RUOTE
VERSO PARIGI Sky Sport: “Non è più dominatore incontrastato, eppure continua a vincere grazie al suo talento: l’esultanza grintosa di Verstappen in Spagna come in Canada la dice lunga sul valore di quello che sta facendo con una Red Bull meno brillante del passato”.
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AMERICHE
ACQUA E TARTAN, SONO I TRIALS DELLA SOPRAVVIVENZAVERSO PARIGI
Recuperare il tempo perduto non significa nulla. Il tempo non può essere recuperato. Il tempo è raro, scarso, per definizione irrecuperabile. Neppure se sei Sha’Carri Richardson puoi recuperare gli anni di attesa e di lavoro. Non puoi tornare indietro e annullare quel test sulla marijuana che la privò del debutto olimpico nel 2021. Questo dice di lei Marcus Thompson II, firma olimpica della rivista The Athletic. “L’unica cosa che può fare ora è dimostrare che il tempo non è stato affatto perso. È stato convertito in carburante”.
LA TOMBOLA DELL’ATLETICA 22,84 COME STANNO GLI AVVERSARI DI FABBRI Primo Ryan Crouser, secondo Joe Kovacs. Finisce sempre così. Quasi sempre così. Furono d’oro e d’argento insieme a Tokyo 2021, furono d’oro e d’argento insieme ai successivi Mondiali di Eugene. Leonardo Fabbri li ha divisi sul podio ai Mondiali di Budapest 2023. I due giganti del getto del peso d’America sono arrivati primo e secondo anche ai Trials verso Parigi. Crouser ha tirato 22,84 al quarto tentativo, Kovacs aveva fatto 22,43 al primo. Così, giusto per intendersi, Crouser detiene 7 delle migliori 10 misure di tutti i tempi, ma Kovacs è in testa alla graduatoria 2024, l’unico finora a essere andato sopra i 23 metri. Se Crouser avesse tirato questo 22,84 nel 1987 avrebbe fatto il primato del mondo. È la stessa misura dell’epoca di Alessandro Andrei. Oggi è la 33esima di tutti i tempi. Con 22,84 avrebbe battuto Fabbri agli Europei, ma avrebbe perso da lui al meeting di Savona. Il sospetto è che per l’oro a Parigi bisognerà andare davvero sopra i 23. Gli USA portano ai Giochi anche Payton Otterdahl, che ha tirato a 22,26 metri al suo quinto tentativo. È il suo primato personale all’aperto [22,59 indoor]. In chiave medaglie olimpiche: Fabbri ha fatto meglio di lui 8 volte in questa stagione. 9.82 COME STANNO GLI AVVERSARI DI JACOBS Le batterie dei 100 si sono concluse con il miglior tempo di Noah Lyles, 9.92 al primo turno, lo stesso tempo fatto con più impegno da Marcell Jacobs a Turku. Lyles ha già corso più veloce in questo 2024, sette centesimi sotto il 1° giugno a Kingston, dove 9.85 non gli bastò per battere Oblique Seville [9.82]. Christian Coleman ha vinto la seconda batteria in 9.99, Courtney Lindsey ha fatto 10 netti nella quinta. Fred Kerley è rimasto di 3 centesimi sopra i 10 secondi nella seconda. Domani mattina ci sveglieremo con i nomi dei tre americani qualificati per Parigi. CARNET IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA-3 DEI TRIALS USA ORE 2.00 Finale Lancio del martello femminile | 2:45 Finale Salto con l’asta maschile | 2:48 Semifinali 100 metri maschili | 3:11 Semifinali 800 femminili | 3:35 Semifinali 400 metri maschili | 3:40 Finale Lancio del giavellotto maschile | 3: 48 Finale 400 femminili | 4:07 Finale 3.000 Siepi maschili | 4:29 Finale 100 metri maschili
ACQUE Sha’Carri su pista e Caeleb nell’acqua. L’America celebra il ritorno di due stelle, ma forse sarebbe il caso di dire il ritorno di due persone. Pat Ford su Sports Illustrated dice che “Caeleb Dressel ha riscoperto il suo amore per il nuoto, e con esso il successo”, prima l’uno dunque e poi l’altro. Dopo essersi qualificato per Parigi nei 50 stile libero, Dressel ha vinto anche la finale dei 100 metri farfalla maschili, nella stessa sessione in cui Kate Douglass ha completato il suoi Trials perfetti vincendo i 200 misti, mentre Katie Ledecky è stata la dominatrice come al solito degli 800 stile libero, l’evento in cui è esplosa nel 2012. I Trials di Dressel si sono chiusi con quella che in America stanno definendo la sua performance più impressionante, il 50.19 nuotato nei 100 metri farfalla. Gli consente di andare a Parigi a difendere il titolo di Tokyo, dopo tutto quanto accaduto. «È difficile superare i Trials. È la parte più complicata del processo di avvicinamento alle Olimpiadi. Penso di aver provato ogni emozione di cui sono capace» La seconda carta olimpica alle sue spalle, a sorpresa, è andata al 17enne Thomas Heilman che nuotava nella corsia 1, al largo. Ha superato Dare Rose di quattro centesimi. Il 50.19 di Dressel è il terzo tempo del 2024 dietro quello del canadese Liendo e dello svizzero Ponti. Sports Illustrated dice che Dressel forse “non è il mostro del 2019-21, quando batteva record mondiali e collezionava medaglie in eventi internazionali. Ma è ancora dannatamente veloce” Il Washington Post fa notare che a qualificazione raggiunta “ha schiaffeggiato l’acqua con un entusiasmo giovanile che non mostrava pubblicamente da un po’ di tempo”. KATE DOUGLASS E LE SORELLE WALSH Sebbene si fosse già qualificata per altri tre eventi a Parigi all’inizio della settimana, Kate Douglass ha mostrato che i 200 misti rimangono il suo pezzo forte. La campionessa del mondo 2023 e 2024 ha vinto la finale in 2:06.79, primato personale, tempo record agli US Open. Le altre gare in cui ha conquistato un posto ai Giochi sono i 100 stile libero e i 200 rana. Gareggerà a Parigi insieme alla sua compagno di squadra e amica dell’Università della Virginia, Alex Walsh, sorella di Gretchen, KATIE LEDECKY Solo l’invasione degli alieni avrebbe potuto togliere a Katie Ledecky la qualificazione per i Giochi negli 800 stile libero. La curiosità era il crono con cui sarebbe passata. La canadese Summer McIntosh ha nuotato quest’anno in 8:11.39, Ledecky ha chiuso in 8:14.12. Un divario che rafforzerà in Ledecky il proposito di non nuotare a Parigi i 200 stile libero, per poter reggere l’assalto di una concorrenza cresciuta. Ha dato 6 secondi di distacco a Madden [8:20.71] ma è rimasta ben al di sotto del record mondiale [8:04.79]. Ha nuotato il 35esimo crono della sua carriera, il secondo più veloce dell’anno. A Parigi dovrà togliere altri secondi per battere Summer e vincere l’oro per la quarta edizione consecutiva. Michael Phelps è l’unico ad avercela fatta in una stessa gara, per lui i 200 misti: nel 2004, 2008, 2012 e 2016 |
EURO 2024
GLI EUROPEI STANNO SMONTANDO IL MITO DELL’EFFICIENZA TEDESCAIL PAESE
Non ci credono più. Gli europei non credono più al mito dell’efficienza tedesca. Ragazzi, bisogna fare qualcosa. La Deutsche Welle prende atto di un totem caduto durante questi giorni europei, quando i tifosi in visita nelle città del torneo sono “rimasti scioccati dalle difficoltà e dai ritardi dei trasporti da e per le partite. Alcuni descrivono la situazione come un incubo” ha scritto Tom Gennoy da Gelsenkirchen, la città con più problemi, quella che trasmette “un senso generale di disordine”. Deutsche Welle riferisce di aver parlato con i dipendenti della società di trasporti locale Bogestra, orgogliosi dei progressi compiuti da domenica scorsa, e poi di aver parlato anche con i tifosi, “inorriditi nel sapere che gli organizzatori consideravano un miglioramento il risultato di giovedì”.
TRAME I TIRI DA FUORI AREA
Aggiusta la palla, guarda la porta, e provaci. Anche se sei lontano. Il gol da fuori area pareva demodé. Entrare con la palla in porta era diventata un’appendice dell’idea di calcio dominante. Invece gli Europei stanno riscoprendo un gesto accantonato, dentro la cornice del recupero dell’idea del dis-possesso palla. Anche ieri la Slovenia stava per battere la Serbia senza controllare il gioco con il pallone tra i piedi. Fino al gol nei minuti di recupero di Jovic. Michael Cox su The Athletic spiega che le ragioni di queste reti da fuori sono la buona tecnica e un buon pallone.
22 GIUGNO Le scelte di Domenico Tedesco hanno pagato. Il passaggio al 3-4-3 e i quattro cambi nella formazione titolare hanno contribuito al successo che rimette il Belgio in corsa per un posto agli ottavi di finale. Un girone nel quale tutt’e quattro le squadre sono a 3 punti. Youri Tielemans ha legittimato il suo inserimento in squadra con un gol dopo 73 secondi, il più rapido nella storia della Nazionale belga in un grande torneo. Arthur Theate e Jan Vertonghen hanno stabilizzato la difesa a tre che era ancora alla ricerca di punti di riferimento. Kevin De Bruyne ha alzato il livello del gioco dopo un inizio deludente, “Jérémy Doku aveva il diavolo nel corpo” dice L’Équipe a proposito dell’elemento di spicco della nuova guardia. Elogi in Francia anche per il portiere Koen Casteels. Sam Wallace da Colonia per il Telegraph scrive un’ode a De Bruyne, “il 32enne capitano del Belgio porta ancora con sé le speranze di una generazione d’oro ormai al tramonto, ed è ancora capace di momenti meravigliosi. Ci sono state corse impetuose e sontuosi passaggi filtranti, ci sono state finte e luccichii, alla fine c’è stato anche un gol decisivo. Lui è di seta, ma anche abbastanza determinato da inseguire un lungo rinvio del portiere, scrollarsi di dosso un difensore e decidere la partita. Con il semi-pensionamento in Arabia Saudita alle porte, De Bruyne conserva una serie di attributi che possono smentire la sua età”.
Adam Hlozek della Repubblica Ceca si è visto annullare un gol per fallo di mano prima un altro fallo di mano costasse alla sua squadra un calcio di rigore contro, segnato da Georges Mikautadze per il pari della Georgia. The Athletic sottolinea che Khvicha Kvaratskhelia e Zuriko Davitashvili hanno offerto “il loro dribbling creativo e pericoloso”, ma chi colpisce nella Georgia è “Giorgi Mamardashvili, che si sta rapidamente trasformando in uno dei migliori portieri del mondo. Questa è una squadra costruita per restare compatta vicino alla propria area di rigore, prima di cercare lunghi passaggi sugli esterni per risalire il campo. Ciò significa che nelle loro azioni spesso ricorrono a misure difensive disperate. Ci sono momenti – si legge sulla rivista – in cui la Georgia può assomigliare al Newcastle di Steve Bruce, dove Allan Saint-Maximin e Miguel Almiron dovevano portare la palla per 40-50 metri. La Georgia è una squadra che non ha paura di correre rischi su entrambe le estremità del campo. Chi non conosceva abbastanza Mamardashvili lo ha scoperto in questa partita, con “il suo gioco di gambe agile, le mani forti e il coraggio dentro la sua area: lo rendono uno dei migliori portieri di questo torneo. È un portiere che mette a disagio gli attaccanti nell’uno contro uno”. L’infortunio di Schick è un duro colpo per i cechi.
| Gli spiritosi l’hanno detto subito. È un momento storico per il calcio. Lanciato verso la porta, faccia a faccia con l’ultimo uomo da superare, Cristiano Ronaldo non ha tirato. Ha rinunciato al suo quindicesimo gol in un Europeo vent’anni dopo il primo: sarebbe diventato il primo nella storia a a segnare in sei edizioni diverse. Ha fatto un’altra cosa. Ha stupito. Ha stupito uno stadio intero, un paese intero, ha fissato Altay Bayindir e lo ha ingannato passando. Ha servito a porta spalancata Bruno Fernandes. Il suo più grande rivale dentro la Nazionale portoghese. “I tifosi portoghesi, una piccola minoranza nell’incandescente stadio del Borussia, hanno iniziato a cantare il nome del cinque volte Pallone d’Oro sulle note di Seven Nation Army dei White Stripes, per dimostrare a Ronaldo che avevano apprezzato il suo gesto”. La prestazione di Ronaldo contro la Repubblica Ceca a Lipsia aveva sollevato un dibattito. Se Ronaldo non segna, cos’altro può dare alla squadra “oltre ai gesti istrionici di uno spettatore frustrato? Non pressa il portiere. Non torna indietro. Ha giocato 18 mesi in Arabia. Ha quasi 40 anni. L’intensità agli Europei, dove tanti giovani stanno venendo alla ribalta, è molto più alta. Arda Guler ha battuto il suo record ventennale diventando il più giovane marcatore degli Europei” – che futuro può esserci per un calciatore così, scrive L’Équipe. Ma quando lo hanno chiesto al cittì Martinez, quello ha replicato con un altro domanda: – Posso chiedervi una cosa?” Sapete quanti minuti ha giocato Ronaldo la scorsa stagione? Risposta: Quasi 4.000. Ma la seconda risposta, più vera, è quella di ieri “Novanta minuti ricchi di cose”, dice James Horncastle su The Athletic. Compreso l’uno contro uno con Altay Bayindir concluso con un passaggio e non un tiro in porta. Attenzione ai dettagli. È nei dettagli che si nascondono le verità. Bruno Fernandes non aveva fatto la stesso cosa con lui nello spareggio contro la Macedonia del Nord per i Mondiali, due anni e mezzo fa. Ronaldo se ne risentì, non lo nascose, la loro antipatia venne alla luce in modo chiaro. Martinez allora ha definito il gesto di Ronaldo “spettacolare” e addirittura “un momento puro di calcio portoghese da mostrare in ogni accademia giovanile del paese e nel mondo del calcio” perché questo insolito altruismo è venuto “da un vero e proprio marcatore che vive per i gol”. Forse solo Pippo Inzaghi ci avrebbe stupito di più. È per Ronaldo, del resto, che la gente invade il campo, ieri più di una volta, anche se le immagini non ce li mostrano mai. Uno ha posato per un selfie con lui, il successivo è sbucato dalle spalle di una panchina. Bernardo Silva ha fatto la parte del brontolone insofferente, dicendo che è fastidioso dover fermare ogni tanto una partita, ma questo è il prezzo da pagare per essere il giocatore più riconosciuto. Martinez ha sottolineato la competitività dentro lo spogliatoio e la profondità della squadra, suggerendo l’idea che nell’ultima partita il Portogallo possa fare turn-over, contro la Georgia. Lascerà fuori Ronaldo?
Sta vacillando il culto di Gareth Southgate, maledizione. Non che sia mai stato solidissimo, per carità, non di recente, ma i Mondiali di Russia gli avevano fatto guadagnare un credito che in Inghilterra si sta rosicchiando dalla sera della sconfitta ai rigori contro l’Italia a Wembley. Ne ha scritto Oliver Brown su Telegraph dicendo che viene voglia di lanciare un grido quando sente il citti lamentarsi di non avere un sostituto per Kalvin Phillips. “È questa la sua analisi? Abbiamo un allenatore dell’Inghilterra che può contare su giocatori che hanno vinto la Premier League e la Champions League, il capocannoniere della Bundesliga, il fulcro del gioco dell’Arsenal da 105 milioni di sterline, metà della difesa del Manchester City, eppure continua a desiderare un giocatore che non riesce nemmeno a entrare nella formazione titolare del West Ham. La preoccupazione maggiore è che questa squadra inglese sembra essere diventata troppo grande per il suo allenatore, mettendo apertamente in discussione le rigide tattiche a cui viene costretta. È stato uno shock sentire Harry Kane ammettere che non erano sicuri di come pressare. È già un segnale di ribellione? Uno che di solito non modera i suoi pensieri è Gary Lineker. Fuori dalle restrizioni dell’ora del tè della BBC, si è scatenato nel suo podcast, criticando la performance dell’Inghilterra come di merda e descrivendo Southgate come un fottutissimo essere umano impantanato in una filosofia antiquata, andare in vantaggio e chiudersi. L’argomento usato più spesso in favore di Southgate è il suo lavoro di grande guaritore, di riparatore del tempestoso rapporto tra la nazionale e i tifosi. Solo che non regge più. Nell’altra parte del campo sta vacillando pure il mito di Gary Lineker. I giocatori dell’Inghilterra hanno espresso tutto il loro sostegno al cittì dopo aver ammesso di essere stati sorpresi dalla violenza forza critiche dell’ex centravanti. Nel suo podcast The Rest Is Football ha descritto il pareggio contro la Danimarca come merda, bollando i commenti di Southgate su Kalvin Phillips come offensivi per l’intelligenza di chi li ascolta, ma soprattutto offensivi verso gli altri centrocampisti Kobbie Mainoo e Adam Wharton. Il Telegraph scrive che Southgate si è vietato di leggere, guardare, ascoltare qualunque cosa durante la fase finale, mentre Jarrod Bowen ha ammesso di essere rimasto scioccato dal linguaggio usato da Lineker.
▥ LO SPIRITO DI WEMBLEY Corriere della sera: “Il dentro o fuori e l’esperienza le forze rivali“ ➔ Paolo Tomaselli ha scritto: “La buona notizia è che non si andrà ai rigori, perché se è vero che l’Italia ha vinto l’Europeo dal dischetto, la Croazia ha passato il turno 4 volte su 4 ai Mondiali in questo modo e ha fatto due terzi e un secondo posto. L’altra notizia positiva, quindi, è che questa non è la coppa del Mondo, dove i croati si trasformano completamente. all’Italia serve lo spirito di Wembley. Se c’è ancora”. ▥ SI’, MA CHI GIOCA La Stampa: “Italia, l’ora dei cambi. Spalletti fa le prove con Fagioli e Retegui” ➔ Antonio Barillà ha scritto: “Quanto a Chiesa, un’eventuale panchina iniziale si trasformerebbe in un’opportunità per El Shaarawy o Raspadori, sempre che non avanzi Cambiaso, in quel caso con Darmian basso a sinistra e Di Lorenzo confermato. Non ricostruzioni confuse, ma soluzioni allo studio all’interno di un’Idea che la Spagna, nell’ambiente azzurro, non ridimensiona e al quale il presidente federale Gravina conferma piena fiducia” ▥ LEZIONI DI STORIA La Gazzetta dello sport: “L’Italia prepara le novità, tre cambi per qualificarci” – Con la Croazia Spalletti lancia Fagioli in regia con Barella, Retegui al centro dell’attacco. Dietro resiste Di Lorenzo, c’è Darmian per il ko di Dimarco ➔ Luigi Garlando ha scritto: “Oggi l’Italia sbarca a Lipsia, dove Napoleone subì una sconfitta decisiva per il suo tramonto storico. Non pensiamoci, calcisticamente continuiamo a essere noi i regnanti d‘Europa, anche se Gelsenkirchen sembrava Waterloo. Gli azzurri hanno serrato le fila e si sono stretti attorno al loro generale. Assicurava ieri Lorenzo Pellegrini: «Siamo tutti al 200% con Spalletti». Quando c’è bisogno di specificarlo, non è mai un buon segno” ▥ UNA QUESTIONE DI TESTA Repubblica: “Il barbiere di Iserlohn in soccorso agli azzurri” ➔ Matteo Pinci ha scritto: “A volte per allontanare un pensiero negativo bisogna solo cambiare testa. Blindati nell’hotel assediato da tifosi per cui l’italiano è il ricordo di nonni lontani, Bastoni e Frattesi, Di Lorenzo e Scamacca hanno deciso che il modo migliore per dimenticare la sconfitta con la Spagna fosse darci un taglio”. ▥ LA SCIA DI TAMBERI E SINNER La Stampa: “Quando l’Italia è alle corde. La sublime arte del riscatto”- Gli esempi di Sinner e Tamberi: se la classe non basta, si vince con l’orgoglio. ➔ Giulia Zonca ha scritto: “Il calcio relazionale poggia su regole chiare che il ct ha scritto sulla lavagna prima della partenza e sta ancora tutto lì: guardarsi, cercarsi, crederci, insistere. Ma l’Italia contro la Spagna ha scordato la personalità e di questo si è lamentato l’unico giocatore che ne è uscito indenne, Donnarumma. La nazionale di calcio, come il Paese, questo sa fare: tirarsi fuori dall’angolo. Finire spalle al muro per poi saltare, come Tamberi a 2,29 davanti al presidente della Repubblica e lui che pensa: sta figuraccia non la rimedio. Come Sinner che piuttosto di lasciare un punto rotola, lui che è un fenomeno e potrebbe aspettare la palla successiva per risolverla con la classe, comunque rotola” ▥ UNA DICHIARAZIONE DI SFIDUCIA A SPALLETTI Corriere della sera: “Il linguaggio è creativo ma da capire” – Il c.t. resta in albergo a studiare partite e appunti. La sua visione moderna non sempre facile da seguire. ➔ Fabrizio Roncone ha scritto: “Chiuso nella sua camera d’albergo, alla luce bianca di una lampada, chino sul tavolo e lì che consulta i dati della partita in cui la Spagna ci ha preso a pallate (chi ha corso di più, chi meno, il numero dei contrasti persi e dei passaggi sbagliati) e riempie fogli di frecce e cerchietti. Ogni tanto, apre uno dei suoi quaderni. I suoi famosi, preziosi quaderni. E legge. Su quegli appunti c’è la vita di un allenatore che studia. Che non si accontenta. Che non si è mai fatto bastare il puro genio tattico, il talento di vedere posizioni e binari di gioco che gli altri non vedono: Spalletti approfondisce, curiosa nel calcio altrui e lo elabora, prova a migliorare il proprio, sempre immerso in una pignoleria prossima all’ossessione. Uno schema banale lo avvilisce. Invece lo eccita inventare (tipo certe difese «rotanti» a tre e mezzo, oppure Totti falso nove, Brozovic playmaker e Lobotka bussola vivente, quando al Maradona pensavano di guardare il Napoli alla play-station) Sta cercando di stupirci anche stavolta. Qualcuno, però, inizia a soffiare critico: in azzurro non si crea, non c’è tempo“.
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TENNIS..
A PIEDI NUDI SULL’ERBA. DUE ITALIANI IN FINALE SULLA SUPERFICIE PIU’ DISTANTE
Ci sono in giro 16 giocatori che nella loro carriera hanno vinto almeno un titolo su ciascuna superficie. Novak Djokovic ha voluto esagerare e ne ha messi insieme 19 su terra, 8 su erba e 71 su cemento per un totale di 98, sei in più di Rafa Nadal [63-4-25]. La notizia è che oggi può aggiungersi alla lista un 17esimo tennista in attività, può arrivare sia da Londra sia da Halle, può essere Lorenzo Musetti o può essere Jannik Sinner, o possono essere entrambi, per portare in un giorno solo il totale mondiale a 18. Siamo nell’età della polivalenza, come fa notare Paolo Bertolucci sulla Gazzetta: “Non credo che questi risultati siano frutto di un lavoro specifico, ma penso che siano una testimonianza del valore di questi ragazzi e della loro maturazione complessiva. Fino a otto o dieci anni fa c’erano i tennisti specializzati sulla terra, quelli forti sull’erba e quelli che andavano bene indoor. Solitamente erano competitivi sulla superficie prediletta, ma pagavano dazio quando erano chiamati a esprimersi lontano dall’habitat che sentivano naturale per il loro modo di interpretare il tennis. Con la presenza contemporanea di Novak Djokovic, Roger Federer, Rafael Nadal ed Andy Murray, il giocatore è diventato “all around” , perché per restare al vertice del ranking con una concorrenza di questo livello occorreva raccogliere punti ogni settimana. Poi ognuno di loro aveva la sua superficie preferita, ma ciò non ha impedito ai quattro di vincere tornei dello Slam anche altrove. Ora le nuove generazioni stanno seguendo il solco dei grandi e i risultati dei nostri ragazzi lo stanno testimoniando. Non puoi rimanere a lungo davanti nel ranking mondiale se non raccogli punti con continuità e da tutte e parti”. Stefano Semeraro su La Stampa ha scritto: “Abituati da un secolo a investire sul mattoncino (tritato), ci scopriamo insomma giardinieri, e il merito non è solo dell’erba, che magari “non è più quella di una volta”, come recita il mantra del passatismo, ma resta comunque capricciosa e indecifrabile, proprio come sostiene Jan, semifinalista l’anno scorso a Wimbledon. Allargare la ‘season’sul verde aggiungendo una settimana fra il Roland Garros e Church Road, sicuramente ha aiutato la causa, il resto è farina del sacco azzurro”. HALLE SINNER VS HURKACZ Sinner va in campo prima di Musetti, dunque il 17esimo può essere lui. Jannik è a 12 su cemento e 1 sulla terra battuta [Umago 2022]. Il bello è che l’avversario della finale in Germania, Hubert Hurkacz, è stato l’ultimo a inserirsi nell’elenco: quando ha vinto all’Estoril pochi mesi fa sulla terra. Hurkacz ha vinto quattro partite consecutive in questa settimana con un tie-break. Può diventare a sua volta il settimo giocatore a vincere un titolo ATP senza perdere un set nel 2024, il primo ad Halle dai tempi di Federer nel 2017. Ha già battuto una volta un numero #1 al mondo, proprio qui, sull’erba di Halle: nel 2022 era Medvedev. Domani Hurkacz è già certo di tornare al #7 in classifica. È la seconda volta che trova Sinner in una finale, a tre di distanza da Miami. Sinner è 13-4 nelle finali in carriera, ma è la sua prima su erba. Sarebbe solo il secondo numero #1 del mondo a vincere il titolo ad Halle, l’altro è stato Federer. Non ci sono nomi italiani nell’albo d’oro del torneo. Contro i Top-10 su erba ha battuto Alcaraz a Wimbledon 2022, ma ha perso sembre a Wimbledon due volte da Djokovic [2022 e 2023]. Stefano Semeraro su La Stampa vede Jannik Sinner “come Alice, che in un lindo giardino vittoriano rotola nel paese delle meraviglie inseguendo un coniglio” e “sulla superficie più antica del tennis il mondo può rovesciarsi e presentarti panorami impensabili fino a poco prima
Da ATP Media E POI Jannik Sinner ha battuto Hubert Hurkacz con un doppio 7-6: 14esimo titolo in carriera, il quarto stagionale, il primo su erba. ‘O JANNIK NNAMMURATO
QUEEN’S MUSETTI VS PAUL Non ci sono precedenti. Con una vittoria Paul diventerebbe il numero 1 americano in classifica per la prima volta in carriera. Non c’è un USA che vince al Queen’s dai tempi di Sam Querrey nel 2010. Come per Sinner, anche Musetti è alla prima finale sull’erba in carriera. Gli unici italiani con un titolo su questa superficie sono Matteo Berrettini [4], Andreas Seppi e Lorenzo Sonego. E POI
DISCUSSIONI IL TENNIS VA AI GIOCHI PER TURISMO
Le Olimpiadi? Non sono il posto più adatto al tennis. È bastato che Emma Raducanu si ritirasse dalla corsa per un posto a Parigi, per spingere il Telegraph a esprimere la sua tesi. Simon Briggs, firma di punta del giornale del conservatorismo britannico, scrive che i sostenitori della linea dura ritengono i Giochi una tappa superiore per lignaggio e dignità a un torneo qualunque nel carosello del tennis, tipo Cincinnati, tipo Madrid. Rappresentare il proprio Paese è allora un dovere, “e rifiutando il servizio militare, Emma Raducanu è diventata una renitente alla leva sportiva”.
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| VITE OLIMPICHE..
LA TOMBOLA DELL’ATLETICA
Comunque sia, si trova con le spalle al muro. Ieri, sulla Place du Capitole di Tolosa, si è lasciato scappare la sesta opportunità che gli era stata offerta per superare i 5,82 richiesti. Aveva il volto cupo già in riscaldamento, prima di cominciare a 5,50, strano per un ragazzo di natura piuttosto rilassato. Sono venuti fuori tre nulli, cone l’altra sera a 5,60. «Sapevo di essere morto, mi conosco troppo bene» ha confermato ai giornalisti francesi. Non tanto perché reduce da un infortunio, ma perché scoraggiato dalle condizioni atmosferiche. Un vento difficile da domare. “Il grande Lavillenie ci sarebbe riuscito. Non quello di ieri”, ha scritto L’Équipe . «Queste sono le condizioni peggiori per me, nel contesto in cui mi trovo. Se fossi stato preparato, ce l’avrei fatta. Ma qui mi mancano completamente i punti di riferimento, ci vuole il doppio dello sforzo su tutto. Dovevo provarci. Non potevo restare a casa ad aspettare». All’età di 37 anni, Lavillenie sta testando una nuova rincorsa, 20 passi invece di 16. «È solo in gara che posso sapere se sono sulla strada giusta». Ma la strada è finita. C’è l’ultimo tratto. |
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LE MIGLIORI RÉCLAME DEL BASKET ▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔ I SASSOLINI DI NIK MELLI ➣ Tanti pensano che il pre-olimpico si ridurrà a un dentro o fuori tra Italia e Lituania, che giocherà nel secondo girone di San Juan di Portorico. «È sbagliato: in queste partite può succedere di tutto. E la squadra di casa, che affronteremo nella prima fase assieme al Bahrein, va considerata la favorita: mi aspetto un Portorico più solido di quello affrontato nel 2023 in vista del Mondiale». ➣ Ci apprestiamo di nuovo a varare una squadra carente di centimetri e chili. «È un dato di fatto, lo dicono i numeri». ➣ Ma è una scelta o una necessità? «Entrambe le cose. Da noi non vedo ancora giocatori di 2 metri e 20 che dominano sotto canestro: alla luce di questo, Pozzecco opera in un’altra direzione. Peraltro è una domanda per lui che è il c.t.». ➣ Se lo immaginava tanto baccano dopo il suo addio all’Olimpia? «Prima del baccano bisognava immaginare la separazione da Milano: io non pensavo di andare via. Prendo atto di una scelta legittima della società, mi hanno comunque fatto piacere le testimonianze di affetto che ho ricevuto». ➣ Allora lei sarebbe rimasto? «Certo. Ma le cose si fanno in due. Non è stato così. Mi dispiace che venga detto e scritto che io ho lasciato Milano. Dopo il media day successivo allo scudetto ho parlato con Ettore Messina e siamo entrati pure nel dettaglio dell’offerta che il club mi ha recapitato ad aprile, l’unica giunta in questi mesi. Ho detto: troviamoci e affrontiamo la questione; nell’Olimpia ho giocato 7-8 anni e sono il capitano, tutto questo ha un valore, no? Inoltre non è importante solo che cosa si fa, ma anche come lo si fa. L’incontro è stato positivo e propositivo. Due o tre giorni fa ho ricevuto la telefonata, durata 45 secondi, nella quale Ettore mi comunicava che la società aveva deciso di prendere un’altra direzione. Ripeto: scelta legittima, ma non mi è stato spiegato se il motivo fosse tecnico o di altra natura». [intervista di flavio vanetti, Corriere della sera] E POI L'Italia ha aperto l'avvicinamento al torneo preolimpico in Porto Rico [dal 2 luglio] con una vittoria per 79-68 sulla Georgia, ma soffrendo "per eccesso di rimbalzi in attacco concessi, ma andando poi sulle ali dei 13 punti di Danilo Gallinari e dei 12 di Achille Polonara" [Oa Sport]. Per la Georgia 17 punti del virtusino Tornike Shengelia e 12 di Goga Bitadze. Martedì seconda amichevole con la Spagna. Ma senza Nico Williams [ah ah. bella battuta]. Intanto ci sono i 12 convocati
PALAZZETTI E DINTORNI LO ZECCHINO [DELLA PALLAVOLO] D’ORO ▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔ La lunga traversata della pallavolo femminile alla ricerca di sé pare terminata. La squadra che con Mazzanti aveva fallito gli Europei e aveva mancato la qualificazione al pre-olimpico, al nono mese di cura Velasco ha vinto la Nations League in Thailandia, battendo il Giappone in finale, dopo aver superato la Polonia in semifinale. L’Italia è tornata al #1 nel ranking mondiale, nel girone a Parigi avrà per avversarie Turchia, Olanda e Repubblica Dominicana. Nelle pagelle di Stefano Villa su Oa Sport c’è un 10 per Paola Egonu, “strabordante, magistrale, immarcabile, imprendibile. Leader di un attacco dinamitardo, impeccabile nei momenti caldi, braccio rovente con una continuità disarmante”. Paola ha segnato 27 punti con il 45% in attacco e 4 muri. “Uno show di rara bellezza” dice Oa Sport. È stata votata MVP del torneo, Miriam Sylla migliore schiacciatrice, Alessia Orro miglior regista, Monica De Gennaro miglior libero. Kate Antropova ha giocato degli spezzoni, segnando comunque 3 punti. LE IMMAGINI
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RASSEGNA.
CHE COSA SI DICE IN GIRO STAMATTINAEDICOLA
Il diario di Slalom si è aperto come ogni giorno con la consueta galleria di prime pagine da tutta Europa, occupate principalmente dagli Europei di calcio.
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