Trentuno anni di attesa: una canadese a due partite dal titolo NHL

 AMERICHE      

    Tre a zero. La serie di sette finali di NHL era cominciata quella di NBA. Nei panni dei Boston Celtics: i Florida Panthers.  Nei panni dei Dallas Mavericks: gli Edmonton  Oilers. La differenza è che gli Edmonton Oilers si sono stufati della parte, da Gara-4 si sono rivoltati contro i drammaturghi che avevano scritto per l’hockey lo stesso copione della pallacanestro. Così hanno segnato 13 volte e hanno preso solo 4 gol: 8-1 la prima volta in casa, 5-3 la seconda in trasferta. La notte prossima nella propria arena avranno la chance di riportare in parità la partita per il titolo, tenendo in piedi la chance di portare la Stanley Cup in Canada, a distanza di 31 anni dall’ultima volta. 

Il network ESPN si è divertito a raccontare com’era il mondo nel 1993 quando accadde, un grande classico per darci l’idea di un evento remoto, tipo che andavamo al cinema a vedere Jurassic Park, i PDF erano la novità tecnologica dell’anno, non esisteva lo spam e Whitney Houston eccetera eccetera.  I Montreal Canadiens, guidati da Brian Bellows, Patrick Roy e Guy Carbonneau, persero solo quattro partite di playoff in tutto il loro percorso verso il 24esimo titolo. 

L’hockey è rimasto lo sport nazionale del Canada, la Nazionale ha vinto i Mondiali altre 9 volte in campo maschile e 10 in campo femminile, ma nessuna squadra ha più portato la Coppa fuori dai confini degli USA, mentre i Toronto Raptors abbattevano la parete in NBA. Solo sei squadre canadesi sono arrivate alla fase finale negli ultimi 31 anni. Quattro si erano qualificate a questi ultimi play-off [Vancouver Canucks , Winnipeg Jets, Toronto Maple Leafs, Edmonton Oilers] e una si trova adesso a una partita dal baratro, ma pure a due dal titolo. Chiunque ce la faccia, la NHL avrà comunque la quarta squadra campione differente negli ultimi 4 anni, la settima degli ultimi 8, la nona degli ultimi 11. 

  DISCUSSIONI

PERCHE’ IL CANADA NO

Un anno fa The Athletic raccolse le 8 tesi più ascoltate sull’incapacità di una franchigia canadese d’arrivare al titolo. 

Teoria numero 1: i tifosi canadesi non sono abbastanza esigenti e non spingono i proprietari a investire, tanto quelli sanno che la gente non ha altro da fare e al palazzo ci vanno lo stesso. 

Teoria numero 2: i tifosi canadesi sono troppo esigenti. Ogni dettaglio viene analizzata allo sfinimento, ogni giocatore viene criticato e criticato e criticato, ogni sconfitta è una catastrofe. Se le cose vanno male, i media locali ci montano una crisi.

Teoria numero 3: le squadre canadesi sono sempre abbastanza buone anche quando non sono buonissime. Così non vanno mai a fondo e non scelgono per prime al Draft. 

Teoria numero 4: È tutta una cospirazione! In 28 campionati con Gary Bettman non hanno vinto mai. È chiaro, no?

Teoria numero 5: È l’economia. Il dollaro canadese è più debole di quello americano. In effetti Laine Higgins sul WSJ ha scritto qualche settimana fa un’analisi nella quale dimostrava che è più facile vincere il titolo in uno stato dove il regime fiscale consente un certo tetto salariale, perché l’hockey si è dato regole finanziarie differenti rispetto a NFL, NBA e MLB.

Teoria numero 6: I migliori giocatori non vogliono giocare qui. Hanno meno ‘attenzione dei media, tasse più alte, clima più freddo che negli Stati Uniti.

Teoria numero 7: Il fattore Don Cherry. Don Cherry è un celebrato e controverso conduttore tv dell’Hockey Night. Si fa adorare o si fa odiare. È una voce influente. Le sue opinioni condizionano. Dal suo pulpito indirizza, dice se una stella russa va accolta o no, se si deve giocare di fino o di duro. 

Teoria numero 8: La sfortuna.

ARTEFICI 

CONNOR MCDAVID

Contro queste 8 teorie lotta ora la squadra in cui il leggendario Wayne Gretzky ha vinto 8 volte il titolo di capocannoniere e per 5 quello di mvp della stagione regolare, la stessa in cui adesso i record li batte Connor McDavid, stella delle stelle, il Luka Doncic dell’hockey su ghiaccio, di Richmond Hill, Ontario, 3 volte capocannoniere e 3 volte mvp. Nella Hall of Fame di Toronto, la sua giubba sta già di fianco a quella dell’immenso Wayne. 

Una stella sbalorditiva, secondo la definizione di Jason Gay sul Wall Street Journal. Un talento generazionale, A 27 anni, McDavid ha fatto quasi tutto, tranne vincere una Stanley Cup, l’ultimo elemento che lo separa dai grandi del pantheon della NHL come appunto Wayne Gretzky, ma pure Mario Lemieux e Sidney Crosby. 

Nella descrizione di Jason Gay – che si definisce un non esperto, un appassionato comune che coglie le cose a occhio nudo, senza competenze specifiche – McDavid ha velocità e atletismo, un senso soprannaturale dell’azione di gioco, un invasarto del disco. La sua velocità sul ghiaccio è notoriamente da extraterrestre, ma il suo vero superpotere è la visione anticipatrice, la capacità di vedere non solo l’azione davanti a lui, ma anche quella successiva, ciò che Gretzky descrisse come l’arte di pattinare non dove si trova il disco, ma dove si troverà. L’hockey continua a diventare più veloce e più atletico. I portieri sono più mastodontici che mai. McDavid lo fa sembrare facile

Connor McDavid è il signore che fa queste cose qua. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.