permettesse ai giocatori talentuosi ma dispersivi e un po’ traditori di stare insieme e coprire il campo. Di livellarsi (non nel senso di appiattirsi), di trovare un’andatura fra quella polarità premessa nelle righe iniziali e questo poteva avvenire con un lavoro squisitamente “tattico”, con un pensiero di squadra. Invece, in questi giorni intensi (troppo intensi: anche nel campo emotivo andava trovata una serenità) si è visto l’umore di squadra, i nervi, la reazione, la pulsione, l’impeto ma mai un’idea forte, appunto: un senso e una coscienza”.

 

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Aggiungi un posto a tavola, Gasperini ha un nemico in più

  «Lookman è uno dei peggiori rigoristi che io abbia mai visto». Così ha detto Gian Piero Gasperini del suo attaccante dopo sconfitta contro il Bruges, perché le vittorie sono di tutti ma le sconfitte sono dei Theo e dei Lookman.

Maurizio Crosetti su Repubblica ha scritto: “Un maestro che dà dell’asino a un allievo, non nel chiuso di una stanza (non si fa comunque) ma di fronte al mondo intero, che razza di maestro è?”. Di Canio direbbe che se Lookman ha perso contro il Bruges, allora aveva vinto contro il, Bayer Leverkusen quando segnò tre gol. “I panni sporchi – continua Crosetti – si lavano in casa, Gasperini preferisce lavarli nelle conferenze stampa dove, negli anni, è riuscito ad attaccare arbitri, dirigenti (anche i propri), giocatori (anche i propri), tifosi e avversari. Ci vorrebbe un po’ di rigore”.

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Anche Antonio Barillà su La Stampa ha scritto che “colpiscono le parole scelte: liberissimo, il tecnico, di ricordare che non si tratta d’uno specialista, ma definirlo «tra i peggiori rigoristi mai visti» sottende protervia e arroganza. Ultimamente è recidivo, ha perfino bacchettato la società per il mercato invernale, crediamo abbia grandi meriti nel successo nerazzurro ma un filo d’umiltà (e un buon esempio) non guasterebbero”.

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