Davvero Didier Deschamps è un intoccabile? Davvero bisogna considerarlo ancora così, dopo questo Europeo nel quale la Francia ha partecipato con un mucchio di giocatori che portavano la stessa maglia, portavano lo stesso nome, senza essere una squadra? Oppure davvero è finito il tempo del suo non-calcio, come hanno scritto ieri in Inghilterra? Stamattina è la riflessione che Vincent Duluc pone al centro del tavolo con il suo editoriale su L’Équipe, definendolo “un dibattito essenziale”.
Un Europeo traballante, lo chiama, “per ragioni legate alle sue scelte”, considerando quel che è stato scritto giorno dopo giorno, che “il gioco offensivo dei Blues non era mai stato così scarso, in una fase finale di un torneo dal 2010. La voglia di altro – dice Duluc – è forte almeno quanto la voglia di fare meglio”. Se questi ragionamenti sono possibili è perché la Francia sente l’acquolina in bocca al pensiero che l’alternativa si chiama Zinédine Zidane, “ed è difficile decidere – aggiunge Duluc – che non sarà mai l’allenatore, o potrebbe esserlo troppo tardi, per il solo fatto che la Francia è arrivata in semifinale”.
L’editorialista de L’Équipe vede anzi “il logorio e il senso di fatica dopo dodici anni di mandato, quasi quattordici” e “il rifugio del risultato non può essere eterno”. Insomma, detto chiaro e tondo: “dobbiamo discutere del futuro di Didier Deschamps, il miglior allenatore nella storia della Francia. Discutere non significa pretendere la sua partenza, quando è appena arrivato in semifinale per la quarta volta in cinque tornei. Discutere significa ammettere che esistono delle difficoltà con l’assegno in bianco da tre anni e mezzo che gli è stato concesso da Noël Le Graët poco prima di dimettersi, nel gennaio 2023”.
La semifinale, poi. Come bisogna considerarla? Fino al 1982 sarebbe stata per il calcio di Francia un trionfo, ma dal 1982 in avanti è un obiettivo minimo. Ci sono stati solo due cicli di dieci anni in cui è stata mancata, due cicli che hanno seguito l’addio al calcio di Platini e l’addio al calcio di Zidane. “L’allenatore è giustificato nel ritenere di meritare di andare avanti dopo aver raggiunto l’obiettivo che gli era stato prefissato. Ma se lo raggiunge ogni due anni – si domanda Duluc – al di là del dibattito sul livello generale visto tra Europei e Copa America, la Francia dovrà tenersi lo stesso allenatore per vent’anni?”. Così torniamo all’invitato di pietra o l’elefante nella stanza, decidete voi. “Il cuore del dibattito – ammette Duluc – si chiama Zinédine Zidane. Se non ci fosse, difficilmente ci porremmo domande importanti come: sarebbe mai possibile fallire con un parco giocatori come questo? È possibile giocare diversamente? Si può sostituire un allenatore di successo? Possiamo rispondere sì a tutte e tre le domande e non volere la testa di Didier Deschamps. Ma il dibattito, almeno, facciamolo”.