Nei Pirati dei Caraibi Elizabeth Swann ve la ricordate. Per vincere la maledizione del forziere fantasma, s’imbarca da clandestina su una nave mercantile, ma deve travestirsi da mozzo, perché peggio di clandestina c’è che è donna. L’equipaggio della nave a un certo punto troverà il suo abito da sposa a bordo e sarà convinto della presenza di uno spirito che infesta la nave.
Ecco, più o meno così l’America’s Cup si regola oggi con le donne, come se il tempo fosse ancora fermo al periodo dei governatori degli affari della Compagnia delle Indie Orientali. Nessun equipaggio ne aveva una. Come se fossimo alla prima edizione, anno 1851: sapere di avere una donna a bordo porta sfortuna. Del resto, questa Coppa è o non è diventata la Formula 1 del mare? Avete voi notizie di donne pilote? E che sanno guidare una macchina, le donne?
Un po’ per lavarsi la coscienza e un po’ per salvare la faccia, l’America’s Cup ha messo in piedi un evento parallelo, un mezzo ghetto, senza riuscire a spiegare bene come mai le Olimpiadi prevedano gare di vela miste mentre questa brocca delle mille ghinee tiene l’orologio fermo ai tempi di Napoleone III, quando l’Italia non esisteva ancora e stava appena uscendo Moby Dick. Ci sono forse donne sul Pequod a dar la caccia a Moby Dick?
Si sono messe a dar la caccia alla brocca quattro italiane, e ci sono riuscite. Giulia Conti è la timoniera di destra dell’Ac40, e già per vedersi riconosciuto sui giornali il sostantivo al femminile è una fatica. È stata tre volte alle Olimpiadi, ha fatto un’esperienza negli USA. Margherita Porro è bresciana, ha iniziato a veleggiare sul Lago d’Iseo. Maria Giubilei è una trimmer e viene dai Nacra, gli equipaggi misti. Gaia Piccardi sul Corriere della sera la dice appassionata di filosofia. Giulia Fava invece ha una laurea in scienze biologiche ambientali. Sono l’equivalente di Paola Egonu, Miriam Sylla, Alessia Orro e Anna Danesi, oro olimpico nella pallavolo nell’ultima domenica parigina ai Giochi. Sono riuscite a vincere qualcosa che gli uomini italiani inseguono da tempo, fino a farne un’ossessione. Loro sì. Adesso vediamo se portano ancora sfortuna.