Le acque nella Nazionale femminile spagnola non si sono affatto calmate

È passato più di un anno dall’incoronazione della Spagna ai Mondiali del 2023 e dalla vicenda del bacio di Luis Rubiales a Jennifer Hermoso. La giustizia spagnola sta indagando l’ex presidente della Federazione per violenza sessuale, nel paese che si è dato una legge di garanzia totale dei diritti sessuali nota come Ley del solo sí es sí. L’accusa ha chiesto due anni e mezzo di carcere, Rubiales è accusato anche di corruzione dopo le pressioni che Hermoso dice di aver subito attraverso degli sms, per costringerla a difenderlo pubblicamente. Il processo dovrebbe tenersi nel febbraio 2025.

È l’episodio che L’Équipe definisce la caduta di un vaso decisamente pieno di gocce. Nel documentario Se Acabo trasmesso su Netflix, diverse giocatrici di ieri e di oggi parlano della loro frustrazione nei confronti di un sistema da cui si sono sentite schiacciate. Tutto è iniziato quando nel 2015 il cittì Quereda è stato spinto a dimettersi dopo la rivelazione di anni di abusi psicologici. Ha lasciato il posto a Jorge Vilda, figlio di un influente membro della federazione. Sotto la sua guida [2015-2023] la Roja è cresciuta fino a diventare campione del mondo, ma internamente la rottura è stata totale. 

Una rottura che i media spagnoli hanno inizialmente gestito dentro lo schema quotidiano che legge ogni cosa con la lente della faida Madrid vs Barcellona, Barcellona vs Madrid: da un calcio d’angolo in su. Così, quando alcune calciatrici chiesero la testa anche di Vilda, parte della stampa madrilena le chiamò le capitane del Barça. È un passaggio che Alexia Putellas – duce volte Pallone d’oro – non dimentica. Contrariamente a quanto accadde in Francia, la federazione non le accontentò. Quindici giocatrici uscirono dalla selezione, psicologicamente incapaci di continuare ricorda L’Équipe. Scopriranno la denigrazione da parte dei media, scopriranno di essere trattate come capricciose, infantili, in sostanza inaffidabili. La stessa sorte toccata a Naomi Osaka nel tennis quando viveva attacchi di panico in conferenza stampa, la stessa toccata a Simone Biles quando fece un passo indietro ai Giochi di Tokyo: ragazzine, che sarà mai, forza, lo sport è un posto dove si reagisce. 

In Spagna le calciatrici non fanno altro. Nel gennaio del 2023, sette mesi prima del Mondiale, Putellas organizzò un incontro con Rubiales. La Federazione accordò un ampliamento dell’organico professionistico, l’arrivo di un nutrizionista, una logistica migliore per le giocatrici madri. Questo passo avanti spinse alcune di loro a rendersi nuovamente disponibili, tra cui Aitana Bonmati. Altre, come Paños, non furono perdonate da Vilda. Ma dopo la caduta di Rubiales, è caduto anche Vilda, oggi cittì della Nazionale femminile marocchina. 

La panchina è andata a una donna, Montserrat Tomé, che adesso pare abbia pure lei una colpa. Essere stata la vice di Vilda. È una scelta ancora dibattuta, spiega l’Équipe e la partita di stasera con la Francia riporta a galla vecchi demoni tuttora presenti

Irene Paredes e Jennifer Hermoso non sono state selezionate da Tomé. Un’assenza che solleva interrogativi dopo la messa in onda del documentario su Netflix. L’allenatrice, senza affrontare questo tema specifico, ha lasciato intendere che si tratti proprio di un motivo extra-sportivo”. Patricia Guijarro e Claudia Pina hanno invece accettato di rientrare in Nazionale. Mapi Leon, una delle migliori difensore al mondo, esclude di farlo mai. Lontane dall’essersi calmate, le tensioni permangono conclude il giornale francese.

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