Alla scoperta del nuovo pentathlon 

Benvenuti nel pentathlon moderno all’età di Sportify. Come sarebbe a dire. Che cos’è Sportify? Sportify è quella tendenza dello sport contemporaneo a rivedere regole, formati e tradizioni per riformarsi, correggersi, rendersi più freschi, televisivi, spendibili e competitivi sul mercato dell’intrattenimento. Ci sono finiti dentro colossi come l’atletica e il tennis, i due sport più diffusi al mondo come il calcio e il cricket. Figuriamoci se poteva restare estraneo il piccolo pentathlon moderno di cui in Italia sentiamo parlare una volta ogni medaglia di Masala, lo sport inventato dal barone De Coubertin in persona, e come il barone De Coubertin in persona messo all’angolo. 

Lo spunto di partenza è stato il maltrattamento dei cavalli. La tedesca Annika Schleu e il suo allenatore hanno messo in moto in processo che rischiava di buttare il loro sport fuori dal programma olimpico. Il pentathlon ha dovuto cogliere l’occasione per riscrivere daccapo i suoi principi e ha sostituito quella prova con un’altra, più moderna, più divertente: le corse a ostacoli, spiega L’Équipe dopo aver visto una delle prime applicazioni ufficiali durante i campionati di Francia dello scorso fine settimana a Perpignan. 

Com’è andata? I pentatleti – si legge – hanno scoperto il loro nuovo evento. A loro è piaciuto. In un angolo del Parco dello Sport di Perpignan è stato allestito un percorso a ostacoli ben al di sopra del livello di difficoltà presente nella vicina area giochi per bambini, ma ben al di sotto dei percorsi a ostacoli di tipo militare, i Koh Lanta, i Ninja Warrior e le altre Spartan Races: ognuno ha il proprio riferimento

Otto ostacoli distribuiti lungo 70 metri, un percorso da completare nel minor tempo possibile premendo un cicalino posto in cima a una rampa finale alta 3 metri e mezzo, ultima difficoltà di un tracciato dove bisogna anche saper avanzare sfruttando la forza delle braccia appesi ad anelli, ruote o sbarre senza cadere, restare in equilibrio su una trave o passare sopra e sotto le recinzioni.

C’è chi è contento come Valentin Prades, perché nella gara d’equitazione si giocava sempre la tredicesima – dice per colpa del cavallo – così adesso si sente finalmente il solo responsabile dei suoi risultati. C’è chi invece protesta perché dinanzi alle novità così si fa, volete mettere la musica in streaming con il fascino e il romanticismo del grammofono?

I più giovani e le più giovani paiono avvantaggiate. Forse è una questione generazionale, forse è solo per maggiore abitudine. I percorsi a ostacoli sono stati sperimentati negli ultimi due anni nelle gare giovanili. Così sta arrivando una scossa alle vecchie gerarchie. Mathis Rochat e Léo Bories, 22 anni, dicono che questi 25-28 secondi alla maniera del fil rouge di Giochi senza frontiere sono proprio uno sballo, anche se non hanno l’età per aver visto né il fil rouge né Giochi senza frontiere, né Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi soffiare nel fischietto dopo aver detto en deux trois, anche il Belgio gioca il suo jolly. 

Arriverà una nuova generazione di pentatleti con le vesciche in mezzo alle mani, alla maniera dei b-boy e le b-girl della break-dance, noi li guarderemo alle Olimpiadi dai nostri divani, scuoteremo le nostre teste imbiancate pensando dove andremo a finire, riluttanti all’idea che bisogna andare a finire esattamente là, che bisogna consegnare il mondo alle Coline Flavin, 18 anni, in Francia vincitrice del suo primo titolo nazionale di pentathlon moderno. Stavolta sì, davvero moderno. 

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