Dopo il 99enne Geminiani, se n’è andato il centenario Vic Seixas, vincitore di 15 titoli dello Slam, due in singolare, [Wimbledon 53 e US Open 54], cinque in doppio e otto in doppio misto. Un tempo era considerato il volto del tennis americano, come ricorda il New York Times, è stato tra i principali giocatori del periodo fra gli anni ’40 e gli anni ’60 del Novecento. Era il più anziano campione Slam vivente. L’annuncio è arrivato dalla Hall of Fame. Di lui ai suoi tempi venivano lodate “la superba forma fisica e la resistenza”. Nel ’54 Harry Hopman lo considerava il dilettante numero 1 al mondo, lo rimase per tutta la carriera, giocando 28 volte gli US Open a Forest Hills tra il 1940 e il 1969. Mancò solo nell’anno in cui era militare, in servizio nell’esercito durante la seconda guerra mondiale.
“Anche quando non era in forma, vinceva grandi partite grazie alla sua perseveranza, quando la maggior parte dei tennisti si sarebbe arresa. Invece in modo del tutto miracoloso, sapeva tirarsi fuori dal pantano dello sconforto con una serie continua di brillanti volée”, questo scrisse di lui Herbert Warren Wind su uno Sports Illustrated nel 1958.
Seixas considerava il tennis un’attività part-time e si aspettava di subentrare prima o poi al padre nell’azienda di famiglia. Invece dovette andare a lavorare come agente di cambio a Philadelphia e in seguito divenne direttore del programma di tennis per il resort Greenbrier a White Sulphur Springs, poi presso un hotel Hilton a New Orleans. Si trasferì nella zona di San Francisco, fece il maestro di tennis e lavorò come barista fino alla metà degli anni 80, quando dei problemi a un ginocchio limitarono le sue attività fisiche.
Su suggerimento di Stan Smith, l’Adidas gli diede un ruolo da ambasciatore del marchio e uno stipendio di 2.000 dollari al mese. «Ho chiesto loro, Per quanto tempo è?’», disse in un’intervista con il San Francisco Chronicle nel settembre 2022. «Mi risposero: finché non muori o non andiamo in bancarotta»
Quando aveva vinto a Wimbledon, Seixas ricevette un assegno da 25 sterline, all’epoca valeva circa 75 dollari. Si comprò un maglione. Agli US Open nemmeno quello. Vinse l’inserimento del suo nome nella riga dell’albo d’oro. Ma alla fine i soldi si spendono, i maglioni in lavatrice si restringono, i nomi negli albi d’oro restano.