L’Inter in finale di Supercoppa
L’Inter giocherà la finale di una Supercoppa per la 13esima volta, la seconda da quando la formula è diventata XL. Il torneo ha avuto otto nomi diversi nelle 36 edizioni dell’albo d’oro, l’Atalanta era la sola squadra che potesse portare una nuova riga mai letta finora. È la settima partita di fila che Gasperini perde contro l’Inter.
Luigi Garlando sulla Gazzetta dello sport ha scritto che “può cambiare l’anno o il continente, ma l’Inter tira dritta con le vecchie abitudini: vince. Il sentimento d’inferiorità lavorerà ancora di più, come un tarlo, nella testa della Dea. Schierare un’Atalanta senza Ederson, Lookman e De Ketelaere è come fare il tiramisù senza mascarpone e savoiardi. Fuori all’inizio anche Bellanova, Pasalic e Djimsiti. Una formazione inimmaginabile, ma il Gasp non è impazzito. C’era una logica. Se, finora, non aveva mai battuto l’interista Inzaghi, ci stava cambiare, anche oltre l’azzardo. L’idea: bloccare l’Inter, stancarla, nel primo tempo con una formazione fisica e compatta, per poi colpirla nella ripresa con la freschezza dei primi violini. La prima parte del piano è riuscita: 0-0 all’intervallo. Fosse riuscita anche la seconda, Riad sarebbe diventata Austerlitz nell’epopea del Gasp, Napoleone dei braccetti, la vittoria di un genio, invece Dumfries la pensava diversamente e Riad si è fatta Waterloo”.
La lettura di Paolo Condò sul Corriere della sera è simile. Considera che l’Atalanta “ha bisogno di un centravanti, che sia un terminale puro (Retegui) o un sarto del gioco (Scamacca)”. Spiega che “l’Inter è la favorita in Arabia e in Italia (e tra le favorite in Europa) – scrive Condò – perché è un’idra, un biscione a più teste che può colpirti in troppi modi, e se il tentacolo di Lautaro continua a muoversi fuori sincronia, poco male. Almeno per ora. È a questa pericolosità diffusa della rivale che deve aver pensato Gasperini nell’assemblare la formazione bislacca vista nel primo tempo. L’Atalanta non è andata lontana dalla realizzazione del piano, in fondo è finita sott’acqua al 48’ e su un corner fantasma. Ma l’equilibrio si spiegava con i gravi errori di mira dell’Inter, non con le fumose minacce di Samardzic e Zaniolo”.
LA PARTITA IN CENTO PAROLE – L’attacco di Paolo Tomaselli sul Corriere della sera: “Stupito, come tutti, dalle occasioni sciupate a ripetizione da capitan Lautaro, Denzel Dumfries si inventa un corso accelerato da centravanti, che si tramuta in one man show e regala all’Inter la finale di Supercoppa. Nello stadio semivuoto di Riad dove sverna il vecchio CR7, a inizio ripresa l’olandese prima si esibisce in una rovesciata nell’area piccola dopo una sponda discussa di Bisseck su un corner ancora più contestato e poi con una botta secca in corsa di destro sotto la traversa scuote una serata a senso unico, ma con un florilegio di palle gol sprecate dall’Inter, anche per la prestazione super di Carnesecchi”
LA PECORA NERA Lautaro Martinez
La pagella di Carlos Passerini sul Corriere della sera: “Toro sedato. Irriconoscibile, sbaglia almeno due gol che in altri tempi avrebbe segnato a occhi chiusi. In crisi piena, paga la stanchezza di un anno senza respiro e soprattutto senza vacanze. L’ultima ciccata, davanti alla porta, è da Gialappa’s. Che ti succede, Lautaro?”