Il benessere mentale di Mbappé

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Lizarazu fa cadere un tabù

Benessere mentale. La Francia ormai ne parla apertamente. Interrogato da Bixente Lizarazu su su Kylian Mbappé, Didier Deschamps ha risposto al microfono di TF1 dicendo che «sì, si trova in una situazione complicata, tutti gli sono addosso. Sta attraversando un periodo che non è dei più felici». Ecco perché gli ha parlato e gli ha spiegato che lo avrebbe tenuto fuori, anche se stavolta Kylian aveva dato la disponibilità a rientrare in Nazionale. 

Lizarazu ritorna sul tema stamattina su L’Équipe nella sua colonna e scrive che “Didier Deschamps ci ricorda come nessun atleta di alto livello è una macchina e che le conseguenze possono essere significative. Kylian non è più il giocatore temuto che conoscevamo una volta, quello che spaventava i difensori di tutto il mondo, che sapeva essere decisivo nelle grandi partite. Non è quello che abbiamo visto nelle semifinali di Champions League contro il Dortmund con il PSG, agli Europei con la Francia o al Clasico con il Real. Il fatto che fosse riluttante a venire in Nazionale a ottobre è stato un segnale di avvertimento. Oggi mi chiedo fino a che punto la sua mente ne sia influenzata e se gli piaccia ancora giocare a calcio. Tutti i giocatori del mondo hanno avuto stati di forma altalenanti, ma quando una crisi dura così a lungo, possiamo pensare che ci sia un impatto psicologico più profondo. Il corpo e la testa sono intimamente legati e trattar bene la testa è importante quanto trattar bene il corpo”.

Sempre più esplicito, Lizarazu aggiunge che “un problema di salute mentale può variare da una lieve crisi di fiducia a una profonda depressione. Abbiamo esempi molto concreti dentro la squadra francese, di situazioni che sono peggiorate drammaticamente. Quello di Paul Pogba, per esempio. Ricordiamo il giocatore eccezionale che è stato nel 2018 e la sua discesa agli inferi successivamente. Le sue preoccupazioni familiari hanno avuto un evidente impatto psicologico su di lui, il corpo si è arreso. Anche N’Golo Kanté ha avuto grossi problemi con parte del suo entourage e improvvisamente le sue prestazioni al Chelsea sono peggiorate, gli infortuni si sono accumulati”.

Lizarazu ricorda che Mbappé ha vissuto un rapporto tossico con il suo club durante l‘ultimo anno al PSG, con un Europeo fallito, la pressione colossale per via del suo trasferimento al Real Madrid. “Tutto ciò – dice – genera stress con un impatto diretto sul recupero. Si avverte un fenomeno di saturazione fisica e mentale. Il suo status di star mondiale non è certo facile da gestire. Non gli permette più di vivere liberamente, di muoversi con noncuranza, deve essere sempre accompagnato da un assistente o da una guardia del corpo. Ogni parola viene vivisezionata, ogni gesto analizzato. Prima poteva giocare a calcio senza pensare. La situazione è più difficile da gestire perché Kylian si è sempre dato un’immagine di Superman alla Cristiano Ronaldo. Non sei felice? Tripletta. Dobbiamo invece uscire da questo mito. Coltivando il mito della macchina perfettamente oliata, del ragazzo indistruttibile che batterà ogni record, diventa difficile dire «in questo momento non sto bene», verbalizzare qualcosa che faccia riferimento a una fragilità, anche momentanea, eppure presente in ogni giocatore durante la carriera. Nelle alte prestazioni il corpo viene spinto all’estremo e se le cose non vanno bene nella testa, si paga caro. Negare questa saturazione significa correre il rischio di arrivare a un infortunio. È ancora un argomento tabù e devo dire che nel 2024 è un po’ ridicolo. Tutti gli atleti lo sperimentano a un certo punto della loro carriera. È una cosa più o meno seria, più o meno lunga, più o meno ben-gestita. È un vero e proprio lavoro da fare sulla persona, importante quanto la preparazione fisica e tecnica. A volte è importante parlarne con persone di cui ci si fida o con uno psicologo”.

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